Italiano, resta a casa. Mentre l’immigrato scorrazza per la tua città

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Diffondiamo un interessante – e certamente poco politically-correct – contenuto tratto da AnalisiDifesa.it, sulla divergenza di trattamento che le autorità – e le norme che li guidano – prevedono per i cittadini italiani, da una parte, e gli immigrati, dall’altra parte.

 

ITALIANI “SEGREGATI” MA PORTI APERTI AI CLANDESTINI: BUON SENSO CERCASI – di Gianandrea Gaiani

Dopo gli alberghi assegnati dal governo alla quarantena di circa cinquecentocinquanta clandestini giunti a Lampedusa e in Sicilia nell’ultima settimana, i centocinquanta migranti illegali a bordo della Alan Kurdi, la nave della ONG tedesca Sea Eye, sono stati trasferiti venerdì sul traghetto Raffaele Rubattino della compagnia Tirrenia attrezzato a nave-quarantena.

Lì resteranno sotto la sorveglianza sanitaria del personale della Croce Rossa Italiana (ventidue operatori sanitari che effettueranno uno screening approfondito sui migranti, sottoponendoli al tampone e potranno disporre anche di una camera di bio-contenimento ricevuta in dotazione dal ministero della Salute) per poi venire sbarcati in Italia, al termine quarantena, o forse venire trasferiti almeno in parte in Germania.

Analisi Difesa aveva proposto il 10 marzo scorso con un ampio pezzo di Pietro Orizio (a cui fecero seguito altri articoli) di modificare navi già esistenti per trasformarle in navi ospedali, da spostare ove necessario lungo le coste italiane, in grado di accogliere malati di Covid-19 o persone in quarantena.

Considerate le difficoltà degli ospedali a far fronte alle necessità dei cittadini italiani era difficile immaginare che tali navi sarebbero state attrezzate per gli immigrati illegali sbarcati in un momento di emergenza in cui i confini dovrebbero restare sigillati.

La soluzione per i clandestini a bordo della Alan Kurdi era già stata anticipata il 7 aprile dall’agenzia Adnkronos e il 12 aprile il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, aveva annunciato la decisione, su richiesta della ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli, di individuare una nave per la quarantena in mare dei migranti, ma destinata a far discutere per l’opportunità e i costi dell’operazione.

Circa l’opportunità è evidente che accogliere clandestini in una nazione che ha l’intera popolazione “segregata” da un mese e mezzo suona come una beffa a tutti i cittadini. Come dire che gli italiani non possono uscire di casa, se lo fanno vengono sanzionati con multe fino a oltre 500 euro ma qualunque afro-asiatico che abbia pagato trafficanti e bruciato i propri documenti viene accolto e mantenuto su una nave o in hotel.

Quanto ai costi i conti, a spanne, sono presto fatti: secondo fonti giornalistiche solo la nave Rubattino ci costerà circa un milione di euro ogni quindici giorni mentre per accogliere negli hotel i clandestini sbarcati il Viminale ha stabilito diarie di 28 euro a persona.

Di fatto solo per le due settimane di quarantena dei circa settecentosessanta migranti illegali sbarcati tra marzo e aprile più i centottantasei trasferiti dalle navi delle ONG alla Rubattino spenderemo circa 1,4 milioni di euro.

Cifre moralmente inaccettabili in un momento in cui l’Italia fatica a curare i suoi malati (sono ancora oltre quattrocento i morti di Covid-19 ogni giorno), a equipaggiare decentemente il personale sanitario, a sostenere i ceti più poveri, i lavoratori e le imprese.

Oltretutto Protezione Civile e Croce Rossa sono tra gli enti pubblici che chiedono ogni giorno dagli schermi televisivi donazioni agli italiani per combattere il Coronavirus: francamente indecoroso e inaccettabile che anche solo una parte di quelle risorse venga spesa per mantenere clandestini. Specie dopo che dal 2013 sono già stati spesi in Italia oltre 20 miliardi di euro per i soli costi vivi di accoglienza di oltre settecentomila immigrati illegali.

La questione dei flussi migratori illeciti nell’emergenza epidemica non dovrebbe essere legata solo alla necessità di garantire la sicurezza sanitaria (il coronavirus in Italia c’è già e sta dilagando anche in Africa) ma anche al dovere di chi governa di usare un minimo di elementare buon senso nei confronti dei cittadini.

Soprattutto ora che in un numero crescente di persone, dopo molte settimane di emergenza e di “segregazione”, prendono piede emozioni di rabbia e incertezza come hanno fotografato il recente sondaggio di SWG e i dati raccolti dagli strumenti di semantica e Intelligenza Artificiale (AI) creati da Expert System, azienda modenese leader mondiale nel settore della AI che ogni giorno pubblica un monitoraggio sulle emozioni e sul sentiment degli italiani e degli anglosassoni.

