Tgcom24: fidati solo dei professionisti dell’informazione!

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Le notizie sono una cosa seria. Fidati dei professionisti dell’informazione. Scegli gli editori responsabili, gli editori veri. Scegli la serietà”. Ah, ma non è Lercio? No. È la redazione di Mediaset, il cui principale organo di informazione è proprio Tgcom 24. 
Si tratta della stessa testata giornalistica che è pronta a scusarsi dopo aver fatto circolare “per qualche istante” (a detta della frettolosa redazione) una clamorosa fake new che in italiano – come ci ha recentemente ricordato il buon Giulio Tremonti – significa “cazzata”. Qual è l’ultima cazzata della redazione che invita a fidarsi solo degli “editori responsabili e seri” e consiglia di scegliere solo la “serietà” (implicito e scontato per gli autori del videomessaggio che tra questi ultimi vada annoverato lo stesso Tgcom 24)? Per i professionisti dell’informazione, il celebre romanzo di  Gabriel Garcia Márquez, “Cent’anni di solitudine” lo avrebbe scritto proprio Luis Sepulveda, di cui si sono forse un po’ troppo affrettati a comunicare la notizia della morte. Pronte le scuse ma intanto la fake new è circolata… Chissà quante altre notizie di attualità vengono battute da mani ignoranti con altrettanta fretta e sbadataggine? Ma sì fidiamoci solo dei professionisti dell’informazione! 

(www.tgcom24.mediaset.it) – Lʼautore de “Il vecchio che leggeva romanzi dʼamore” e “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” era stato ricoverato a fine febbraio.

E’ morto a Oviedo, in Spagna, Luis Sepúlveda. Lo scrittore cileno era stato il primo contagiato eccellente dal coronavirus. Aveva 70 anni. Autore di romanzi come “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore“, “Il mondo alla fine del mondo” “Un nome da torero“, e della favola “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare“, era stato ricoverato a fine febbraio e le sue condizioni sembravano essere migliorate. 

Combattente, arrestato due volte e condannato all’esilio durante la dittatura di Pinochet, nemico del neoliberismo, ecologista convinto, Sepúlveda, che aveva riottenuto la cittadinanza cilena nel 2017, ha lottato contro l’invisibile nemico fino all’ultimo all’Ospedale Universitario di Oviedo, nelle Asturie dove viveva dal 1996, a Gijon, con la moglie Carmen Yáñez, poetessa cilena e grande amore di una vita. Lo scorso ottobre aveva compiuto 70 anni festeggiati a Milano in un evento organizzato dalla sua casa editrice italiana, Guanda.

Innamorato dell’Italia dove le sue opere hanno superato complessivamente gli otto milioni di copie e dove lettori e fan lo hanno sempre ricambiato con incontri affollatissimi da un pubblico di ogni età, vincitore del Premio Hemingway per la Letteratura, del Premio Chiara alla carriera e insignito di una Laurea Honoris Causa in Lettere dall’Università di Urbino, era nato a Ovalle, in Cile, il 4 ottobre del 1949. Cresciuto in un quartiere proletario di Santiago del Cile a 13 anni sognava di diventare un calciatore ma l’incontro con Gloria, “la ragazza più bella del mondo” lo fece andare in un’altra direzione, verso la poesia che era la cosa che lei amava di più. Così diventò un fervido lettore di Garcia Lorca, Antonio Machado e Gabriela Mistral, prima donna latinoamericana a vincere il Nobel per la letteratura nel 1945.

Durante la presidenza di Salvador Allende si era iscritto al Partito Socialista ed era entrato a far parte della guardia personale del Presidente cileno. Arrestato nel 1973 dopo il colpo di stato con cui si era instaurata la dittatura di Pinochet, era stato liberato sette mesi dopo per le pressioni di Amnesty International ma, un nuovo arresto lo aveva condannato all’esilio. Nel 1979 in Nicaragua si era unito alle Brigate Internazionali Simon Bolivar. In Europa si era stabilito dopo la fine della rivoluzione, prima ad Amburgo e poi in Francia. “Sono un apolide. Ero ad Amburgo nel 1986 quando mi hanno rubato la cittadinanza” aveva raccontato nel 2017.

Tra il 1982 e il 1987 è stato membro dell’equipaggio su una nave di Greenpeace. Scrittore bestseller che credeva nella potenza della parola e di un certo giornalismo letterario, Sepúlveda è l’autore di libri come ‘Il mondo alla fine del mondo”, “La frontiera scomparsa“, “Diario di un killer sentimentale“, “Patagonia Express“, “Le rose di Atacama” Ma anche di ‘Storie ribelli’ in cui ha ripercorso oltre 40 anni di vicende personali e corali e della preziosa raccolta di articoli ‘Ingredienti per una vita di formidabili passioni’ in cui troviamo il Sepúlveda privato e politico. In cui insieme al difficile passato cileno, all’esilio, ai viaggi, fra cui quello nel deserto di Atacama, troviamo i ricordi del primo bacio e degli amici e maestri come Tonino Guerra “formidabile, eterno ragazzo”, il gigante Gabo-Gabriel Garzia Marquez e Pablo Neruda che cominciò a morire quando “l’orrore del fascismo si impadroniva del Cile”. Con Bruno Arpaia ha scritto ‘Raccontare, resistere’ e con Carlo Petrini di “Un’idea di felicità”. Il suo ultimo romanzo pubblicato in Italia è ‘La fine della storia‘ e l’ultima favola ‘Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa’.

La produzione favolistica era iniziata nel 1997 con ‘Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare‘, pubblicata da Salani e poi da Guanda cui sono seguite fra l’altro “Storia di un topo e del gatto che diventò suo amico” e “Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà”. “Delle mie favole sono sempre protagonisti animali e questo, come accadeva in quelle antiche – aveva detto -, ti permette di vedere da lontano il comportamento umano per comprenderlo meglio”.

Per qualche istante è andato online un titolo chiaramente sbagliato che attribuiva il romanzo Cent’anni di solitudine a Sepulveda. Si è trattato di un errore di cui ci scusiamo con i lettori. Cercheremo in futuro di essere ancora più attenti.