Trump lancia Obamagate e accusa i social di essere di sinistra

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Trump lancia la sua battaglia finale: Obamagate. In questi giorni di Pandemia, con decine di migliaia di morti e un Paese che fa fatica a ripartire, stiamo assistendo ad una probabile svolta epocale nell’America di Trump. Si, perché sempre lui, il Tycoon Donald Trump ha iniziato l’affondo finale al Deep State americano, quel sistema affaristico legato a banchieri, imprenditori, politici, militari e grandi industriali che ha dominato gli Stati Uniti da sempre. Sia chiaro, a noi tutto questo non tange. Infatti, se a Cartagine si sta combattendo una guerra civile fra sistemi di potere, a Roma poco importa: Cartagine è e rimarrà il nemico, che al comando vi siano i Neocon di Killary Clinton e Obama o la nuova combriccola di Trump.
Ciononostante, di riflesso tutto il mondo potrà trarre giovamento dalla battaglia in atto. Come tutti sanno infatti, fin dalla vittoria alle elezioni, Trump ha avuto contro tutti: il governo, i mass media – americani come italiani ed europei- la finanza, la Corte Suprema, giudici costituzionali, il Senato e pure alcuni membri del partito Repubblicano. Tutti, nessuno escluso. Con il tempo, però, le cose sono lentamente cambiate. Per prima cosa le false accuse sul Russiagate e sull’Ukrainegate sono cadute: Trump è stato provato innocente in entrambe. E questa è stata la più grave sconfitta per l’establishment, o la “palude” (The Swamp) come la chiama il presidente-affarista.
I Dem., Hillary Clinton in primis, avevano puntato tutto sul dimostrare Trump colpevole di essere diventato presidente grazie all’aiuto del suo “caro amico” Putin. Ma non è stato affatto così. Trump è innocente da ogni accusa, ed ora è iniziato il contrattacco da parte della nuova enclave di potere che lui vuole sostituire alla palude Neocon.
Ma a cosa stiamo facendo riferimento nello specifico? Cosa è questo Obamagate? Obamagate è il nuovo caso politico-giudiziario che sta infiammando gli USA e che Trump già festeggia su Twitter. (E con festeggia intendiamo proprio un Tweet al giorno con scritto in maiuscolo OBAMAGATE). All’origine di questo scandalo ci sarebbero le ultime tre settimane al governo di Obama in cui, il presidente uscente, avrebbe fatto di tutto per ostacolare il lavoro di Trump. In poche parole malversazione, malgoverno e abuso di potere con l’unico scopo di bloccare una corretta azione politica. Ma non solo, pare che tutte le prove a sostegno del famoso Russiagate siano state fabbricate da Obama, Joe Biden e numerosi altri componenti del governo di allora. Obama avrebbe quindi abusato dei poteri di agenzie come l’FBI e la CIA per creare false accuse e intralciare il lavoro del Tycoon.
Sta succedendo di tutto e di più fra Washington, la Casa Bianca e gli altri centri di potere americani, ma quello che più ci interessa è un tweet rilasciato da Trump qualche giorno fa. Qui il Tycoon scriveva: “La Sinistra Radicale è in completo controllo di Facebook, Instagram, Twitter e Google. L’amministrazione sta lavorando per rimediare a questa situazione illegale. State collegati, e mandate nomi ed eventi. Grazie Michelle!”
Niente di nuovo, lo sapevamo, lo sapevate e lo sapevano tutti che le grandi agenzie dei Social – Zuck. in primis- avessero un ben preciso orientamento politico. Lo sanno benissimo i nostri lettori che hanno assistito a tutti i ban ricevuti dalla nostra pagina; non ultimo la settimana scorsa. Le cose cambieranno? Speriamo. Come non lo sappiamo, ma, nella battaglia culturale e sociale che si sta combattendo da tempo sui social, sarebbe una grande vittoria poter ricevere almeno un trattamento equo.
Strappare dalle mani della sinistra liberal i social sarebbe davvero un colpo da maestro. Sarebbe un po’ come togliere dalle mani di certi giornalisti della sinistra global il compito di “scovare le fake news”. Fermo restando che, come dicevamo prima, poco importa che ci siano Trump o Obama, Clinton o Bush: l’America rimane e rimarrà sempre il nemico. Il suo problema è infatti fondativo; sono i suoi falsi valori e falsi miti a renderla una grave minaccia per ogni vera Civiltà, ogni Kultur. Di contro, trarre vantaggio dalle guerre intestine dei nostri nemici è una strategia più che valida. Senza farci trascinare nel tifo da stadio, rimanendo retti e severi sul nostro arduo cammino noi continueremo a marciare sulla via della Tradizione. E niente potrà fermarci.

www.ilgiornale.it – Decadute tutte le accuse contro il generale Michael Flynn, primo consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, ora l’attenzione si sposta sulla condotta dei funzionari di Obama. Il giornalista Gleen Greenwald: “Abusi di potere”.

