Cronache della peste. Necrologi – di A. Marcigliano

244

(tratto da www.electoradio.com)

È morto Alberto Arbasino. E, stranamente, non l’hanno attribuito al coronavirus. Un’anomalia di questi tempi… vuoi vedere che è ancora possibile morire anche d’altro? Che so, d’infarto, neoplasia, influenza… vecchiaia. Insomma come si moriva, con totale disinteresse dei media, sino a poco tempo fa.
Mentre ora, anche se ti butti dal settimo piano perché non sopporti più la coabitazione forzata con tua moglie, appena schiantato al suolo trovi qualcuno pronto con il famoso tampone… proprio quello che, da vivo, non ti hanno fatto anche se avevi la tosse… E, sicuro come il pane, ti trovano positivo, e rientri di diritto nell’elenco dei morti per pandemia che la sera Borrelli snocciola davanti alle telecamere… Il volo di sette piani, in quanto fattore secondario del decesso, viene, ovviamente, sottaciuto.
Comunque, Arbasino non l’hanno attribuito al coronavirus. Aveva novant’anni, ma l’età non conta. In contemporanea, in Spagna per altro, è morta Lucia Bosè, sogno erotico di un’intera generazione, che ne aveva solo uno di meno. E i media italiani, appena appresa la (scarna) notizia, si sono subito messi ad urlare: Covid 19!
Ma con Arbasino non hanno osato. Forse per timore che la sua, proverbiale e tagliente, ironia, li colpisse anche dall’Averno.
Perché lo scrittore di Voghera era, per eccellenza, maestro nel descrivere con acre umorismo vizi e vezzi italici. Come ha dimostrato in quel capolavoro del ‘900 che è Fratelli d’Italia. Opera da molti citata, ma ben poco letta. In primo luogo perché la, scintillante, prosa di Arbasino non è certo facile. E poi perché fa male. Ti fa vedere gli italiani per quello che sono.
Lui ne era perfettamente cosciente. Molti anni fa, recensii, per il Secolo d’Italia, la nuova edizione di Super Eliogabalo. Vincendo non poche resistenze, visto che non era certo autore amato negli ambienti della ancora nascente AN. Ed Arbasino mi scrisse. Scrisse al Secolo d’Italia. Al giornale degli ex, post fascisti che si stavano ripulendo la facciata…
Un breve biglietto. Diceva di essere restato piacevolmente stupito, perché per una volta il recensore si era davvero letto il libro. E lo aveva persino capito…
Mi piacerebbe che fosse ancora tra noi. Che potesse scrivere/descrivere da par suo questi fratelli d’Italia in maschera, che cantano dalle finestre e manco si salutano nelle strade desertiche… E, soprattutto, che ci potesse raccontare il dopo. Quando arriverà un Eliogabalo, o, probabilmente, un tiranno con minore fantasia…
Se non si fosse capito, questo è un “coccodrillo”. Strambo, certo. Ma penso che ad Arbasino, forse, non dispiacerà.
Andrea Marcigliano