Il mondo lotta contro il virus, ma lascia le sanzioni ai paesi “non allineati”

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L’Italia e qualche altro Paese europeo sta ora finalmente entrando nella tanto attesa Fase 2. Ma, gran parte del mondo è ancora nel pieno della fase più acuta della Fase 1, quella più drammatica. E’ per questo che, dal mondo della solidarietà, e nello specifico dalla  Caritas Internationalis, si è alzato un grido: rimuovere quanto prima le sanzioni a Iran, Venezuela, Libia, Siria. Cosa succede, infatti, ai Paesi oggetto di sanzioni durante una pandemia mondiale? E’ molto semplice: non viene consentita l’importazione di medicinali, di attrezzature mediche e di beni di prima necessità per la popolazione. Questo significa che ognuno dei Paesi suddetti deve farcela da solo. Dov’è qui la solidarietà? Dove sono gli arcobaleni e i riti laici del “Andrà tutto bene”? E’ sin troppo chiaro che se non verranno rimosse quanto prima le sanzioni, le conseguenze del coronavirus uccideranno più persone della pandemia stessa. E, forse, è proprio questo che vogliono i potenti del mondo.

www.avvenire.it – L’appello: «Se non agiamo immediatamente, le conseguenze del coronavirus uccideranno più persone della pandemia stessa».

«Se non agiamo immediatamente, le conseguenze del coronavirus uccideranno più persone della pandemia stessa». È l’appello lanciato da Caritas Internationalis che sottolinea: «Le conseguenze della pandemia stanno dando prova di poter essere ancor più pericolose e mortali dell’impatto del virus stesso, specialmente per le comunità maggiormente vulnerabili che vivono nei Paesi più poveri». Caritas Internationalis «è fortemente preoccupata per la grave crisi umanitaria che sta facendo seguito alla diffusione della pandemia ed esorta la comunità internazionale ad intraprendere azioni coraggiose e immediate». Oltre alla preoccupazione per la diffusione del virus, ora occorre pensare alle conseguenze considerato che «secondo le proiezioni del World Food Programme, in tutto il mondo il numero di persone sull’orlo della fame è destinato a raddoppiare a causa delle conseguenze economiche legate alla pandemia e potrebbe raggiungere quota 230 milioni di persone».
Tra i continenti preoccupa soprattutto l’Africa: «Si tratta del continente maggiormente colpito, a causa della mancanza di cibo, come conseguenza diretta del lockdown posto in essere in diversi Paesi, nonché di una varietà di disastri naturali quali inondazioni, siccità, invasione di locuste, raccolti scarsi. Molti Paesi del Medio Oriente, dell’America Latina e dell’Asia – prosegue Caritas Internationalis – sono già sull’orlo di una grave crisi alimentare che sta comportando un importante aumento della malnutrizione infantile e del numero di adulti che soffrono la fame».
C’è poi il problema dei migranti, degli sfollati interni, dei rifugiati e dei rimpatriati. «I migranti irregolari sono un’altra comunità particolarmente esposta, perché non rientra in nessuna delle categorie che possono ottenere aiuti». Il segretario generale della Caritas Internationalis, Aloysius
John, dichiara: «Siamo consapevoli di essere davanti a un’emergenza atipica in cui i Paesi che normalmente sono tra i maggiori donatori sono i più colpiti dal virus. Ma dobbiamo essere coscienti che l’utilizzo degli aiuti internazionali per rispondere ai bisogni nazionali non rappresenta la giusta soluzione». Caritas Internationalis chiede alla comunità internazionale di «sospendere le sanzioni economiche contro la Libia, l’Iran, il Venezuela e la Siria al fine di consentire l’importazione di medicinali, di attrezzature mediche e di beni di prima necessità per la popolazione; fornire alle organizzazioni di ispirazione religiosa i mezzi necessari per rispondere ai bisogni urgenti causati dalla pandemia; allocare fondi aggiuntivi per sostenere le comunità più vulnerabili affinché sopravvivano durante questo periodo di lockdown; garantire l’accesso a servizi essenziali per gli sfollati interni e i rifugiati, compreso l’accesso ai campi profughi e per sfollati interni». «Non si potrà fermare questa nuova grave crisi umanitaria se non verranno intraprese azioni coraggiose per sostenere le comunità più vulnerabili», conclude John.