Morto Savelli, editore che depistò Piazza Fontana verso i camerati e sdoganò la pornografia in Italia

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La sinistra radical chic sta rendendo omaggio, in queste ore, a Giulio Savelli. Un editore di lunga data che, ai più, oggi dirà molto poco. Ma dai soloni del politicamente corretto sta venendo celebrato per pubblicazioni come “Porci con le ali“, e tanti altri scritti che hanno contribuito a fare della sua casa editrice un punto di riferimento per la scena underground dell’estrema sinistra (a sinistra del PCI) degli anni ’70-’80. 
Secondo noi Giulio Savelli andrebbe anzitutto – e non solo – ricordato per una operazione editoriale decisamente meno “underground”, sempre che non si voglia tradurre questa parola inglese come “sotto copertura“. Infatti, il defunto Savelli fu l’editore di un infame libello dal titolo “La Strage di Stato“. Stampato in centinaia di migliaia di copie, e in diverse edizioni, fu il testo che più contribuì a creare una cortina fumogena intorno alla strage di Piazza Fontana, alimentando – per primo – il leitmotiv per cui ogni strage, da lì in poi, sarebbe stata sempre e comunque di “matrice neofascista“, anche senza alcuna prova. Savelli riuscì in una operazione che, ancora oggi, produce ancora tutta la sua forza, come dimostra l’accanimento contro gli imputati per il processo sulla Strage di Bologna
Strano successo quello di un editore indipendente (!?) e senza alcun, apparente, aggancio: nel giro di pochi mesi quella che era poco più di una un’inchiesta (anzi, una “controinchiesta” come andava di moda dire all’epoca) giornalistica, condotta da un anonimo gruppo di militanti (autodefiniti “giornalisti democratici“) e pubblicata da un minuscolo editore “eretico”, arrivò a modificare la percezione collettiva di vicende rilevantissime per lo Stato, criminalizzando un intero ambiente umano e politico che si trovava a destra della Destra. Siamo sicuri, dunque, che oggi è morto un editore indipendente e non un collaboratore (consapevole) del Sistema?
Ma la carriera di Savelli non si esaurisce con “La Strage di Stato”, e le sue innumerevoli ristampe, che ancora oggi si trovano a pochi spiccioli su qualunque bancarella di libri, onnipresenti. Savelli, con pubblicazioni come la già menzionata opera “Porci con le ali“, ha contribuito molto dal 1976 in poi ad avviare in Italia un periodo di liberalizzazione della pornografia e del degrado dei costumi che, fino a quel momento, aveva tutto sommato risparmiato il nostro Paese. Con quell’opera che, nell’immaginario collettivo, potrebbe essere definito come una sorta di risposta italiana a un altro testo cult del degrado giovanile di quegli anni, e cioè “Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino“, Savelli riuscì ad attivare un vero e proprio effetto valanga sul tema.
Un “effetto valanga” che, come spesso accade, finì però col colpire anche i suoi stessi apprendisti stregoni. Facendo una analisi retrospettiva, infatti, le opere “underground” di Savelli rappresentarono anche una delle principali fonti che contribuirono a creare il cosiddetto “riflusso” nell’estrema sinistra che, nel giro di pochi anni, passò dalla lotta armata e militante, alle rivendicazioni del diritto alla felicità e all’uso di droghe. L’opera editoriale di Savelli fu, perciò, una polpetta avvelenata per gli stessi compagni, fiaccati molto più dal cedimento del loro fronte interno, che non dagli arresti o dai processi giudiziari.
Una storia abbastanza misera, dunque, culminata in un “riflusso” che segnò la storia personale dello stesso Savelli, anche se forse sarebbe più giusto parlare di “rigetto“, come fa il corpo quando espelle un organismo estraneo che gli viene trapiantato dentro. Così da “eretico” quale non è mai stato, Giulio Savelli negli anni Novanta divenne deputato di Forza Italia. Insieme ad una pattuglia di tanti altri ex-comunisti ed antifascisti di vecchio corso (es. Cicchitto, Bondi, etc.) il nostro editore underground terminò la sua lunga stagione politica alla corte di Silvio Berlusconi.
Ipocrisia ed incoerenza? Niente affatto. Berlusconi ed il suo impero mediatico hanno rappresentato, in Italia, esattamente quello sdoganamento del trash e dello squallido/pornografia su cui Savelli si era tanto impegnato in gioventù, col placet dell’intellighenzia antifascista dell’epoca (che oggi lo piange, commossa) che applaudiva alla pornografia esibita come forma militante di suprema libertà. Uno sdoganamento che, oggi, consente anche alle cose più lugubri e immorali di diventare prima arte e poi intrattenimento, in una evoluzione dove tutto è “pop” e deve essere dato in pasto al pubblico. 
A ben guardare, allora, oggi è morto un “porco” (ma “con le ali“, s’intende!)

www.repubblica.it – Pubblicò anche la controinchiesta che svelò la pista nera della strage di piazza Fontana.

