Guénon, Israele e i segni dei tempi

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a cura della Redazione di Azione Tradizionale
Fa quasi sorridere scoprire che la fine del mondo secondo René Guénon (Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, cap. 21. Caino e Abele e cap. 23 Il tempo mutato in spazio) sia da associare anche al Sionismo e alla costituzione dello Stato di Israele.
Eppure non è uno scherzo e se riuscissimo a volte a toglierci gli occhiali della nostra misera vita ordinaria forse ci renderemmo conto di quanto gli episodi e gli accadimenti dell’ultimo ciclo debbano considerarsi tutti veri e propri «segni dei tempi ultimi».
La fine del mondo – o meglio la fine di questo mondo – corrisponde metafisicamente al momento «intemporale» in cui il tempo avrà divorato tutto lo spazio e istantaneamente il tempo si sarà mutato in spazio. La discesa e la caduta – il mito della decadenza – rappresentano l’allontanamento apparente dal centro, apparente perché è lo scorrere del tempo che ci allontana dal «centro del mondo» – il «Paradiso terrestre» – allontanamento che sembra esser anche spaziale ma che in realtà è solo temporale. E ciò perché il centro appunto «non ha mai cessato di essere al centro di ogni cosa». Il tempo divora lo spazio in rapida successione sino ai «tempi ultimi». Si tratta di «tempi ultimi» – e non di «spazi ultimi» – in quanto il tempo divoratore finirà per divorare se stesso e «quando tutto sembrerà perduto tutto sarà salvato», ovvero quando sembrerà che il tempo abbia divorato tutto lo spazio sarà lo spazio a prendere il posto del tempo. Ecco che alla «fine del mondo» si realizzerà spazialmente la «Gerusalemme celeste», che corrisponde all’estremo temporalmente opposto del «Paradiso terrestre».
Caino e Abele, mosaico nel duomo di MonrealeCaino e Abele, mosaico nel duomo di Monreale
Un episodio biblico ci racconta per immagini il procedere della «solidificazione» per il tramite dell’accelerazione del tempo a discapito dello spazio. Si tratta del racconto biblico di Caino e Abele. Il primo agricoltore e sedentario, il secondo pastore e nomade. L’uccisione di Abele rappresenta la sostituzione del nomadismo di quest’ultimo con il sedentarismo di Caino. Mentre Abele – nomade – che vive ed erra nello spazio si modifica incessantemente con il tempo; Caino – sedentario – che lavora per il tempo si stabilisce nello spazio. «Le opere dei popoli sedentari possono esser dette opere del tempo: costretti nello spazio in un campo strettamente limitato, essi sviluppano la loro attività in una continuità temporale che appare loro indefinita. All’opposto, i popoli nomadi e pastori non edificano nulla di durevole, e non lavorano in vista di un avvenire che sfugge loro; ma hanno davanti a sé lo spazio, il quale non oppone nessuna limitazione, aprendo loro, al contrario, costantemente nuove possibilità». L’uccisione di Abele da parte di Caino rappresenta storicamente l’assorbimento dei nomadi nei sedentarimetafisicamente il divoramento del tempo a discapito dello spazio. Alla fine del ciclo, sempre per la tradizione ebraica, vi sarà la rivincita di Abele su Caino, ovvero dello spazio sul tempo. Ecco che proprio «quando tutto sembrerà perduto tutto sarà salvato».
Si tratta di un simbolismo biblico che richiama la «solidificazione» come testimoniata dalla Thorah ebraica che si ricollega al tipo di legge dei popoli nomadi: fino ai tempi di Davide e di Salomone, quando il Tempio di Gerusalemme fu ricostruito, Israele fu nomade e riprese ad esserlo quando esso fu distrutto nuovamente. Infatti la «fissazione del popolo ebraico dipendeva d’altronde essenzialmente dall’esistenza stessa del Tempio di Gerusalemme; distrutto questo, il nomadismo ricompare sotto la forma speciale della ‘dispersione’»[1].
Si tratta di uno degli aspetti della «solidificazione», cioè del tempo che divora lo spazio: in un mondo dove la «rapidità» di comunicazione ha come contrappeso crescenti ostacoli alla «libertà» di comunicazione («spesso è praticamente impossibile passare da un paese all’altro, ed in ogni caso ciò è diventato certamente molto più difficile che ai tempi in cui non esisteva nessun mezzo meccanico di trasporto»), «non c’è più posto per i popoli nomadi», in quanto essi non riescono a trovare di fronte a sé nessuno spazio libero, e non è un caso che proprio in quest’era vengano «fatti sforzi di ogni genere per ridurli a vita sedentaria, cosicché anche sotto questo aspetto non sembra più lontano il momento in cui ‘la ruota cesserà di girare’».
E la «ruota cesserà di girare» proprio quando, come si è visto, il tempo definitivamente divorerà tutto lo spazio e finanche se stesso tramutandosi in spazio, quando tutta l’umanità, cioè, sarà definitivamente sedentaria compresi i popoli tradizionalmente nomadi: e «a questo proposito – ammonisce Guénon – si possono citare quali esempi particolarmente significativi i progetti sionisti nei riguardi degli Ebrei» (sic!).
Nota
[1] È interessante notare che: 1) secondo la tradizione ebraica la prima città fu fondata dallo stesso Caino; 2) per costruire il Tempio di Gerusalemme gli ebrei furono costretti a far ricorso a operai stranieri non conoscendo le arti e i mestieri che convengono propriamente ai sedentari; 3) anzi queste arti sono ancora oggetto di riprovazione da parte della tradizione ebraica, quali la costruzione e la metallurgia; e 4) l’utilizzazione dei minerali per la costruzione e la metallurgia vengono fatti risalire proprio a Tubalcain, discendente diretto di Caino.