COVID-19: la fine DEL mondo o la fine di UN mondo?

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(a cura della Comunità Militante Raido)
Sebbene ci troviamo nell’epoca che gli indù sogliono chiamare “Kali Yuga“, e più precisamente nella fase crepuscolare di questo ciclo di manifestazione, e, sebbene vi ci troviamo da più tempo di quel che i moderni credono o ricordino, è nei momenti di crisi che l’uomo si rende veramente conto della sua condizione e si può fermare a riflettere su quella del suo stato e del suo tempo. 
È fuor di dubbio che ci troviamo di fronte ad una crisi epocale; non tanto per la pericolosità di un virus che, in fin dei conti, si presenta ciclicamente nella storia e sotto forme anche più violente e mortali, quanto per l’evidenza del fallimento della società contemporanea: il fallimento della globalizzazione che ha diffuso su scala mondiale una epidemia che altrimenti sarebbe rimasta circoscritta in remote zone del lontano oriente; il fallimento dei modelli liberisti, l’impreparazione e il dilettantismo dei modelli democratici di fronte ad una situazione di pericolo repentino e catastrofico; l’individualismo folle dei media interessati solo all’audience e ad accontentare il gusto macabro del pubblico; la stupidità delle masse; il fallimento della follia scientista e delle strategie economiche e tecnocratiche che sovrastano i bisogni dell’uomo e delle nazioni.
L’uomo moderno si è reso conto che l’illusione di comodità e sicurezza borghese della società moderna è fragile. Tanto fragile che un nemico invisibile, o meglio la paura di esso, può paralizzare completamente tutte le strutture in cui è abituato ad interagire. Ed egli vi è cosi immerso, che per il solo remoto timore di perderle è disposto ad accogliere con striscioni arcobalenati qualunque tipo di schiavitù e qualsiasi prigionia, insultando persino chi dal terrore da virus non è ancora stato colto. 
Quest’uomo è ben felice di vivere rinchiuso per poter conservare la consolante speranza di poter tornare a non far nulla della sua vita; si attacca con i denti ad un esistenza tutta materiale. Ha vissuto tutti i problemi del mondo da lontano, in tv, come se fossero un film, e vuole tornare al suo stato di incoscienza; perché, in fin dei conti, quel che interessa all’uomo moderno è se stesso e il suo piccolo mondo.
Insomma se non altro questa pandemia globale ha avuto il merito di rendere palese ciò che molti  saggi affermano da secoli, e che tutte le tradizioni e tutti i testi sacri – da ogni latitudine e senza mai aver avuto contatti tra loro –  vanno affermando da tutta la storia dell’umanità. 
E tra tutti i testi utili a fornire indicazioni esistenziali attraverso questo marasma ce n’è uno che per lucidità di analisi e attualità profetica prenderemo ad esame in successivi articoli per analizzare questa crisi: La crisi del mondo moderno di René Guénon. Per vicinanza storica e di linguaggio, comprensione delle dinamiche occidentali e orientali e soprattutto dei segni storici e metafisici delle crisi umane, egli espone in questo libro una disamina del modello occidentale moderno e traccia tutte quelle peculiarità che oggi hanno palesato la loro inadeguatezza di fronte ad una crisi globale che potrebbe segnare la fine, se non sicuramente del mondo, quantomeno di UN mondo, come ebbe a scrivere profeticamente Guénon. E come riportato in questo nostro articolo precedente.
Se guardiamo al significato etimologico della parola crisi scopriamo che è accostabile a quello di “rivoluzione“. la crisi è un cambiamento repentino e improvviso di uno stato di fatto, ma presuppone il discernimento, il giudizio, la discriminazione. Le fasi di crisi presuppongono una scelta; una scelta che può essere appunto “rivoluzionaria” nel senso ancora etimologico del termine o meno. All’uomo moderno sta la scelta. Scegliere in un cambio di rotta vero, totale, integrale, o continuare verso il baratro che anno dopo anno confuta le teorie positiviste del progresso indefinito.
Giunti a questo punto critiche alla modernità dal punto di vista moderno posticiperebbero solamente il problema. Malgrado tutto infatti, i “martellatori” di questo mondo, della modernità terminale, non sono altro che loro stessi prodotti di questo mondo, auspicano una rivoluzione monca , reazioni confuse e parziali. 
Sarebbe troppo semplice accampare scuse per proporre soluzioni parziali che, in fin dei conti, non farebbero altro che porsi qualche gradino più indietro, rispetto ad un percorso di caduta che ormai è già in moto da tempo e che, giorno dopo giorno accellera, e non accenna a fermarsi. 
Molti parlano del “dopocoronavirus“; il “dopopandemia” che rivoluzionerà tutto. 
Nulla tornerà come prima!“, tuonano alcuni. E’ assai probabile invece che tutto tornerà come prima se non (e anzi sicuramente) peggio. Occorre allora aver chiaro prima di tutto il punto in cui ci si trova, e saper riconoscere nel mondo che ci circonda i segni di una crisi che non è solo sanitaria o economica, bensì esistenziale. Gli isterismi collettivi della massa, le vaghe preoccupazioni ipocondriache, i deliri messianici, le previsioni apocalittiche e catastrofiche, tutte quelle vaghe immagini disordinate e grossolane di ciò che sta accadendo sono infatti strettamente legate ad un malessere  nel quale imperversa il mondo. E coloro che si fanno portavoci di tali stravaganze e devianze sempre più paradossali, gli epigoni di questo laico messianesimo dei tempi ultimi, traducono gli umori e gli istinti più abietti di questo stato di cose (vedi fondamentalisti ambientali, movimenti childfree e birthstrike, ufologi etc). 
Solo con distacco e lucidità si può analizzare la situazione nel quale ci troviamo e agire di conseguenza; perché se è vero che l’uomo della Tradizione è consapevole che tutte le possibilità di manifestazione devono manifestarsi, anche le più infime, e nulla si può fare perché ciò non accada, nulla lo licenzia dal prendersi le proprie responsabilità ed agire retto e in piedi tra le rovine di questa civiltà, perché, come scrive Guénon: “Non per questo ad essa deve applicarsi con minore severità un detto evangelico troppo spesso mal compreso: “Occorre che lo scandalo vi sia: ma guai a coloro che faranno accadere lo scandalo!“. >>