Per la difesa del Museo della Civiltà Romana dell’EUR – di R. Rosati

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Uno scandalo che continua
Il Museo della Civiltà Romana e il Caso “Eur” – di Riccardo Rosati
(tratto dalla rivista “Il Borghese”, aprile 2020)
Era nel numero di agosto-settembre del 2017, quando nella nostra Rubrica denunciammo senza mezzi termini lo stato di incuria della zona circostante al Museo della Civiltà Romana,
nonché il totale abbandono in cui versava questa particolarissima e importante Istituzione. Siamo ritornati sul luogo a distanza di quasi tre anni e che dire? Un contesto avvilente, addirittura peggiore di come l’avevamo lasciato. Per tale motivo, non abbiamo alcun timore nel definire quello che andremo a raccontare come un autentico scempio; un vulnus perpetrato ai danni del Patrimonio di Roma e alla storia stessa della Capitale. I colpevoli ci sono, in malafede o meno non lo possiamo affermare né provare. Ciononostante, il danno c’è! Abbiamo cercato riscontro presso l’Assessorato alla Cultura, la Direzione del Museo e l’EUR SpA, tramite posta elettronica, ma non abbiamo ottenuto risposta, come se questo tema fosse una sorta di tabù: che si faccia allora finta di niente, la vecchia e poco nobile prassi della italica sinistra. Ossia, quando è impossibile la calunnia, si tenta la via della «cancellazione» dalla memoria e dalla coscienza della collettività. Peccato per loro, che la situazione è oramai talmente indecente da impedire qualsivoglia tentativo di obliazione.
Che cosa abbiamo visto? Innanzitutto, nessun segno di lavori in corso fuori e dentro il Museo, il quale è a rischio di incendio, poiché sul retro dell’Edificio sono visibili fili elettrici scoperti e pendenti, esposti quindi alle intemperie. Inoltre, abbiamo notato che all’interno la corrente è accesa, un inutile spreco, e un costante pericolo per eventuali cortocircuiti, visto che il Museo è deserto, con secchi di vernice sul pavimento e diverse vetrate sono rotte, esponendo gli oggetti a un inevitabile deterioramento. Insomma, un disastro!
All’esterno la condizione non è migliore, con rifiuti ovunque, e un onnipresente «tappeto» di vetri di bottiglie in frantumi, che fa desumere come, oltre a ripetuti bagordi, il luogo faccia
anche da cornice a fenomeni di violenza. Ci siamo soffermati a parlare con alcuni residenti in viale dell’Architettura, i quali erano affranti, giacché il piazzale del Museo di notte è infestato da ragazzini che bevono e sentono la musica a volume altissimo. Ci è stato poi detto che quella strada in particolare è segnalata da tempo in Rete come punto di incontro per scambisti. Fortuna vuole che qualche politico locale non si sia tirato indietro, rilasciandoci delle dichiarazioni, utili per comprovare la scarsa attenzione della Amministrazione Cittadina verso una situazione assolutamente insostenibile e indegna della più bella e gloriosa città al mondo. Il primo è stato Maurizio Cuoci (Fratelli d’Italia–EUR). Egli ci ha confermato che dei lavori di ristrutturazione nel Museo non si sa nulla, come non si conosce una data per la sua riapertura e cosa precisamente verrà fatto all’interno dei locali del Museo. Per quanto concerne il degrado, ha aggiunto che «Non c’è alcun dubbio che la chiusura del Museo ha portato ad uno stato di abbandono dell’intera area e la notte è diventata un ritrovo per gruppi che sporcano e imbrattano tutte le vie circostanti. La riapertura sarebbe un ottimo segnale di riqualificazione, non solo culturale, ma anche del quartiere EUR sempre più abbandonato e lasciato a se stesso». Alla domanda se vi sia un atteggiamento ostativo di matrice ideologica contro questa raccolta, Cuoci ha affermato che questo non si può sapere, ha però formulato una considerazione verissima: «Certamente il risultato è che Roma ha un museo in meno e degrado in più».

