La borghesia ai tempi del Coronavirus

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Il corriere della sera ha pubblicato recentemente un articolo/intervista dal titolo “In questi pochi metri quadrati trovo pace. E comincio a volermi bene” .  Noi non possiamo, non potremo e non accetteremo mai questo tipo di approccio e di risposta. Non vogliamo denigrare l’importanza del focolare domestico (quello vero) o le gioie di una vita familiare sana, consapevole e ritmata secondo natura, sia chiaro; ma nella sua semplicità di quiescenza e passività ciò che leggiamo direttamente in questo testo e quello che si intuisce tra le righe ci fa rigetto. Nel 1941 un agile e tagliente scritto della Scuola di Mistica Fascista faceva a pezzi la vita borghese, con alcuni passi estrapolati da quel libro vogliamo commentare questo scritto e in parte la situazione che stiamo vivendo.
Da Il Borghese” di Salvatore Gatto:
«Il borghese vive nella casa. La casa è il suo impero: dentro di essa egli si sente, chiuse le porte e serrate le finestre, re e dio ad un tempo. Vi si rinchiude ogni giorno di più: il vento della vita non lo trascina e non lo smuove.
Dorme nei letti morbidi e soffici. Ha dimenticato che la casa è soltanto una parentesi di riposo.
Non ama la tenda e il pagliericcio. Non ama la capanna e la terra dura. Non ama la cuccetta e il seggiolino del pilota. Non aspira ad essere legionario e soldato. Non è un navigatore: egli si tiene a riva.
Il borghese vive in branco: fa parte di un gregge. La sua casa è sempre in un agglomerato di case: raramente la si trova isolata nelle campagne e sperduta. Ha bisogno di sentirsi difeso, di sapere che intorno a lui vi sono cento, mille, diecimila uomini, pronti a battersi e a difenderlo. Il borghese tende a urbanizzarsi: ritiene che nelle città possa soddisfare il maggior numero di bisogni materiali con la minima fatica e responsabilità.
La casa è per lui come il guscio per la lumaca. Egli dimentica le sue origini. Non ricorda più la stalla dove e nato Cristo e lo strame sul quale si stese Maria permeata dalla Divina scintilla.
Il borghese è convinto che la casa e il letto siano nati con lui, come una parte del suo corpo.
In ogni casa, con i suoi mille tentacoli, è annidata la peste della borghesia.
La casa è il tempio del borghese: egli sa bene che fuori gli ridono in faccia. Dentro le quattro mura egli pontifica e la sua parola è il verbo. Sogna di avere sempre un gran pubblico: il suo pubblico è la serva.
Il borghese è un troglodita, una talpa, un parassita. 
Il borghese si adatta. Nessun animale è più domestico e più addomesticabile del borghese. Per lui l’adattamento è lo spirito di conservazione. Egli è l’empirico puro: accetta lo stato di fatto bruto e non si pone dei perché. La sua regola è il pressapochismo. Non è mai audace. 
La sua malattia classica è l’acidità gastrica: egli non può digerire bene. Il borghese è ipocondriaco: è in stato di depressione morale e fisica. Egli è sempre preoccupato dei problemi del mondo, non perché abbia voglia di agire, ma perché ha modo di mugugnare. Il suo pessimismo non è virile: è mortale. Egli è un megafono denigratore. La noia domina in lui.
Il borghese è innamorato del buonsenso. Il borghese è una somma di abitudini. Si adatta prima moralmente poi materialmente. Nella penombra delle abitudini il borghese si crogiuola, arrotonda la pancetta, lascia che il prosciutto foderi i suoi occhi e non si accorge che la cera del suo io ha otturato le sue orecchie. Il tempo è fermo, la vita non cammina. L’abitudine è il suo Dio. E il borghese non si accorge di essersi deificato.
Il borghese ha paura della morte. Non pensa e non teme che la morte. Il borghese se ne frega della posterità.
Egli non muore che nel letto. Tiene alla sua vita così com’è. Vive imbalsamato. La morte incombe su di lui. Egli è un roditore: si consuma nella paura.
Non avendo fede la sua vita è un lento morire e sa che morendo, egli è morto veramente. Non ha dentro di sé niente di misterioso e non vive perché pensa continuamente alla morte. Egli vuole vivere serenamente. Ha tagliato a pezzi l’uomo  e non vi ha trovato l’anima.
Il borghese non è immortale».*
Il borghese sei TU
* L’ordine delle citazioni non segue l’ordine del testo e alcune congiunzioni e articoli sono stati modificati per semplicità di scorrimento.