L’Obamagate, ovvero la controinchiesta dell’amministrazione Trump sulle origini del Russiagate e sulla fabbricazione delle false prove al fine di provare la collusione fra la Campagna di Trump e il Cremlino all’indomani delle elezioni presidenziali del 2016, è al centro del dibattito politico americano.

Come riportato da InsideOver, il caso potrebbe travolgere i vertici delle agenzie governative di allora – l’ex direttore dell’Fbi James Comey e l’ex vicedirettore Andrew McCabe, l’ex capo della Cia John Brennan, James Clapper, ex direttore dell’intelligence – oltre allo stesso ex presidente Barack Obama e Joe Biden, candidato dem alle prossime elezioni presidenziali. Tutti coinvolti nel grande “complotto” contro Donald Trump, che ora ha sete di vendetta.

Al centro c’è Michael Flynn, primo consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, vittima eccellente del Russiagate. Il Dipartimento di Giustizia ha affermato di aver concluso che l’interrogatorio di Flynn da parte dell’Fbi era “ingiustificato” e che è stato condotto “senza alcuna legittima base investigativa”. Com’è emerso la scorsa settimana, su richiesta dei legali di Flynn, un giudice federale statunitense ha desecretato documenti del Federal Bureau of Investigation (Fbi) che dimostrano come l’ex consigliere di Trump stato vittima di un “piano deliberato” del bureau allo scopo di incastrarlo. Tali rivelazioni hanno portato il Dipartimento di Giustizia a ritirare ogni accusa contro il generale.

Come spiega The Intercept, testata di orientamento liberal non certo vicina all’amministrazione Trump fondata dal giornalista investigativo Gleen Greenwald, i documenti recentemente diffusi rivelano che la condotta dell’Fbi, sotto la guida dell’ex direttore James Comey e dell’allora vicedirettore Andrew McCabe (che fu costretto a lasciare il bureau dopo essere stato sorpreso a mentire agli agenti ), “era impropria” e animata da un grave pregiudizio politico. Innanzitutto, nota Greenwald, non si capisce perché l’Fbi abbia dovuto interrogare Flynn per le sue conversazioni con l’ambasciatore russo Kislyak. “Non c’è nulla di lontanamente spiacevole o insolito – o di criminale – in un funzionario senior della sicurezza nazionale che sta per insediarsi e che si rivolge a una controparte in un governo straniero per cercare di ridurre le tensioni” sottolinea Greenwald. Ciò che rivelano i documenti resi noti nell’ultimo mese, sottolinea Greenwald, è che “i poteri delle agenzie dello stato di sicurezza – in particolare l’Fbi, la Cia, l’Nsa e il Doj – sono stati sistematicamente abusati” per “fini politici piuttosto che legali“.

Flynn, nota Greenwald, “è un generale falco di destra, le cui opinioni sulla cosiddetta guerra al terrorismo sono lontani dalle mie convinzioni“. Ciò, sottolinea, “non rende giustificata la sua azione penale. Le opinioni di Flynn su una persona o sulla sua politica (o quelle dell’amministrazione Trump in generale) non dovrebbero assolutamente influire sulla valutazione della giustificabilità di ciò che il governo degli Stati Uniti ha fatto“. In generale, è tutto l’impianto accusatorio del Russiagate a vacillare, secondo le ultime rivelazioni. Come riportato anche da InsideOver, l’ex capo della Cia John Brennan e acerrimo nemico del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo alcuni documenti recentemente declassificati dal capo dell’intelligence Richard Grenell, avrebbe “occultato” alcune informazioni essenziali sulle presunte interferenze russe nelle elezioni presidenziali del 2016. Lo scopo era quello di alimentare la narrativa della collusione fra la Campagna di Trump e Mosca. Come spiega Federico Punzi su Atlantico Quotidiano, Brennan avrebbe nascosto informazioni di intelligence in contraddizione con le conclusioni del gennaio 2017 secondo cui la Russia aveva interferito nel processo elettorale per aiutare Trump e danneggiare Hillary Clinton. A questo si aggiunge il fatto che la società privata incaricata dal Comitato nazionale democratico di esaminare i propri server dopo l’hackeraggio della primavera 2016, non avrebbe in realtà una prova certa che i russi abbiano rubato le email che poi Wikileaks avrebbe diffuso.