Altrettanto decise sono state le parole di Piero Cucunato (Lega–EUR), che ci ha riportato delle notizie assai preziose, a evidenziare la poca volontà di affrontare e risolvere le problematiche che attanagliano questa area di Roma da parte della Giunta Raggi. Infatti, ha raccontato come lui stesso abbia più volte promosso delle mozioni presso il Consiglio Comunale per il ripristino della legalità nello spazio intorno al Museo. Cucunato, parimenti al suddetto Cuoci, non si è detto tuttavia sicuro della presenza o meno di un ostacolo ideologico contro il Museo, ma è certo di un palese disinteresse, giacché quella zona è diventata «una pattumiera». In ultimo, ha fatto riferimento a due stanziamenti di fondi per dei restauri mai avvenuti, accompagnati da ben tre pubblici annunci di riapertura divulgati dal Campidoglio, tutti non rispettati.
Pertanto, è lecito dire che esiste un «Caso EUR», al cui centro vi è lo stato di drammatico abbandono del Museo della Civiltà Romana, chiuso dal 2014. Piazza Giovanni Agnelli è
ridotta a parcheggio per i dipendenti degli uffici di giorno e bivacco per teppistelli e ubriaconi di notte, e il calco di una statua bronzea di Augusto giace «ingabbiato» dietro una cancellata, simbolo di un museo negato.
Il maestoso edificio razionalista, inizialmente pensato per esporre la Mostra Augustea della Romanità (1937), che custodisce, oltre a migliaia di calchi, il magnifico Plastico di Roma Imperiale (1933-1955) di Italo Gismondi, vittima di una umiliazione circadiana. Un tesoro negletto in cotale noncurante modo, con le sue 59 sezioni tematiche, piene di riproduzioni sovente a grandezza naturale di quei monumenti che segnarono i fasti dell’Urbe, come, ad esempio, i preziosissimi calchi in gesso dell’intero rilievo della Colonna Traiana, realizzati, tra il 1861 e il 1862, per volere di Napoleone III. Un luogo unico sul pianeta, divenuto, riprendendo le parole di Cucunato, «una pattumiera». La realtà, al di là di comunicati ufficiali e buone intenzioni, quasi sempre false, è che nessuno vuole compromettersi con l’eredità di quello che la sinistra considera il solo, vero museo «fascista». Lo hanno lasciato morire lentamente, e il Comune e lo Stato di questo Museo proprio non vogliono saperne. La Istituzione dell’EUR è scomoda, troppo  identitaria, non è, questa, epoca per essa. Stiamo esagerando? Per nulla, e lo dimostra il silenzio dei soliti notabili della cultura sul Museo; eppure, costoro sono puntualmente loquaci quando si tratta di denigrare il portato culturale del fascismo, il quale trova la sua quintessenza giustappunto nel Razionalismo.
Non c’è da stupirsi, il fascismo va obliato, persino nelle cose buone che ha fatto, e l’EUR lo è senza dubbio, tanto da spingere celebri ricercatori stranieri come Léon Krier e Peter Eisenman a studiare le architetture costruite durante il Ventennio. Uno scandalo che continua, il quale si manifesta senza pudore a partire dal meraviglioso Colonnato, con ai lati gli enormi mosaici del 1942 di Fortunato Depero (Le Professioni e le Arti) ed Enrico Prampolini (Le Corporazioni), che introduce alla grande strada che porta al Museo, transennato da mesi. Siamo purtroppo spinti a ritenere che fino a quando a Roma non ci sarà una Giunta di Destra, è inutile aspettarsi un salvataggio del Museo. Che il diffuso degrado di quei luoghi sia il risultato di incuria o di una ostilità celata e preconcetta poco conta, ma che sia una vergogna è sicuro, bastano gli occhi per provarlo.
*Un ringraziamento ad Annarita Mavelli per gli utili consigli durante la stesura di questo scritto.
Riccardo Rosati