SCRIPTA MANENT – 4

169

PRINCIPI ARCHANGELORUM DEPULSOR PESTILITATIS PATRONO ET TUTELARI AETERNAE GRATITUDINIS MONUMENTUM | ALPHONSUS PUCCINELLUS ARCHIEPISCOPUS 1656
AL PRINCIPE DEGLI ARCANGELI, VINCITORE DELLA PESTE, PATRONO E TUTELARE, MONUMENTO DI ETERNA GRATITUDINE. | ARCIVESCOVO ALFONSO PUCCINELLI 1656
Lapide principale del Monumento a San Michele Arcangelo, Patrono di Monte Sant’Angelo sul Gargano (Foggia), eretto in segno di gratitudine per aver allontanato la peste del 1656. La colonna con la statua di San Michele Arcangelo fu voluta dallo stesso Arcivescovo Alfonso Puccinelli, di cui è riportata la firma sul fianco assieme all’anno di dedicazione. 
Era il 1656 e in tutta l’Italia meridionale infieriva una terribile pestilenza. L’arcivescovo, non trovando alcun ostacolo umano da contrapporre all’avanzata dell’epidemia, si rivolse all’Arcangelo Michele con preghiere e digiuni. Il Pastore pensò addirittura di forzare la volontà divina lasciando nelle mani della statua di San Michele una supplica scritta a nome di tutta la Città. Ed ecco, sul far dell’alba del 22 settembre, mentre pregava in una stanza del palazzo vescovile di Monte Sant’Angelo, sentì come un terremoto e poi San Michele gli apparve in uno splendore abbagliante e gli ordinò di benedire i sassi della sua grotta, su cui sorge oggi il famoso santuario, scolpendo su di essi il segno della croce e le lettere M.A. (Michele Arcangelo). Chiunque avesse devotamente tenuto con sé quelle pietre sarebbe stato immune dalla peste. Il vescovo fece come gli era stato detto.
Ben presto la Città fu liberata dalla peste, secondo la promessa dell’Arcangelo. A perpetuo ricordo del prodigio e per eterna gratitudine, l’Arcivescovo fece innalzare un monumento a S. Michele nella piazza della Città, dove ancora oggi si trova, di fronte al balcone di quella stanza nella quale si vuole che avvenne l’apparizione, con l’iscrizione in latino su riportata. L’episodio ricorda quello analogo del 590, quando, mentre imperversava su Roma un’altra terribile pestilenza, Papa Gregorio decise di indire una solenne processione: al termine della litania, guardò in alto e, sulla cima del Castello di Crescenzo – un tempo Mausoleo di Adriano e di lì a poco Castel Sant’Angelo – vide la grande figura armata dell’Arcangelo Michele mentre asciugava la spada dal sangue e la riponeva nel fodero. La peste era finita.