La crisi economica NON è dovuta al virus – 3 – Orientamenti economici

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La crisi economica NON è dovuta al virus.
Guida semplice per smascherare la truffa in corso.
Dopo le prime due puntate di Orientamenti economici, proseguiamo il nostro speciale dedicato all’economia volto a spiegare, in modo semplice, i segreti che stanno alla base degli interessi e della moneta.
PARTE III
L’euro, la trappola degli interessi da pagare su una moneta creata dal nulla e le menzogne bancarie.
Alla fine degli anni ottanta per diverse ragioni storiche, economiche e politiche, l’allora leader del partito di centro CDU (L’Unione Cristiano Democratica di Germania), nonché cancellerie della Germania Occidentale (in seguito lo sarà anche della Germania unita), Helmut Kohl fu la figura che più di qualunque altra spinse per la riunificazione tedesca. In quegli anni, il Presidente della Repubblica francese, François Mitterrand, preoccupato dalla possibilità di riunificazione della Germania, propose a Kohl un accordo che se da un lato prevedeva un atteggiamento tollerante da parte della Francia rispetto alla volontà tedesca di riunificazione, dall’altro richiedeva alla Germania di abbandonare il marco in favore dell’adozione di una moneta unica, l’euro appunto. Il cancelliere tedesco accettò la proposta: il 3 ottobre del 1990 si assistette alla riunificazione ufficiale della Germania, il 7 febbraio 1992 si stipulò il Trattato di Maastricht e il 1° gennaio 2002 in 12 paesi dell’UE, con l’entrata in circolazione di monete e banconote, si assistette al passaggio a una nuova valuta.
Proprio dalla data ufficiale dell’entrata in circolazione dell’euro, la banca centrale europea (BCE) è l’istituzione centrale dell’Unione economica e monetaria responsabile della politica monetaria della zona euro. La banca centrale europea è ufficialmente di proprietà delle banche centrali degli Stati che ne fanno parte, quindi dato che le banche centrali sono controllate da società private, la stessa BCE è una società privata. Alcuni, leggendo lo statuto delle banche centrali, potrebbero obiettare e continuare a sostenere che quest’ultime in realtà (proprio come riportato nel loro statuto) sono degli istituti di diritto pubblico. Per carità, tutto vero. Peccato, però, che rispetto alle belle favolette che ci vengono raccontate, la realtà è ben diversa: le banche centrali sono istituti di diritto pubblico i cui partecipanti, ovvero gli azionisti, sono privati e di certo non si limitano semplicemente a nominare il board (i componenti del consiglio superiore). Inevitabilmente, gli azionisti privati esercitano una certa influenza sui componenti del consiglio superiore e questi, dato che sono nominati dagli azionisti stessi, risponderanno ovviamente ai loro interessi. La BCE tra i vari compiti e poteri, ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro.
Dunque, cerchiamo di mettere in chiaro subito un punto fondamentale:
La banca centrale crea moneta dal nulla?
, proprio cosi.
Cosa significa creare moneta dal nulla?
Quando la banca centrale crea moneta dal nulla non c’è un effettivo aumento di debito, ma significa che se la banca centrale crea moneta dal nulla nel passivo viene inserita la somma del valore di banconote stampate, nell’attivo invece, questo valore viene contabilizzato a seconda della funzione a cui la moneta viene destinata: se viene utilizzata per fare un prestito al sistema bancario, sarà iscritta nell’attivo per crediti verso il sistema bancario; se compra dei titoli di stato in attivo, sarà iscritta come titoli di stato (immobilizzazioni finanziarie) e cosi via.
A prescindere da ciò, tuttavia, il dato di fatto è che la moneta comunque ha un valore: posso utilizzarla per fare la spesa al supermercato, per compare un libro, un automobile ecc.
Inoltre, qui veniamo alla prima “grande” scoperta, se per esempio dopo aver stampato moneta la banca centrale decidesse di stracciare tutte le banconote create, non accadrebbe nulla perché nessuno si indebiterebbe. Ricordate quello che abbiamo detto in precedenza?!
Quando la banca centrale crea moneta dal nulla non c’è un effettivo aumento di debito.”
Come ci insegnano nei corsi base del primo anno di una qualsiasi facoltà di economia, i bilanci, secondo le regole della partita doppia, sono composti da un “Dare e Avere” la cui somma si annulla. In passato infatti, quando veniva creata una banconota la si inseriva nel passivo (avere) dello stato patrimoniale, proprio perché nell’attivo (dare) si trovava l’oro che rappresentava un’attività. Di conseguenza, si assisteva a una convertibilità di una passività in oro. Come ben sappiamo, oggi la convertibilità della moneta in oro non è più presente; tuttavia, convenzionalmente, nel momento in cui viene creata moneta dal nulla, la somma del valore delle banconote stampate rimane iscritta al passivo dello stato patrimoniale della banca centrale, mentre nell’attivo viene inserita una voce (la cui funzione rappresenta solo un adempimento alla logica della partita doppia) che prende il nome di “cassa”.
