Virus e società del controllo: presto “obbligatorio” il braccialetto elettronico?

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Alcuni si chiedono quali conseguenze potrà porre, sul piano legale e della privacy, la app “Immuni“. Tanto discussa non solo perché i suoi azionisti sono fra le principali famiglie “bene” del nostro Paese (dai Berlusconi a tanti altri), ma anche perché come denunciato dai nostri 007, parti di codice potrebbero essere già “infetti” e prestare il fianco a macroscopiche fughe di informazioni. Il tema, poi, verte sulla sua obbligatorietà: il Governo giura che non sarà mai obbligatoria ma, come abbiamo già denunciato, si procederà probabilmente a vietare l’accesso ad alcuni luoghi o attività sociali a chi ne è sprovvisto. Pensate sia fantascienza o solo una delle tante minacce che mai si traducono in fatti concreti? Attenzione, perché la modifica delle abitudini e delle percezioni collettive è il primo passo per successivi adeguamenti normativi che cristallizzano l’involuzione del sistema da cui poi è impossibile tornare indietro. Una prova è la nascita di dispositivi alternativi e che integrano, concettualmente e materialmente, alle app di tracciamento ma, sono forse ancora più subdoli. Propria una azienda italiana è, infatti, all’avanguardia nella creazione di braccialetti elettronici in grado di registrare i contatti fra persone e monitorarne il rispetto del distanziamento sociale. Questo braccialetto potrà essere utilizzato all’interno di luoghi chiusi, ma anche all’aperto in situazioni dove l’accesso è controllato, ma non è semplice utilizzare altre tecnologie, come smartphone e termocamere. Cosa dite? Che mai lo indosserete e vi ribellerete allo Stato? Certo, potete farlo, ma sarà il settore privato ad imporvelo e non lo Stato. Sarà il vostro datore di lavoro a obbligarvi, oppure, la palestra dove andate da tanti anni e dove avete tutti i vostri amici, e via discorrendo. Infatti, già alcune aziende stanno obbligando i loro dipendenti ad indossarlo, senza dover attendere che sia il Governo ad imporlo a tutti. Musei, villaggi, centri benessere, etc. tutti luoghi dove sarà sempre più frequente (e invasiva) la presenza di questi aggeggi e, dopo che ci saremo abituati, accettare la app “Immuni” (o chi per lei) del Governo non sarà più così difficile… E’ solo questione di tempo.

www.ansa.it – È un prototipo, misura la distanza di sicurezza e la temperatura corporea.

Dal mondo della tecnologia un aiuto contro il nuovo coronavirus: un braccialetto intelligente per la fase 2 dell’emergenza, in grado di misurare la distanza di sicurezza e la temperatura corporea. Si chiama ‘iFeel-You’, ed è un prototipo realizzato dal gruppo di ricerca Dynamic Interaction Control Lab dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, coordinato da Daniele Pucci.

Si tratta di un centro specializzato nella creazione di dispositivi indossabili in grado di monitorare alcuni paramenti, come la posizione e la velocità di movimento. “Il braccialetto iFeel-You – si legge in una nota dell’Iit – utilizza algoritmi e tecnologie ideate per creare la tuta sensorizzata An.Dy, capace di registrare e misurare sia la postura del corpo, anche durante movimenti rapidi, che gli sforzi compiuti durante le attività lavorative”. Quando è in prossimità di un altro dispositivo, emette un segnale radio di allerta che utilizza un protocollo di comunicazione sviluppato dall’Iit, compatibile con lo standard Bluetooth.

“È un dispositivo che potrà essere utilizzato all’interno di luoghi chiusi, ma anche all’aperto in situazioni dove l’accesso è controllato, ma non è semplice utilizzare altre tecnologie, come smartphone e termocamere”, spiegano i ricercatori dell’Iit. “Oltre alle realtà produttive, quindi, il braccialetto potrà trovare applicazione all’interno di villaggi turistici, centri benessere, aree sportive e parchi di divertimento. In caso di superamento della distanza di sicurezza – spiegano gli esperti – il braccialetto può, infatti, memorizzare l’identificativo del dispositivo vicino, dando così la possibilità di ricostruire, se necessario, i contatti con una persona risultata positiva al virus. L’ulteriore sviluppo del dispositivo – concludono – sarà possibile grazie al supporto di aziende e investitori”.