Esiste ancora una opposizione tra Oriente e Occidente ai tempi del Covid-19?

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Nell’articolo precedente ci eravamo posti l’obiettivo di esaminare l’attuale crisi mondiale alla luce degli insegnamenti contenuti in Crisi del mondo moderno di Guénon.
Sempre in questo libro, quantomai attuale e veramente profetico, Guénon traccia ben chiaramente i contorni di una crisi dell’esistenza che ancor prima che materiale, è una crisi di ben altra, e più alta materia. 
Guénon rimarca spesso nel corso del libro, e in particolare nel secondo capitolo, la differenza fondamentale esistente tra due differenti visioni del mondo, che lui chiama quella orientale e quella occidentale. Questo perché al tempo in cui scriveva il Guénon (era il 1927) esisteva un contrasto netto tra Oriente e Occidente; l’una identificandosi con una società di tipo ancora e nonostante tutto tradizionale, di contro a quella occidentale che da tempo aveva abbracciato i dettami dell’antitradizione. Tale è la speranza nei confronti dell’Oriente, che egli vi scorge l’ancora di salvezza per redimere un Occidente che si era ormai identificato completamente con quella che potremmo definire la “società moderna”.
Chiariamo che in questo senso, quando si definisce una società “moderna”, non si hanno in vista i progressi tecnologici e tutti materiali della società contemporanea, quanto i suoi tratti che potremmo definire culturali, o meglio ancora esistenziali. Una società moderna è una società il cui unico sviluppo è in senso orizzontale, avendo perduto qualsiasi aspirazione o slancio in senso verticale. Una società che comunque si configura come un’anomalia nella storia dell’uomo; che concede importanza a tutto ciò che le altre società hanno considerato irrilevanti e che la colloca pienamente nell’alveo delle possibilità di manifestazione antitradizionale che debbono manifestarsi alla fine di un ciclo storico.
Ora, se forse questo archetipo antitradizionale era ben rappresentato dalla società occidentale ad inizio del secolo scorso è ormai chiaro ai più, e persino un Guénon ne sarebbe stato cosciente, che una tale distinzione tra occidente e oriente appare quantomai formale. La nostra società post-moderna ha avuto il “merito” di diffondere la sovversione in ogni angolo del pianeta, con una velocità sempre maggiore, tanto che oggi è difficile dire se sia più l’Oriente o l’Occidente a rivendicare per sè il primato di rappresentare idealmente il mondo moderno così come è descritto nei testi sacri dell’antica India. 
Come giustamente ipotizzava Julius Evola in Rivolta contro il mondo moderno, abbiamo assistito ad un crollo del blocco tradizionale in Oriente; un crollo improvviso e ben più repentino rispetto ad un Occidente che per secoli si è trascinato lungo il burrone, mantenendo anche forse per troppo tempo un equilibrio, sicuramente inviso a chi, da sempre, opera per accelerare e favorire il processo di disgregazione di questo mondo. 
Sotto questa luce lo scoppio di questa pandemia appare provvidenziale per chi da tempo auspicava la fine di uno status quo e il riaccendersi di una crisi ancora troppo lenta nel palesare i suoi risultati. 
Ed ancora, è sintomatico che tale epidemia arrivi proprio dalla Cina, da quell’Oriente di cui Guénon auspicava il contatto per un’azione salvifica e rinnovatrice. Se fossimo più smaliziati potremmo vedere in questa operazione di destabilizzazione e distruzione dell’Oriente l’eliminazione da parte della sovversione degli ultimi residui tradizionali. Matgioi, uno dei maestri di René Guénon, in La Via Metafisica, ammoniva l’Occidente già più di cento anni fa che il popolo cinese, in un modo o nell’altro, presto avrebbe dominato il mondo e influenzato in modo profondo la società del futuro, ma probabilmente le sue parole rimasero inascoltate ai più e prese in gran considerazione da chi opera dietro le quinte della storia.
Una questione difficile da dirimere se non ipotizzare scenari e strategie geopolitiche che non interessano in questa sede ai fini della trattazione; quel che sicuramente c’è da notare, da un punto di vista metafisico, che la forse vaga speranza che l’Occidente nutriva nei confronti di uno scambio proficuo e fecondo con l’Oriente, per una rettificazione in senso positivo, uno smottamento in senso centripeto, è ormai ben lungi dall’essere concretizzato
Ma obbiettivamente, la salvezza dell’Occidente, oggi, risiede ancora nel contatto con l’Oriente o più in generale con una qualsiasi società mantenutasi tradizionale? Lucidamente potremmo rispondere “dipende“. Come già Evola presagì, non c’è speranza che nella fase crepuscolare di questa età oscura una società tradizionale si sia mantenuta tale da influenzare un’intera civiltà e le sue istituzioni. Dal punto di vista materiale e del mero ordine sociale infatti, abbiamo assistito ad un repentino dissolversi di quell’ordine tradizionale e gerarchico che fino al secolo scorso ha saputo conservarsi in Oriente. Tuttavia è pur vero, come fa notare Guénon in altri scritti tra cui Oriente e Occidente,  che un incontro tra élite intellettuali orientali  e una eventuale nuova élite occidentale è sempre possibile ed anzi fondamentale, perché in ciò sta l’unica speranza di salvezza di questo mondo e l’inizio di un nuovo ciclo. 
Dopo le due guerre mondiali, che hanno avuto rispettivamente il compito di destituire gli ultimi baluardi della Tradizione e di bloccarne il risorgere eroico in Occidente, gli attacchi della sovversione si sono concentrati sull’Oriente. Con un Occidente moribondo, già allegramente spedito verso l’abisso, l’ultimo passo era quello di influenzare negativamente e profondamente quell’Oriente ormai rimasto solo a testimoniare la Tradizione.
Ma se la sovversione ha distrutto, come ha fatto in Occidente, l’ordine exoterico e sociale dell’Oriente, nulla può contro quelle élite che hanno reso se stesse sempre più inaccessibili e segrete per proteggersi da un nemico che non conosce tregua. 
È scritto che questo stato di cose finirà e se finirà sarà per via di uomini che da ogni parte del mondo costruiranno qualcosa di nuovo e di “originario“. 
Se infatti è vero che la società liquida ha smantellato il concetto di società e di ordine tradizionale, persino ai livelli fondamentali, è altresì vero che singoli individui che percorrono un cammino tradizionale oggi più che mai possono venire in contatto tra loro e unire le loro forze lungo il cammino, ovunque nel mondo. Le soluzioni alle disposizioni di prigionia, le varie quarantene, i lockdown e lo stato di polizia lo stanno dimostrando: la lotta può e non deve fermarsi.
Oggi, in questi tempi travagliati, Dio ci pone innanzi prove dure e dolorose, ma anche gli strumenti per proseguire il nostro cammino; sfruttare a nostro vantaggio gli strumenti che la sovversione ci mette a disposizione per farne uno strumento di lotta e non uno di schiavitù!