CODREANU OGGI – attualità politica dell’esempio della Legione – 26

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Alle Fondamenta della Sede Legionaria
Nella circolare del 1 luglio 1937 (Circolari e Manifesti, di C. Z. Codreanu – ed. All’Insegna del Veltro) Codreanu dà notizia che una pietra prelevata dall’antica città romana di Civitas Tropaensium, dove sorge un monumento dedicato ai caduti in battaglia, è stata murata nelle fondamenta della sede legionaria a simbolo dell’unione indissolubile tra i legionari romani e i legionari romeni.
Queste brevi righe ci forniscono l’occasione per un approfondimento su una delle pagine più importanti nella definizione dell’identità romena e del suo legame d’origine con l’Impero Romano.
A circa 200 km da Bucarest, nel distretto di Costanza, sorgeva la città romana di Civitas Tropaensium oggi denominata Adamclisi (nome che deriva dalle parole romene Adam Kilisse, letteralmente chiesa dell’uomo). La civitas prendeva il suo nome dal colossale monumento Tropaeum Traiani (Trofeo di Traiano) fatto erigere nel 109 d.C. dall’Imperatore Traiano per commemorare la vittoria sui Daci.
I primi coloni furono i veterani delle guerre daciche e la città, intorno al 200 d.C., divenne il più importante insediamento romano della regione della Scizia Minore (oggi Dobrugia) tanto da meritare il rango di municipio, sotto l’imperatore Marco Aurelio. In seguito, la città venne distrutta dai Goti e ricostruita sotto gli imperatori Giovio Licinio e Costantino I, migliorandone le mura difensive. E’ di quest’epoca l’epigrafe sulla porta orientale che recita “ad confirmandam limitis tutelam” (a conferma della tutela dei confini). Le poderosa mura protessero la città fino al sacco degli Avari nel 587, data che ne segnò il declino.
Durante la dominazione ottomana i turchi fondarono qui un villaggio e vi restarono fino al 1878 quando l’intera regione della Dobrugia fu attribuita alla Romania e ripopolata da romeni provenienti dalla Transilvania.
Sui libri di storia la piccola città di Adamclisi è legata alla decisiva battaglia combattuta nell’inverno del 101 d.C. tra l’Impero Romano e il regno dei Daci, nel contesto più ampio della guerra di conquista della Dacia le cui gesta vengono celebrate dai rilievi dell’imponente Colonna Traiana, a Roma. A seguito della vittoria dei romani, il Re dacico Decebalo dovette chiedere a Traiano una tregua che costò la cessione ai romani dei territori da loro occupati e il pagamento di un risarcimento in termini di armi e macchine da guerra. Dopo un breve periodo di pace, nel 105 e 106 d.C., Traiano completò la conquista della Dacia e fece erigere il Tropaeum Traiani in onore a Marte Ultore (il vendicatore) su una collina che dominava l’incrocio delle due principali vie di collegamento tra il Danubio e le città dell’interno. La sommità del tetto del monumento è sormontata da una corazza con due scudi appesi ad un tronco d’albero. L’opera, progettata da Apollodoro di Damasco (lo stesso architetto della Colonna Traiana e del Ponte di Traiano, sul Danubio, che fu per più di 1000 anni il più lungo ponte ad arcate al mondo), venne ristrutturata nel 1977 mantenendo fedeltà all’originale considerato il “certificato di nascita, in pietra, del popolo romeno.
Il militante di oggi e di domani sappia riconoscere i simboli perché racchiudono un significato ancestrale e un potere intrinseco evocato dagli uomini che hanno compiuto sacrifici (da sacrum facere) per onorare la devozione ad una Fede e ad un Principio, rappresentato ieri, come nel caso del Tropaeum Traiani, dall’Impero Romano.