Che pasticcio! Dopo la riabilitazione del Duce, il “CorSera” si riscopre antifà

270
Contr’ordine compagni, si sarebbe detto una volta. E così, dopo la polemica (puerile) nata fra il comitato di Redazione del Corriere della Sera e il suo Direttore, a causa della decisione di allegare al quotidiano dei libri sulla storia del Fascismo proprio in concomitanza del 25 Aprile, si cerca di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. E magari risollevare le vendite?… Infatti, il quotidiano di Via Solferino ha deciso di allegare alla vendita del quotidiano per tutti i giorni intorno al 25 Aprile una bandiera italiana, per festeggiare la ricorrenza. Quindi, ricapitolando, mentre venderà e promuoverà alcuni testi sul Fascismo (alcuni anche molto seri), lo stesso CorSera sarà contemporaneamente impegnato a vendere bandiere per festeggiare la ricorrenza del 25 Aprile. Non c’è che dire, è proprio vero che i soldi “non hanno bandiera”…

(www.corriere.it) – Da venerdì 24 e per tutta la settimana troverete in edicola con il magazine del Corriere la bandiera italiana. Nei giorni difficili abbiamo riscoperto la nostra appartenenza.

di Barbara Stefanelli

Fuori dalle case, è primavera piena. La quarantena ci ha accompagnati sulla soglia del 25 Aprile. Che, delle feste legate alla storia nazionale, è quella più capace di trasmetterci un senso preciso di ripartenza. Di libertà lì davanti. In queste settimane sotto vuoto ci siamo rifugiati – e magari anche ritrovati – in una dimensione personale e familiare ristretta. E adesso facciamo quasi fatica a dire “noi”. Noi chi? Ci siamo dovuti sfilare dalle tante piccole grandi comunità in mezzo alle quali trascorrevamo le nostre giornate: i colleghi di ufficio, i compagni di classe o di squadra, le facce senza nome ma note di chi prende(va) lo stesso treno o tram, quelle rassicuranti di chi ha scelto lo stesso bar di quartiere… Sono tutte e tutti finiti in una nuvola, memoria fisica archiviata nell’incertezza. Un’appartenenza si è fatta invece più chiara in una stagione ancora incredibile e terribile. Quella che ci definisce in quanto italiani. Abbiamo condiviso il dolore per chi è stato spazzato via dal male. E l’orgoglio per chi ha lottato, spesso a mani nude, per proteggerci da un virus sconosciuto che ci portiamo addosso. Abbiamo studiato ossessivamente i nostri dati di contagi-vittime-ricoveri-guariti per confrontarli con quelli degli altri Paesi e capire quali mancanze o meriti abbiamo rivelato durante la prova. Ora siamo qui, con lo sguardo fermo sulla “fase 2”: sappiamo che è stato tremendo chiuderci di colpo, intuiamo che sarà più complicato riaprirci piano piano. Per questo, da venerdì 24 aprile 7 vi propone- senza obbligo – di portare a casa il tricolore. Aspettando domani. Perché la promessa di vivere di nuovo insieme senza paure dipenderà dalla forza di ciascuno di noi, dalla capacità di assumerci il peso e la libertà della nostra azione negli spazi possibili.