Polemiche su Ratzinger: Specchio dei Nostri Tempi

306

(a cura della redazione di AzioneTradizionale.com)
La recente polemica sulle presunte dichiarazioni del Papa Emerito Benedetto XVI su nozze gay e aborto, sulle quali torneremo più avanti, hanno riaperto il dibattito sul ruolo sempre più politico che la Chiesa ha assunto.
Da un lato la tendenza moralistica di certa Chiesa, impegnata più a parlare di morale che di dottrina, dall’altro lato la tendenza al proselitismo, che induce ad abbassare il messaggio di Dio ad un piano sempre più profano per poter essere compreso dai più. Questi due fattori portano a minimizzare la religione, rendendola qualcosa a sé stante nella vita del fedele, un compartimento stagno che non è in grado né di indirizzare l’azione dell’uomo né di definire una visione del mondo. L’atto di Fede è ridotto a mera abitudine, ad un comportamento di routine, alla ripetizione a memoria di precetti di cui non se ne comprende il vero significato.
La funzione del vicario di Cristo non è suscitare tifoserie né scendere in polemica, egli deve occuparsi di dottrina ed evangelizzare coloro che possono comprenderla, non i profani. Non è un capo fazione né un politico, la sua azione è consequenziale, come un “motore immobile” (Aristotele, Metafisica).
Questa deriva moderna della Chiesa non è altro che il frutto di distacchi secolari – e sempre più radicali – dalla tradizione, fino ai giorni nostri in cui si giunge a negare la tradizione stessa. Sommovimenti che caratterizzano tutta l’età moderna e che, senza dilungarci oltre, chiameremo con il nome di individualismo, ovvero il rifiuto di ogni autorità superiore all’individuo, financo alla negazione di Dio.
Non vi è da stupirsi della decadenza della nostra epoca, dal momento in cui l’uomo cerca di sostituirsi a Dio, la terra al cielo, l’errore alla verità, l’ignoranza alla sapienza, ciò che sta in basso a ciò che sta in alto.
Nel Vangelo vi è scritto “quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso” (Matteo, 15,14). Parabola tragica della vita che condanna chiunque segua “ciecamente” un “cieco” ad inciampare con lui in un “fosso” non appena egli per primo inciamperà. Un travolgimento inesorabile verso un baratro dal quale non si può più risalire. Una cecità allegorica che rappresenta l’assenza della visione di Dio.
La Chiesa e i Fedeli hanno bisogno non di guide cieche che parlano di materia anziché di Spirito ma di pastori. Pastore è Gesù, che conosce per nome ogni pecora del Suo gregge, la chiama a Sé e la ama per come è. Un Pastore che apre il recinto e conduce fuori le Sue pecore, guidandole alla libertà, lontane dalle paure, verso gli orizzonti nuovi della Fede. Un Pastore che cammina davanti alle Sue pecore e indica la via, non qualcuno che sta alle spalle, gridando e agitando il bastone, ma colui che precede, convince e conduce alla vita eterna.
Torniamo ora sulla polemica per le presunte affermazioni del Papa Emerito. Contingenza che ci interessa più come spunto per la disamina che si è appena cercato di affrontare che per il fatto in sé, di cui siamo sicuri ci si dimenticherà ben presto.
Papa Benedetto XVI è stato molto criticato per aver detto che “nozze gay e aborto sono segni dell’anticristo”. Un’espressione mai pronunciata da Papa Ratzinger frutto della distorsione e semplificazione che un certo giornalismo ateo (anticristiano e anticlericale) ha voluto operare in malafede. Quello che il Papa Emerito ha voluto esprimere, rispondendo alla domanda di Peter Seewald (nella biografia del Pontefice intitolata “Benedetto XVI. Una vita”), era un ragionamento più articolato sulla minaccia alla Chiesa dei nostri tempi che “risiede nella dittatura mondiale di ideologie apparentemente umanistiche, contraddicendo le quali si resta esclusi dal consenso sociale di fondo. Ancora cento anni fa, tutti avrebbero considerato assurdo parlare di matrimonio omosessuale. Oggi chi vi si opponga viene scomunicato dalla società. Similmente stanno le cose per l’aborto e la produzione di esseri umani in laboratorio. La società moderna sta formulando una fede anticristica, cui non ci si può opporre senza essere puniti con la scomunica sociale. È quindi più che naturale avere paura di questa forza spirituale dell’Anticristo e ci vuole davvero l’aiuto della preghiera di un’intera diocesi e della Chiesa universale per opporvi resistenza”.
Non a caso il Papa Emerito, parlando con lo stesso giornalista, aveva anticipato che il “sospetto che io mi immischi regolarmente in pubblici dibattiti è una distorsione maligna della realtà”, accusando i giornali tedeschi (che nel 2018 lo criticarono aspramente in occasione della pubblicazione su una rivista tedesca del suo saggio sul rapporto tra Cattolicesimo ed Ebraismo) di voler “silenziare” la sua voce attraverso una “propaganda psicologica. Lo spettacolo delle reazioni della teologia tedesca è così sciocco e così cattivo che è meglio non parlarne. I veri motivi per cui vogliono silenziare la mia voce non voglio analizzarli”.
Benché i tentativi di screditamento nei confronti di Papa Benedetto XVI siano innumerevoli e si facciano continue speculazioni circa il rapporto conflittuale tra i due Pontefici, quello di Papa Ratzinger rimane l’ultimo grande tentativo “katechontico” del mondo Cattolico. Tentativo fallito, per ora, ma non poteva accadere diversamente dato che un tale sconvolgimento ci sarà solo quando il mondo come noi lo conosciamo avrà cessato di esistere.
«È difficilissimo far capire ai nostri contemporanei che vi sono cose delle quali, per la loro stessa natura, non sono da discutersi. Invece di cercare di innalzarsi fino alla verità, l’uomo moderno pretende di farla scendere fino al proprio livello». (René Guénon, “La crisi del mondo moderno).