Alla faccia del linguaggio verboso e tecnocratico dei burocrati e dei burattinai di Bruxelles, senza troppi tecnicismi e appellandosi alle nozioni di base delle principali materie economiche, molto semplicemente questo è ciò che avviene e che di certo televisione e media mainstream preferiscono non raccontare.
Non solo, la banca centrale per di più gode del beneficio di poter operare con un patrimonio netto negativo, il cosiddetto “equity”, che non può essere concesso nemmeno agli istituti bancari privati. Nel documento n° 169 della BCE (aprile 2016) dal titolo “Profit distribution and loss coverage rules for central banks”, la nota n°7 a pagina 14 recita testualmente che:
Le banche centrali sono protette contro l’insolvenza a causa della loro capacità di creare denaro e possono perciò operare con patrimonio netto negativo”.
Tale nota scioglie qualsiasi tipo di dubbio: la banca centrale è protetta dall’insolvenza (non può fallire) grazie alla possibilità di stampare moneta che gli permette comunque di operare anche qualora avesse un patrimonio netto negativo.
Detto ciò, è abbastanza facile comprendere come la richiesta di interessi su una moneta creata dal nulla innesti un metodo ben poco virtuoso che, anziché supportare e aiutare gli stati e i popoli, intende piuttosto schiacciare i primi per poi poter schiavizzare i secondi favorendo una ristrettissima oligarchia bancaria.
I soldi depositati in banca? Non fruttano. Gli interessi bancari sono una menzogna.
Ma come? Vi starete domandando come si possa scrivere un titolo del genere! “Gli interessi bancari sono una menzogna”. Ed effettivamente la vostra banca vi ha promesso – con grandi sorrisoni e qualche mega-Presidente ben pettinato nello spot che vi ha convinto ad aprire lì il vostro conto corrente – degli interessi sui soldi versati. Magari un ottimo 3% di rendimento annuo: non male! Peccato che vi hanno mentito. Perché?
Anzitutto perché la mera speculazione finanziaria è un gioco a somma zero: se c’è chi guadagna, è perché qualcuno da qualche altra parte ha perso una cifra uguale. L’economia reale non è mai a somma zero: quando compro un oggetto, ci guadagna il venditore, ma anche io ho in ogni caso un oggetto di un certo valore. Perché questo avvenga, occorre che l’economia sia produttiva di merci fisiche, di beni reali. E la finanza è improduttiva. (vedi le note)
Si deve parlare di un vero e proprio miraggio circa gli interessi che mantengono il potere d’acquisto dei nostri risparmi. Del resto il trucco è semplice e somiglia ad una truffa da dilettanti. Per esempio: se metto in banca 1000 euro al 3% annuo, dovremmo avere – sulla base della promessa fatta dal sorridente Amministratore Delegato – il doppio in 24 anni; al 6%, il capitale sarà raddoppiato in 12 anni; al 12%, come promettono alcuni prodotti finanziari creativi, in soli 6 anni.
La prima grande truffa sta nel fare delle proiezioni che sono puramente statistiche, anzi, statistiche non lo sono affatto. E’ mera teoria, perché la statistica ci dice, invece, che negli ultimi 100 anni ci sono state due guerre mondiali, dozzine di deflazioni, inflazioni, svalutazioni, crolli della Borsa, shock petroliferi, etc. che in un battito di ciglia hanno bruciato risparmi e capitali investiti. Ma tutto questo il tizio in giacca e cravatta non ve lo dice. Ops!
Allora potreste ribattere che, nei prossimi anni il mondo sarà decisamente migliore e più stabile di quanto non lo sia stato fino ad oggi. Il mondo è in pace (non è vero: mentre scriviamo ci sono decine e decine di guerre in corso!) e l’economia va bene (altra menzogna). Ma anche se il mondo fosse pacifico come l’Eden:
l’accumulo degli interessi sarebbe un miraggio. Per ragioni matematiche. Un centesimo investito ai tempi di Gesù al tasso composto del 4% annuo poteva già comprare, nel 1750, una palla d’oro del peso della Terra; nel 1990, l’ammontare sarebbe pari a 8190 palle d’oro grandi come il nostro pianeta. E’ la prova matematica che il pagamento degli interessi, in un lungo periodo di tempo, è rigorosamente impossibile. (vedi le note)
Vi sentite degli asini? E’ esattamente a questo che servono gli interessi: è la carota che le banche fanno dondolare davanti agli ignari correntisti (medio-piccoli), affinché questi continuino a tirare avanti la carretta dell’economia reale. Questo crea un corto circuito sul tessuto produttivo: le imprese vengono costrette a crescere, anche se non c’è alcuna domanda in eguale crescita proveniente dall’economia reale. L’economia viene drogata affinché cresca in direzioni e con velocità che nessuno le ha chiesto, ma solo per cogliere il miraggio dell’interesse o, peggio, per pagare degli interessi sul debito contratto proprio per crescere. Necessità di crescita, ripetiamolo, creata ad arte dall’economia finanziaria (non quella reale).
