I videogames non sono trincea, non sono terapia!

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Lo sbandamento generale causato dall’attuale emergenza sanitaria è il campo di prova nel quale i fautori del “progresso” più esasperato collaudano nuovi strumenti di suggestione e di controllo. Strumenti che non si fanno scrupoli ad attentare non solo ad una concezione sana e ordinata della vita, ormai calpestata, ma anche ai più basilari principi di onestà intellettuale.
Colpiscono, così, le recenti esternazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la quale – pochi giorni fa – è giunta a dichiarare che il gaming online avrebbe persino una funzione “terapeutica” nel corso dell’attuale periodo di quarantena, soprattutto per le fasce più giovani della popolazione. Sì, avete letto bene: il maggiore organismo globale in materia sanitaria raccomanda ai bambini e agli adolescenti chiusi in casa di darsi non ad abitudini alimentari sane, a letture, a sviluppare i contatti sociali, ma di rinchiudersi in se stessi davanti a uno schermo.
La catatonia come vaccino a ogni pensiero. Il vivere quotidiano che arretra, le relazioni umane che si disgregano. Il tutto, in favore di un individuo isolato, preda del marketing e delle suggestioni ipertecnologiche, votato a sprecare il tempo nella maniera più vana possibile: da solo, ma circondato dal rumore artificiale di una consolle perennemente accesa, che gli consente di “interagire” a distanza solamente con alienati altrettanto perduti.
Ma di quale “guarigione” stiamo parlando? “Vaccino” contro cosa? Forse contro la solitudine, contro quel fare i conti con se stessi che in una società guardona ed invasiva sta diventando sempre più impossibile. Come se ci si potesse annoiare coltivando la propria parte superiore, trascorrendo il tempo con i propri cari, magari ascoltando i propri nonni che, fra pochi anni, non ci saranno più.
Invece ci vogliono soli, vogliono che i nostri genitori non ci riconoscano più, vogliono che i nostri nonni trascorrano l’ultima stagione della propria vita a rimpiangerci bambini, quando ancora prestavamo ascolto ai racconti della loro vita. E i libri non sanno più quale sia il tocco della nostra mano né lo scorrere dei nostri occhi sulle pagine.
E ci parlano di “trincea”, come se si potesse infangare quel mondo di fango e coraggio ormai centenario con la belante comodità di oggi, come se tanti sguardi nobilissimi si fossero spenti sul fondo di una buca per poter essere stolidamente paragonati, un giorno, alla gente da divano, alla gente da aperitivo, alla massa da serie TV che si dispera se WhatsApp non funziona per un giorno.
Ma quale vaccino, ma quale trincea. Per chi ha un briciolo di consapevolezza, questi paragoni fanno rabbrividire. Fanno tremare i polsi e incitano all’azione. Vaccinatevi voi, contro il mondo moderno. Costruitela voi, la vostra trincea, ma senza schermi a led: la trincea vera contro chi ci vuole pecore alienate.