È morto a Roma, all’età di 78 anni, Giulio Savelli, l’editore che con i suoi titoli aveva rappresentato più di altri la “nuova sinistra” italiana negli anni Sessanta e Settanta. Tra i 1.200 libri pubblicati dalla sua casa editrice restano nella memoria collettiva “La strage di Stato” (1970), controinchiesta sulla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, e, soprattutto, “Porci con le ali” (1976).

Con la pubblicazione nel 1970 della controinchiesta sulla strage di piazza Fontana, “La strage di stato”, la casa editrice Savelli si afferma come uno dei maggiori punti di riferimento per la sinistra extraparlamentare. Nell’ottica della ricerca di nuovi linguaggi editoriali la casa editrice intraprende alcune iniziative volte ad esempio alla promozione del fumetto, che nel contesto culturale italiano è ritenuto un genere letterario secondario, e alla diffusione delle canzoni popolari di protesta, attraverso la pubblicazione di numerosi canzonieri: i titoli in questo senso più rilevanti sono certamente l’edizione italiana del volume svedese “Il libro di storia” nel 1974, una controstoria del mondo raccontata a fumetti e dedicata a bambini rivoluzionari e adulti, e “L’ammazzapreti. Canti satirici e anticlericali” del 1973, probabilmente il primo libro accompagnato da un disco sonoro che sia stato venduto in Italia.

Ma L’impresa che consacra la casa editrice come una delle più rilevanti nel panorama controculturale è tuttavia il lancio nel 1975 della collana “Il pane e le rose”, ideata da Audino in collaborazione con i redattori dell’eponima rivista torinese, Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice. La collana è dedicata in particolare al tema della libertà dei costumi e degli orientamenti sessuali nelle diverse prospettive di genere, specie quella femminile e quella omosessuale, con una particolare attenzione alla condizione degli adolescenti e con l’intento di approfondire il nesso tra quotidiano, personale e politico.

Tra i titoli della collana, il più noto è il romanzo “Porci con le ali” del 1976, scritto da Ravera e Lombardo Radice con la copertina disegnata da Pablo Echaurren. E’ il diario politico-sessuale di due giovani, Rocco e Antonia, due adolescenti romani iscritti al liceo classico Mamiani di Roma. Il linguaggio aderente alla realtà e la verosimiglianza delle esperienze narrate contribuiscono a farne un bestseller. La casa editrice chiude nel 1982. Savelli, che era sposato con la giornalista Pialuisa Bianco, approderà poi in Parlamento negli anni Novanta con Forza Italia.

Un altro segmento molto importante e quasi pionieristico è stato quello della pubblicazione di libri dedicati alla musica in un periodo storico in cui è difficilissimo reperire informazioni a riguardo. Nel 1978 nasce così la collana “La chitarra, il pianoforte e il potere” che andrà avanti fino al 1982, caratterizzandosi già a partire dal nome per uno sguardo fortemente politicizzato sulla musica del periodo, cantautori in primis come Luigi Tenco e Lucio Dalla (“Cercando un altro Egitto”, una guida per le nuove generazioni ai cantautori),  allargandosi anche ad alcuni dei personaggi più interessanti e “ribelli” della scena internazionale come Lou Reed, Bob Marley, Patti Smith, Bob Dylan, Jim Morrison o gli stessi Beatles di cui vengono tradotti i testi e viene analizzata l’opera degli artisti in rapporto al contesto sociale e culturale in costante trasformazione tipico del periodo storico. Non a caso il tema musicale viene anche ripreso nella collana “Controcultura” in modi fortemente polemici nei confronti della gestione delle multinazionali del disco e degli organizzatori di concerti con titoli come “I padroni della musica”.

Anche questo lavoro così fuori dagli schemi dell’editoria del tempo (insieme a quello di altre case editrici come Lato Side e Arcana) lascerà un’importante traccia sul modo di trattare il tema musicale di riviste come “Gong” e “Muzak” che sarà critico e militante e non accondiscentente come avverrà in futuro nei confronti delle rockstar.

Un altro elemento importante e caratterizzante sta nella cura della veste grafica delle copertine che utilizza molto spesso i disegni di Pablo Echaurren su sfondo bianco in maniera molto simile a quella della compagna-concorrente Lato Side che, sempre su fondo bianco, utilizza per la sua collana musicale illustratori che vanno da Guido Crepax a Emanuele Luzzati. Si tratta insomma di un tipo di editoria nuova che, oltre a trattare temi inusuali e spesso scomodi va a pescare tra i migliori nuovi talenti della cultura, della musica, del giornalismo d’inchiesta. La casa editrice non riuscirà però a sopravvivere a lungo e dopo un periodo a metà anni ’70 in cui viene in qualche modo autogestita dai redattori finirà per chiudere definitivamente le pubblicazioni agli inizi degli anni ’80. Il mondo era cambiato di nuovo.