E perché l’economia reale dovrebbe crescere oltre le proprie necessità? Per lo stesso motivo per il quale abbiamo una diffusa obesità o perché abbiamo quasi due auto a persona nei paesi sviluppati: è il dogma della società dei consumi. Il paradigma dell’autosufficienza o del benessere è stato, da tempo, soppiantato dal consumo fine a se stesso. La pubblicità, gli influencer, l’obsolescenza programmata, l’innovazione tecnologica, etc. tutto concorre a renderci schiavi di cose inutili che ci obbligano a farci schiavizzare per averle: lavorando più del dovuto, accettando di indebitarci, acquistando cose che non ci servono. E il meccanismo è così perfetto che quando abbiano esaurito tutto ciò che potevamo comprare, questo vortice ci invita a fare di più: ad arricchirci mediante la medesima logica del consumo. Ecco così che nasce la tendenza dei risparmiatori a riversare in Borsa i propri risparmi, desiderosi non di conservare il loro gruzzoletto (che potrebbero tenere comodamente sotto al materasso o in banca) ma buttandolo in Borsa, per fare altri soldi con cui comprare altre cose (inutili).
Nascono, così, le periodiche bolle finanziarie speculative, che sappiamo tutti come vanno a finire. Cambiano gli anni, gli scenari o i settori coinvolti, ma quello che è sempre, sempre, uguale è una cosa sola: le Banche non ci perdono mai. Mai. Il sistema bancario ha ormai fatto tesoro dell’esperienza di crisi come quella del 1929 e, solo molto raramente, capita che una Banca possa rischiare seriamente in situazioni di crisi. Perché questa abilità? Molto semplice, perché la crisi è generata strutturalmente dall’attitudine delle Banche di remunerare tantissimo il capitale/investimento e molto meno, in proporzione, i salari cioè il lavoro. Questo crea una asimmetria fra economia finanziaria e reale, dove la prima produce flussi anche 600 volte della seconda con una sola macroscopica differenza: quella finanziaria, tecnicamente, non esiste.
Tutto questo genera un fenomeno tutt’altro che naturale: l’inflazione. Vocabolario alla mano, dicasi “inflazione” per indicare l’aumento prolungato del livello medio generale dei prezzi di beni e servizi in un determinato periodo di tempo, che genera una diminuzione del potere d’acquisto della moneta. Ma la vera domanda è: cosa genera l’inflazione? Si crede, in economia e nella vulgata generale che l’inflazione sia un fenomeno spontaneo, quasi imprevedibile. Falso. Essa è, in larga parte, dovuta proprio a quanto sopra descritto circa gli interessi e della sovra-retribuzione del capitale. E’ proprio il risultato dell’indebitamento colossale, rispetto alle loro entrate, di individui e soprattutto di enti, imprese e stati.
A chi giova dall’indebitamento di persone e imprese? Suvvia, sapete già la risposta: le banche! E perché? Perché maggiori debiti significano maggiori interessi da pagare su di questi. Si capisce allora perché, in un dato Stato sviluppato (es. la Germania), l’indebitamento possa crescere anche tre o quattro volte più velocemente del PIL di quello stesso Paese. Come nel mito di Sisifo – che costringe il protagonista a trascorrere la vita a portare un masso in cima a un monte, da cui è inevitabilmente destinato a rotolare giù – le economie dei Paesi sono “costrette” dal sistema a indebitarsi per crescere e, viceversa, a crescere per poi indebitarsi.
Per evitare tutto questo gli Stati hanno (o sarebbe meglio dire, avrebbero) un facile strumento per gestire l’inflazione, cioè la stampa di banconote. Tecnicamente gli Stati potrebbero farlo ma, nei fatti, questo potere è stato sottratto alla gestione pubblica ed affidati ad enti di diritto privato che esercitano de jure un aspetto fondamentale della sovranità per nome e conto degli Stati senza rispondere a questi ultimi de facto.
Ma della gestione e della creazione di moneta, e non solo, ne parleremo nella prossima puntata.

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Ndr: tutte le citazioni dello speciale sono tratte dall’ottimo libro “Schiavi delle banche” di Maurizio Blondet a cui si rimanda per ogni approfondimento
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