Grazie al corona virus e allo smart working, saremo tutti “schiavi digitali”

288
L’uomo contemporaneo, afflitto dalla paura di un contagio che gli viene presentato come inevitabile e strisciante, in grado di protrarsi in un orizzonte indefinito, reagisce come può. Ma quel che è interessante notare è che l’uomo, in questa situazione, più che appellarsi ai Santi o a chissà cos’altro, si appella alla “normalità“. All’uomo manca la sua dose quotidiana di “normalità”, fatta cioè di calcio, aperitivi, sport, etc. ma, in particolare gli manca il suo lavoro! Perché, diciamoci la verità: quanto ci manca il “nostro amato/odiato lavoro” in questo periodo? Eppure eravamo sempre pronti a criticare il nostro capo o quel collega, la macchinetta del caffè sempre rotta o quei monitor che tanto ci stancano la vista a fine giornata. Ora che manchi questa “normalità” è in parte legittimo, perché la vita ordinaria è fatta anche e soprattutto della vita di tutti i giorni. Ma, cos’è (davvero) questa normalità e se valga veramente la pena di bramare di tornarci, questo se lo chiedono in pochi, forse quasi nessuno…
Invece in molti, moltissimi, pur di mantenersi attivi hanno di buon grado accettato lo “smart working“, quando non gli era già stato imposto all’interno della propria azienda dal dogma della “business continuity” tempo addietro, potendo così ipotizzare la gestione di situazioni di emergenza come quella in corso. Tutte le attività non-manuali, infatti, sono di fatto continuate come se nulla fosse, grazie alla possibilità di portare a casa propria il proprio ufficio (virtuale). Ma, tutto questo creerà delle conseguenze epocali nel modo di lavorare, eppure nessuno sta riflettendoci. Il corona virus, infatti, non sta solo distruggendo vite ed economie, ma sta cambiando molti dei paradigmi e delle certezze su cui è fondata l’attuale società e la sua organizzazione (ancora un pò “fordista” del lavoro).
Stiamo assistendo, infatti, al definitivo passaggio culturale del lavoro da analogico a digitale, e tutto questo in una manciata di settimane. Per fare un esempio, se solo un mese fa avessimo ipotizzato che tutte le lezioni degli studenti italiani si sarebbero sviluppate in remoto e con internet, saremmo stati presi per matti: oggi è realtà (anche se il sistema zoppica ancora un po’). L’evoluzione tecnologica fa balzi da gigante, come una tigre che avanza lenta ma fa poi grandi ed improvvisi balzi in avanti come in questo caso. Tanto che l’uso della rete è, di fatto, l’unica alternativa per portare avanti il lavoro, e chi ne è fuori viene automaticamente escluso (per es. i bambini che non hanno internet o pc a casa, ma anche i lavoratori che si trovano in queste condizioni).
La iper-digitalizzazione e la iper-connessione del lavoro, sempre più “fluido” e invasivo, sta già portando ad una misura del lavoro non più “a cottimo” ma a “prestazione”, scientificamente misurabile dal datore di lavoro con l’analisi del numero di email, il log-in/out negli applicativi aziendali, indici di performance legati all’evasione di pratiche gestionali caricate in applicativi aziendali, numero di telefonate (loro durata e tutta una serie di indici di valutazione biometrica di queste che saranno registrate e catalogate per misurare la qualità del servizio). Addirittura, è già una realtà la verifica della presenza fisica del lavoratore davanti al pc, mediante un sistema di monitoraggio con fotografie scattate randomicamente ogni tot minuti al lavoratore seduto davanti al pc. No, non è uno scherzo, è la realtà che stiamo già vivendo oggi.

(www.businessinsider.com) – Employees at home are being photographed every 5 minutes by an always-on video service to ensure they’re actually working — and the service is seeing a rapid expansion since the coronavirus outbreak.

di Aaron Holmes

Working from home can make it feel like managers have less direct supervision over workers. But an always-on video-conference tool changes that by automatically snapping webcam pictures of employees every few minutes.

Companies across the world have been forced to abandon offices in favor of working from home in recent weeks to try to slow the spread of coronavirus, which has sickened more than 39,000 people in the US alone.

In order to keep productivity high while working remotely, some companies are turning to tools like Sneek. The software features a “wall of faces” for each office, which stays on throughout the workday and features constantly-updating photos of workers taken through their laptop camera every one to five minutes.

Sneek’s user base has rapidly expanded in recent weeks as companies transition en masse to work-from home — signups have increased tenfold in in the past few weeks, cofounder Del Currie told Business Insider. It has over 10,000 users and boasts clients including Lego, Fred Perry, and GoFish digital.

The software’s interface lets people set their webcam to automatically photograph them every one or five minutes, depending on how frequently they want their image to update (or how frequently their boss requires it).