 La fiducia dei cittadini

Meglio riflettere attentamente sull’impatto di alcune scelte che rischiano di alimentare nei cittadini il senso di abbandono se non di tradimento.

In un contesto in cui il governo da un lato farnetica di app  per controllare i movimenti (e gli incontri) di tutti i cittadini ma dall’altro non riesce neppure a mettere in cantiere credibili strumenti di sostegno finanziario né a indicare i traguardi intermedi da raggiungere per stabilire una “road map” verso la riapertura delle normali attività della Nazione, il rilancio dell’accoglienza indiscriminata rischia di aumentare l’ostilità popolare nei confronti dei migranti e la sfiducia nelle istituzioni.

Soprattutto se si tiene conto che in molte città già da tempo si sprecano testimonianze e denunce per la presenza di gruppi di afro-asiatici che girano indisturbati a dispetto dei decreti che ci vorrebbero “tutti in casa”.

Su questo delicato tema è in gioco anche l’ampio consenso popolare di cui hanno sempre goduto le forze dell’ordine, messo già a dura prova dalle immagini proposte su tv, web e social da amministrazioni dello Stato e locali (che hanno evidentemente perso il senso della misura oltre che del ridicolo), in cui si mostrano agenti  equipaggiati e armati di tutto punto con droni, elicotteri e strumenti hi-tech per dare la caccia a runner o solitari cittadini italiani avventuratisi da soli o con famigliari con i quali già convivono tra le mura domestiche a qualche centinaio di metri lontano da casa.

Il confronto tra queste immagini e quelle che mostrano le stesse forze dell’ordine tollerare o ignorare la presenza di gruppi di immigrati nelle strade delle nostre città (che in molti casi non risparmiano insulti e atteggiamenti provocatori nei confronti degli agenti) oppure quelle che mostrano l’accoglienza  di clandestini che hanno speso migliaia di euro per venire illegalmente in Italia e che avranno le loro buone ragioni per essersi resi non identificabili distruggendo i propri documenti, rischia di avere un impatto devastante sulla fiducia dei cittadini nei confronti di chi dovrebbe proteggerli.

Questo disastroso atteggiamento del governo viene poi ulteriormente aggravato dall’annunciato piano teso a regolarizzare almeno duecentomila dei seicentomila clandestini presenti in Italia con la scusa che mancano i braccianti agricoli nelle campagne.

Motivazione fin troppo ridicola in un’Italia in cui si stima che la crisi determinata dal coronavirus quanto meno raddoppierà la disoccupazione portandola oltre il 20% entro l’anno.

Non occorre essere economisti per comprendere che il lavoro a tempo determinato nell’agricoltura dovrebbe essere assegnato prioritariamente (con contratto regolare e su base provinciale) a chi percepisce reddito di cittadinanza e altre indennità di disoccupazione con la clausola che il rifiuto non giustificato dell’impiego comporterebbe la perdita di ogni sussidio.

Una ricerca dell’Università della Tuscia valuta in circa ventuno milioni gli italiani (più di uno su tre) in difficoltà economiche, di cui la metà (oltre 10 milioni) con un reddito quasi nullo a causa del blocco delle attività produttive per l’emergenza Covid-19.

Un contesto in cui accogliere clandestini, destinarvi risorse finanziarie o regolarizzarli per offrire loro un lavoro appare francamente una scelta fuori da ogni logica e puramente ideologica. Eppure proprio l’emergenza Coronavirus dovrebbe aver insegnato quanto sia pericoloso adottare approcci ideologici e “politicamente corretti” ai problemi concreti.

Quanto ci è costato non aver chiuso subito i confini applicando quarantene a chi rientrava in Italia (italiano o straniero che fosse) quando chi proponeva tali misure veniva accusato di razzismo (colpa da “purgare” abbracciando cinesi e mangiando davanti alle telecamere involtini primavera) dagli stessi soggetti politici che oggi ci impongono i “domiciliari” e vorrebbero imporci app da Grande Fratello (quello orwelliano, meglio precisarlo di questi tempi…).

Verso un nuovo boom dei flussi migratori illegali

Tornando ai flussi migratori illegali è facile prevedere che siamo solo all’inizio di una nuova intensificazione degli sbarchi perché la decisione del governo di vanificare il decreto firmato appena l’8 aprile da quattro ministri (inclusa Paola De Micheli), che di fatto chiudeva i porti italiani allo sbarco di clandestini raccolti da navi straniere fuori dalle acque italiane, avrà conseguenze ben prevedibili incentivando il business dei trafficanti.

