Letto da un militante – Oltre il maschio debole

467

Trascorse ormai diverse settimane dall’inizio della quarantena che ci costringe in casa da altrettanto tempo, inevitabile è la sensazione, di abitudine rispetto alla routine quotidiana che ne deriva.
Senza doverlo ulteriormente ripetere, come se vi ci ritrovassimo da soli due giorni, è in queste occasioni che il lavoro di introspezione personale e le letture di formazione necessitano di prendere quello spazio che la frenetica quotidianità della scuola, dell’università o del lavoro spesso ci sottrae.
In quest’ottica, Oltre il maschio debole”, di Roberto Giacomelli, edito da Passaggio al Bosco, sembra cadere a pennello, andando a coprire un ruolo che pochi altri testi riuscirebbero a coprire.
Analizzando la condizione in cui oggi riversa l’uomo, descritta in senso ampio come “un disagio – che in realtà – colpisce tutto il mondo moderno, precipitato in una crisi che ad oggi sembra essere irreversibile, […] un vuoto angoscioso delle coscienze che riguarda tutti coloro che vivono nella società desacralizzata della postmodernità…”, le pagine scorrono declinando ciò negli innumerevoli esempi della triste e vuota vita quotidiana dell’individuo nel XXI secolo.
Dall’incapacità di mantenere un solido e limpido rapporto col nucleo familiare, quest’ultimo a sua volta privato della sua funzione di primo anello di una altrettanto sfaldata comunità nazionale, fino alle frettolose cene da fast-food ordinate online per non perdersi la serie tv del momento, passando per la perdita di ogni certezza (teorie gender, nazioni relegate a meri spazi sulle cartine geografiche ecc.) e punti di riferimento più alti.
È questa la “vita” dell’uomo atomizzato, la cui routine è scandita dalle esigenze di profitto di una multinazionale oltreoceano e il cui “eroe” è il protagonista su uno schermo.
Il valore aggiunto, se così possiamo definirlo, che abbiamo riscontrato leggendo “Oltre il maschio debole” è proprio il fatto di averlo fatto durante questi giorni di “reclusione”.
È il senso di noia creato dalla quarantena, infatti, che spesso potrebbe tentarci a trascorrere le giornate all’insegna di quanto di più futile e sovversivo possa offrirci la modernitá ben condannata e descritta nelle pagine del libro.
Troviamo quindi un’ottimo strumento di critica, la quale però dev’essere diretta, prima che verso l’esterno, nella direzione di una messa in discussione di noi stessi, domandandoci quanto siamo vicini o lontani rispetto a determinati atteggiamenti o abitudini. E questo necessario guardarsi allo specchio darà frutti se svolto con una attitudine di semplicità, libero da autocommiserazioni, da un lato, e dalle pronte autoassoluzioni, dall’altro. Occorre essere, per dirla con Evola, più giudici, e meno avvocati di noi stessi, se vogliamo rivoluzionare noi stessi ed il mondo che ci circonda. 
Così facendo, nobilitando ed incanalando la quarantena, potremmo uscire nuovamente di casa con le anime ancora più armate, con un sasso in meno ad appesantire il passo e con una freccia in più da scagliare contro un mondo che sembra farsi ancora più spietato, ancora più buio. 
Se prima vagavamo nella nebbia, aspettiamoci le tenebre: ma sconfitto il Maschio Debole in noi, nulla queste potranno sull’Uomo Luminoso e Guerriero.