“Ce la faremooo”? Sì, sempre che prima l’Italia non esploda.

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L’istinto di conservazione, la paura, e l’inevitabile trascinamento nel clima psichico generale, hanno determinato una reazione collettiva all’insegna della “resistenza”. Barricati in casa, costretti agli “arresti domiciliari” causa Coronavirus, gli italiani (e, anche per emulazione, il mondo tutto) stanno ingegnandosi per resistere a questa condizione, cercando anche di esorcizzare la paura in tutti i modi possibili  (vedasi i vari spettacoli coordinati ai balconi, tra cui il virale “Ce la faremooo!” con l’uomo che applaude al nulla che diventa una star del web).
Già da qualche giorno, però, i balconi si sono svuotati e alle 18.00 vige regolarmente un assordante silenzio. Dove sono le folle urlanti? Dove sono i tricolori svolazzanti e gli striscioni fatti in casa? Finiti. Gli applausi ai medici e alle forze dell’ordine? Uno sbiadito ricordo. Già, esauriti sotto i colpi inesorabili del conto in banca che si prosciuga, dell’ansia che sale, della noia che sta sopraffacendo chiunque, avendo ormai esaurito la sua dose di Netflix e pulizie domestiche. Cosa resta? La rabbia che, neanche troppo lentamente, va montando. Ed ecco che a Bari, Palermo e ora Napoli, si registrano le prime avvisaglie di quella insofferenza. Banche e supermercati iniziano a polarizzare la frustrazione degli italiani che, soprattutto al Sud, sono i primi a subire sulla loro pelle le conseguenze economiche della paralisi del Paese. 

(www.ilmattino.it) – Coronavirus a Napoli, rischio rapine e assalti: supermercati blindati

di Giuseppe Crimaldi

File chilometriche ai supermercati.Gente che si accalca anche all’esterno di farmacie e alimentari. Misure di sicurezza per tutelare l’ordine pubblico raddoppiate, con forze dell’ordine in divisa e soprattutto in borghese anche all’esterno degli esercizi commerciali. Scocca l’ora della grande paura: quella che si accavalla al terrore del contagio e che guarda ad un’altra bomba pronta ad esplodere, purtroppo: la miccia di un’emergenza sociale che tocca soprattutto le fasce più deboli della società brucia facendosi di ora in ora, di giorno in giorno, sempre più corta. Il tutto mentre a Napoli spuntano falsi manifesti che invitano ad aprire le porte delle case a “controlli” mai disposti dal Viminale.

Per quanto calcolato, il rischio legati a disordini e razzie si compone di tante incognite. La verità è che i soldi – per migliaia di famiglie residenti in un’area metropolitana già afflitta da disagi economici ed occupazionali fortissimi – stanno per finire. O sono già finiti. E Napoli è una polveriera pronta ad esplodere.
Ieri, complice anche il bel tempo dopo i giorni di freddo e pioggia, c’era ancora molta gente per strada. Dalla zona collinare al centro storico, file lunghissime e ordinate – salvo rare eccezioni – all’esterno dei negozi di alimentari, macellerie, ortofrutta e farmacie. Poca calca anche agli ingressi e sulle banchine delle metropolitane. All’esterno del Decathlon di via Arenaccia c’è chi ha atteso anche un’ora prima di poter riempire il carrello di spesa. Ma la sensazione che siano in tanti a cominciare a fare scorte alimentari è palpabile.

Prefettura e forze dell’ordine hanno elevato il livello di attenzione su tutti i fenomeni correlabili a situazioni di panico generale e ruberie. Polizia, carabinieri, finanzieri e agenti della Municipale sorvegliano – seppur per ora con discrezione – questo andirivieni sul filo casa-supermercati-negozi-tabaccherie-casa. D’altronde i segnali arrivati due giorni fa da Palermo – dove la Questura è stata costretta a blindare letteralmente proprio gli ipermercati, dopo i segnali di rivolta di alcuni cittadini infuriati – non possono essere sottovalutati. E i tutori dell’ordine pubblico hanno ben chiaro quel tam tam che comincia a diffondersi anche in alcune aree della popolazione: tra i vicoli del centro storico (ma non solo lì), il passaparola dell’insofferenza prossima a degenerare in protesta aperta non viene sottovalutato. Per questo in campo sono scesi anche i servizi di sicurezza.

E mentre si susseguono denunce e sanzioni, arriva un altro pericolo. Lo sciacallaggio, che ieri a Napoli ha assunto le forme di un manifestino affisso sotto decine di palazzi e condomìni: un foglio che reca le insegne del Ministero dell’Interno – un falso – che preannuncia la visita in casa di agenti della Polizia di Stato. Una diavoleria ideata per avere accesso nelle case proprie e altrui certamente legato alle attività criminali e alle truffe che trovano nel difficile momento terreno fertile. Immediata la smentita della Questura: «In alcuni condomìni di Napoli sono stati affissi degli avvisi in cui compare l’intestazione “Ministero dell’Interno- Dipartimento della Pubblica Sicurezza” con cui si preannunciano controlli nelle abitazioni. Si tratta di un tentativo di truffa, dal momento che non è stato predisposto alcun documento di questo tipo». La Questura – che sul fatto sta indagando raccogliendo anche immagini di videosorveglianza per risalire agli autori – raccomanda «di non aprire la porta di casa a persone sconosciute e, in caso di dubbi, si invita a contattare subito i numeri di emergenza delle forze dell’ordine»