Non solo cristiani fra i “medici eroi”: anche i musulmani italiani sul fronte coronavirus

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Non c’è distinzione nell’eroismo e nel dono disinteressato della propria vita. In tutto il mondo, persone di tutte le fedi, stanno combattendo questo virus, subdolo e infame. Ma, vale la pena raccontare, a una nazione troppo spesso confusa quando non ignorante, che c’è una Italia “musulmana” che sta facendo la sua parte. Sono le storie dei tanti medici di fede islamica che vivono nel nostro Paese e stanno combattendo nei nostri ospedali.  Nell’elenco dei caduti in camice bianco ci sono, infatti, medici musulmani morti perché contagiati dal Coronavirus mentre aiutavano sul campo, come a Brescia Piacenza. Medici che, a causa della situazione, non possono neanche avere la certezza di essere sepolti in cimiteri islamici, eppure, faccia rivolta al nemico, vanno esattamente dove si combatte. Lo fanno anche se non sono di nazionalità italiana, pronti ad aiutare italiani in difficoltà. Come l’esempio dei medici cinesicubani e russi ci esorta a comprendere, pur nelle differenze etniche e nazionali, che esistono e restano, mai come in questo momento vale la massima evoliana del “la mia patria è dove si combatte per la mia idea“, anche a costo della vita. E non è un implicito elogio del meltin’pot, attenzione, ma di quella visione universale che solo chi ha fede in più alti principi, espressi nel dono e nel sacrificio, può comprendere.

(www.tpi.it)- Coronavirus, il dramma dei medici musulmani morti aiutando l’Italia.

di Lara Tomasetta

“Mi è stata segnalata una situazione drammatica nel comune di Pisogne in provincia di Brescia, dove una famiglia musulmana è costretta a stare nella propria abitazione da una settimana con la madre, morta il 18 marzo, chiusa in una bara in casa. Questo perché il comune di Pisogne è privo di un’area di sepoltura per musulmani, di cui invece è dotato il comune di Brescia, ma che non autorizza la sepoltura” lo dichiara a TPI Yassine Lafram, presidente dell’UCOII, l’Unione delle Comunita Islamiche d’Italia.

“È allucinante l’accaduto, sono scioccato da questo notizia e spero che le autorità competenti si muovano al più presto per permettere una degna sepoltura a questa donna. Questa emergenza che stiamo vivendo tutti non deve costringerci, quando possiamo, a trascurare l’umanità che è l’essenza della nostra società”, commenta Lafram.

L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia si era già attivata nei giorni scorsi chiedendo un intervento da parte del governo e dell’ANCI, per poter agevolare la sepoltura dei defunti musulmani nei cimiteri islamici già esistenti anche se provenienti da altre province o regioni.

I medici musulmani morti contagiati: “nessuna degna sepoltura per loro”

“Continuiamo a ricevere quotidianamente segnalazioni di diversi casi di musulmani morti durante questa emergenza, tra questi anche medici contagiati mentre prestavano servizio per salvare tutti noi. L’UCOII si dice preoccupata per l’emergenza che si sta generando, spesso per incuranza e mancata attenzione nei confronti della numerosa comunità islamica italiana”.

Quella che ci racconta Lafram è una storia che ha dell’incredibile: “Non ci permettono di seppellire qui le salme dei musulmani che non sono residenti nei comuni dove esistono cimiteri islamici. Prima dell’emergenza Coronavirus, quando per una salma non si trovava dove seppellirla, la si mandava in un Paese musulmano. Ci appelliamo al governo, c’è una mancanza di volontà politica”.

Esistono eroi che sono morti sul campo ma dei quali nessuno parla, TPI ricorda anche i loro nomi.

“Ci sono medici musulmani morti perché contagiati dal Coronavirus mentre aiutavano sul campo. Uno di Brescia e uno di Piacenza. Uno è stato sepolto a Brescia e l’altro a Manerbio, in un cimitero non islamico. Non si trovava un cimitero dove seppellirlo e piuttosto che tenere la salma in giro, la famiglia ha ceduto. Uno di origine siriana e uno di origine giordana-palestinese”.

“Un altro caro amico e medico dentista siriano vittima del nuovo Coronavirus. Abdulghani Makki di Aleppo, dentista molto ben conosciuto nelle Marche. Educato, sensibile, di vasta cultura. Poi c’è il dottor Tahsin Khrisat . Aveva 81 anni ed era in pensione. Si era offerto volontario. Anche lui morto contagiato per il Coronavirus”, racconta Yassine Lafram.

E il dottor Abdel Sattar Airoud, veniva da Aleppo, la città delle bombe e dei missili. Aveva studiato medicina a Bologna e si era specializzato in oncologia a Genova. Anche in pensione non si era tolto il camice. Così stava aiutando nella clinica Villa Verde. Poi la chiamata a Podenzano, in provincia di Piacenza, “un uomo sta male”. E lui è corso. Quell’uomo aveva il Coronavirus. Abdel Sattar Airoud se ne è andato in 10 giorni.