Genitori troppo social e bimbi in copertina

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Con internet si naviga, si chiacchiera, si socializza. Gli scambi sono immediati, milioni di input riempiono quotidianamente le nostre giornate. Con il lockdown dell’Italia e non solo a causa del Covid-19 l’utilizzo dei social network è diventato uno sfogo giornaliero ineliminabile per mantenere contatti più o meno illusori con amici e parenti lontani. Tuttavia vi sono “condivisioni” che possono risultare davvero inadeguate e talvolta persino pericolose: quelle delle foto dei bambini da parte dei propri genitori.
Leggendo l’articolo che riportiamo si evidenziano sostanzialmente due profili di rischio legati a queste condivisioni: utilizzo inidoneo da parte di terzi delle foto e video pubblicati e possibile forte disaccordo degli ex bambini, una volta cresciuti, nell’apprendere della diffusione delle proprie fotografie.
Quanto al primo aspetto, nell’articolo si rileva quanto sia potenzialmente rischioso postare foto che contengano indizi sulle abitudini familiari e sui luoghi abitualmente frequentati dal minore, quali scuola, casa, nonni, parco, etc. Si sottolinea anche il rischio di pubblicare foto con la targa dell’auto in bella vista. Tutto ciò in quanto, essendo la diffusione del materiale multimediale estremamente “fluida”, si rischia che un blocco anche totale della privacy non sia sufficiente ad evitare che le immagini sfuggano al controllo del genitore social, anche a causa di qualche amico o conoscente in buona fede. A ben vedere, anche solo inviare una foto del bimbo ad amici e parenti via WhatsApp o simili espone il minore ad un rischio, ancorché ben più basso di quello di un post su Instagram, perché la foto potrebbe circolare in modo più ampio e più veloce di quanto il genitore non si aspetti.
Per evitare anche solo di immaginare scenari più tragici, non abbiamo nemmeno menzionato i rischi connessi alla pedopornografia, tuttavia trattati nell’articolo.
Quanto al secondo profilo di rischio, il discorso è forse ancora più delicato. Infatti non ci si pone mai la domanda: “ma mio figlio un domani apprezzerà la visibilità avuta sui social”? Chi ha un proprio profilo Facebook attivo già da qualche anno lo sa: quante volte ci è capitato di pensare che avremmo potuto fare a meno di molte condivisioni ora pubbliche sul nostro profilo? O, peggio, quante volte abbiamo trovato nostre foto davvero imbarazzanti su bacheche di amici e che quindi non possiamo eliminare in prima persona? C’è da chiedersi allora perché un ex bimbo social una volta adolescente non si dovrebbe arrabbiare con i genitori per quell’intero reportage di lui nudo la prima volta sul vasino. Oltretutto magari nel frattempo è finito nelle mani della biondina della 3a…
Essere genitori è un dono, ma anche una grande responsabilità. La più grande di tutte, cioè quella di doversi occupare e di rispondere di un’altra persona. Sì, perché i bambini sono piccole persone che stanno crescendo tra le nostre braccia, non (solo) bambolotti belli da immortalare. Quindi, cara Stacey Steinbergs, questa soluzione di “dare ai bambini un potere di veto su ciò che viene pubblicato online” come se a quattro anni avessero già la capacità di valutare l’opportunità di pubblicare o meno un post, quando nemmeno noi adulti costantemente dimostriamo di averla… è una gran carognata! Uno scarica barile anche, permettici, poco intelligente.
Noi avanziamo, non senza la giusta ironia, una proposta di tipo un po’ più “tradizionale”: stampiamole queste belle foto! Creiamo album, scatole di ricordi, riempiamo le pareti di casa e ai “nonni ai tempi del Covid-19” inviamo un bel corriere espresso pieno di foto già stampate e pronte da incorniciare!

(tratto da nostrofiglio.it) – Foto di bambini sui social network: quali sono i rischi?

Facebook, Instagram e altri social network sono pieni di immagini di bambini. Ma è giusto che i genitori espongano così tanto la vita dei figli su Internet? Non solo è una violazione della loro privacy (di cui potrebbero lamentarsi da grandi), ma in alcuni casi si mette a rischio la loro sicurezza. Stacey Steinberg, docente di legge, avverte: “Non condividete su Internet nulla che non mostrereste in pubblico”.

I social si alimentano di immagini di bambini. Spesso non ancora nati. Si incomincia, infatti, pubblicando foto di ecografie, poi immagini truculenti di parto, poi neonati e così via.

Secondo un sondaggio del 2010 negli Usa sono più del 90% i bambini messi online.

Quello che c’è da chiedersi è se è giusto che i genitori raccontino tutto, ma proprio tutto dei propri figli a Internet, visto che i dati in rete permangono per molto tempo.

Stacey Steinberg, docente di legge al Levin college of Law , università della Florida, e direttrice associata del Centro per i bambini e la famiglia, spiega al sito americano The Atlantic quali possono essere i rischi quando si parla di figli sui social.

Ad esempio: annunciare su un social la nascita del figlio scrivendo nome e data di nascita, potrebbe esporre il bambino al rischio di furto d’identità.

Oppure quando si pubblicano informazioni sul posto in cui si trovano i figli, si mette potenzialmente a rischio la loro sicurezza.

Nello studio Sharenting: children’s privacy in the age of social media, che sarà pubblicato nella primavera del 2017 sull’”Emory law journal”, Steinberg racconta l’episodio di una blogger che ha pubblicato le foto dei suoi gemelli mentre imparavano a usare il vasino.

“In seguito ha scoperto che degli sconosciuti avevano avuto accesso alle foto, le avevano scaricate, modificate e condivise su un sito di pedofili”

Anche scegliere di condividere le foto usando un gruppo privato su Facebook o un account privato su Instagram non diminuisce i rischi.

“Di solito in un gruppo privato c’è l’illusione che tutti quelli che ne fanno parte si conoscano”, continua Steinberg. “Quindi il genitore non solo deve fidarsi del fatto che le persone con cui sceglie di condividere le immagini non le useranno in alcun modo, ma deve anche confidare nel fatto che quelle persone siano a loro volta attente alla privacy, abbiano il controllo su chi può usare i loro profili sui social network.

Molti genitori pensano che le impostazioni sulla privacy siano una rete di protezione sufficiente perciò condividono le foto con il gruppo senza pensarci troppo. In realtà anche questi post possono raggiungere un pubblico molto vasto” avvisa Steinberg.

I nativi digitali, cioè i ragazzini, sono più attenti alla privacy dei loro genitori, grazie ad applicazioni come Snapchat, che permettono di comunicare in modo meno permanente.

Steinberg sta inoltre chiedendo all’American academy of pediatricians di mettere a punto delle linee guida per la condivisione su internet.

Alcune potrebbero essere: dare ai bambini un “potere di veto” su ciò che viene pubblicato online.

Secondo la Steinberg già a quattro anni i bambini hanno un senso di sé. E quindi i genitori dovrebbero chiedergli se vogliono che amici e familiari vedano le loro foto.

Steinberg non vuole vietare in assoluto ai genitori di condividere le immagini dei figli, utili se ci sono dei familiari che vivono lontani.