Non a caso la nave Aita Mari, della ONG basca Salvamento Maritimo Humanitario, si è aggiunta alla Alan Kurdi trasferendo i trentasei clandestini a bordo, raccolti in acque di competenza maltese, sulla Rubattino per la quarantena.

Dell’effetto combinato di diversi “fattori d’attrazione” rappresentati dalle navi delle ONG, dalla requisizione di hotel e navi e dalla politica dei porti spalancati attuata da Roma a dispetto delle sue stesse leggi, il governo è ben consapevole considerato che pare sia iniziata la ricerca di altri hotel disponibili ad ospitare migranti illegali in quarantena in Sicilia e in Sardegna, meta degli sbarchi provenienti dall’Algeria.

È evidente che pubblicizzare ogni giorno accoglienza in hotel e su navi traghetto abbinati alla promessa di regolarizzazione significa creare un gigantesco e combinato fattore d’attrazione per i migranti illegali offrendo un eccezionale strumento di promozione e marketing ai trafficanti.

I segnali di un nuovo boom di sbarchi sono del resto già riscontrabili. Secondo l’agenzia UE delle frontiere, Frontex, nel primo trimestre dell’anno i migranti illegali arrivati in Europa sulla rotta del Mediterraneo Centrale sono stati tremilaseicento, quattro volte in più rispetto ai primi tre mesi del 2019, sbarcati per lo più in Italia e in parte a Malta.

Il Viminale riferisce invece che dall’inizio dell’anno a oggi sono sbarcati in Italia tremiladuecentosettantasette immigrati illegali, che salgono in realtà a tremilaquattrocentosessanta con quelli delle navi delle due ONG ospitati sul traghetto Rubattino e tecnicamente non ancora sbarcati mentre almeno tremiladuecento sono stati soccorsi dalla Guardia Costiera libica e riportati indietro.

Di fatto si tratta di oltre il quintuplo dei seicentoquarantanove migranti giunti in Italia nello stesso periodo dell’anno scorso.

Accogliamo clandestini che dovremmo invece riportare nelle acque libiche, tunisine o algerine da dove sono partiti (ora più che mai in base all’emergenza pandemica), affidandoli alle locali autorità e alle agenzie dell’ONU per il loro rimpatrio.

Bando alle ipocrisie: Italia e UE finanziano, sostengono e addestrano già da anni la Guardia Costiera libica proprio perché riporti indietro i migranti illegali.

I “respingimenti assistiti”, di cui su questa testata parliamo ormai da otto anni, si confermano infatti l’unico strumento efficace per difendere confini e sovranità nazionali, scoraggiare le partenze, azzerare le vittime dei naufragi di barconi e gommoni e il business dei trafficanti.

Proni a Berlino

Oltre ad avere un grave impatto sociale ed economico, le decisioni del governo italiano mostrano poi con chiarezza quanto esso sia prono a Berlino. È chiaro da anni che le ONG con le loro navi impegnate a sbarcare clandestini esclusivamente in Italia costituiscano uno strumento di “soft power” impiegato dalla Germania e da altri paesi della UE per dimostrare la totale assenza di sovranità dell’Italia e riportarla a essere il campo profughi d’Europa, come è stata dal 2013 al 2017.

Calare le braghe come ha fatto Roma di fronte alla Alan Kurdi, quindi alla Germania, ben spiega quale sovranità siamo in grado attualmente di esprimere.

La conferma indiretta di questa situazione giunge del resto dalla stessa Sea Eye che il 17 aprile ha reso noto di aver ricevuto una lettera dal ministro dell’Interno tedesco che chiedeva alle ONG di fermare l’attività e, se necessario, di richiamare tutte le navi a causa della mancanza di porti di sbarco nel Mediterraneo.

“Non possono chiederci di smettere di salvare vite, mentre gli stessi politici in Germania stanno chiedendo che tutto ciò che è umanamente possibile deve esser fatto per salvare più vite possibile”, ha risposto il presidente di Sea Eye, Gorden Isler. La nave resterà ancorata a Palermo per la quarantena ma Isler ha assicurato che “faremo tutto ciò che potremo per iniziare un’operazione di salvataggio a maggio”.

Il messaggio del ministero tedesco conferma quindi che le ONG dipendono da Berlino il cui governo ufficialmente chiede alle “navi umanitarie” di sospendere le attività pur sapendo benissimo che non accetteranno di farlo. Molto probabilmente le rivedremo presto nelle acque siciliane con un nuovo carico di clandestini pronti alla quarantena sulla Rubattino.