Sole24Ore (e non solo) e quel gusto macabro per la conta dei morti: perché

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a cura della Redazione di Azione Tradizionale
Una delle caratteristiche peculiari di questa emergenza da corona virus, del tutto inedita rispetto alle grandi catastrofi che l’hanno preceduta nella storia dell’umanità, è il gusto (morboso) per la conta delle vittime, dei contagiati, di quelli in terapia intensiva, etc. Oltre al cattivo gusto di incasellare persone che muoiono o soffrono dentro cifre e tabelle, vien da chiedersi quanto questo dato in “real time” giovi al diritto all’informazione o non alimenti, invece, un malessere psichico collettivo che funge da cassa di risonanza perpetua per una alterazione dello stato emotivo generale. Chi potrebbe giovare di tale stato di alterazione perpetua, è presto detto: chi ci governa.
Per quanto ci riguarda, oltre che per i motivi di cui sopra, dei numeri e delle statistiche non siamo affatto dei fanatici, anzi. Eppure, rispettabilissimi giornali come “Il Sole 24 Ore” (e non solo), offrono siti di aggiornamento minuto-per-minuto del contagio e dei morti annessi . Ma quel che è più odioso è il gusto quasi pornografico che si è diffuso di guardare, morbosamente, ai numeri del contagio, a cui però non fa il pari una altrettanto diffusa attenzione verso i numeri, terribili, della “normalità” che precedeva la diffusione dell’epidemia. Se, infatti, guardassimo alle statistiche italiane dei morti per incidenti stradali (prima causa di morte per gli under30), a quelli di overdose o le morti bianche sul lavoro, oppure alle statistiche sulla disoccupazione, saremmo davvero così convinti di voler tornare alla “normalità”?
Probabilmente, no, ci terremo ben stretta la quarantena che – se non altro – ha l’inevitabile merito di aver quasi azzerato quelle statistiche (ad eccezione della disoccupazione…). 
Eppure la statistica distrae, condiziona, anzi, evoca una percezione collettiva del tutto slegata dalla realtà (quella vera), rendendo qualunque dato e qualunque fatto manipolabile, malleabile, duttile. E’ questo uno dei segni di quel “regno della quantità” magnificamente descritto da René Guénon  e che stiamo vivendo in questi giorni, sempre che riusciremo a destarci dal torpore in cui vogliono relegarci fino a nuovo ordine.