Recensione – La Guardia Nazionale Repubblicana, di Stefano Fabei

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La Guardia Nazionale Repubblicana nella memoria del generale Niccolo Nicchiarelli, 1943-1945 di Stefano Fabei
Un lettore ci segnala l’uscita di un nuovo e interessante testo, scritto dal noto storico Stefano Fabei, il quale si inserisce nel panorama storiografico legato agli eventi bellici dell’ultimo conflitto mondiale. Questa recensione che ci ha allegato la condividiamo con voi. Buona lettura:
Il saggio di Stefano Fabei su La Guardia Nazionale Repubblicana nella memoria del generale Niccolo Nicchiarelli, 1943-1945 (Mursia, Milano 2020, Euro 18,00) apporta un ulteriore contributo alla storia della RSI e alle vicende, politico-militari, riguardanti l’Italia centro-settentrionale tra il 1943 e il 1945. Delle forze armate della repubblica fondata dal Duce del fascismo la Guardia fu la prima per nascita e per numero di uomini. Vi confluirono, insieme a qualche centinaio di membri della Polizia dell’Africa Italiana, 120.000 Camicie nere della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e circa 90.000 Carabinieri. Si trattava di uomini tra loro molto diversi per sentimenti politici: le Camicie nere si sentivano la guardia armata della rivoluzione fascista, mentre i Carabinieri erano in massima parte, fedeli a Casa Savoia, o almeno tali erano ritenuti. La Guardia pertanto finì per essere «un ibrido e naturalmente non riuscito connubio» per dirla con il maresciallo Graziani, ministro della Difesa della RSI. Tuttavia, agli ordini di Renato Ricci e poi di Mussolini, la GNR assolse i propri compiti, primo fra tutti il controllo del territorio.
Nella prima parte del volume, intitolata “Fascismo al crepuscolo e continuità dello Stato”, Fabei tratteggia la biografia di Niccolo Nicchiarelli e ricostruisce il contesto in cui operò nella RSI. Questo console generale che, sempre volontario, aveva combattuto con coraggio nella Milizia in Africa settentrionale, poi in Russia, al comando della legione CCNN «Tagliamento», quindi in Slovenia, alla nascita della Repubblica del Duce nel 1943 ricevette l’incarico di presentare il progetto di costituzione della Guardia, della quale dall’estate del 1944 diventò, in quanto capo di stato maggiore di Mussolini, il vicecomandante. Con tale ruolo cercò di salvare i Carabinieri dai progetti di eliminazione tentati dai tedeschi sostenuti dai fascisti intransigenti che consideravano la Benemerita fedele al re traditore. Per Nicchiarelli, invece, quest’arma, «unica forza di polizia disciplinata e tecnicamente preparata» a disposizione, doveva essere salvaguardata per presidiare il territorio nazionale dopo la fine del fascismo e garantire la continuità dello Stato, a prescindere dalla sua caratterizzazione politica. La GNR aveva assoluta necessità dei Carabinieri per assolvere i servizi d’istituto che i provenienti dalla Milizia non potevano ancora conoscere e svolgere con adeguata preparazione. Il volume, con un’appendice contenente fra l’altro il memoriale Nicchiarelli, è molto documentato e ricco di note; ha il pregio di unire il rigore storico a una chiarezza espositiva che rende piacevole la lettura. 

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