Le conseguenze della maternitá surrogata ai tempi del Covid-19

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Possono essere davvero sconcertanti le conseguenze determinate dalla “combo” tra maternità surrogata e pandemia da Covid19!
Una cinquantina di bimbi nati da madri surrogate si trova in attesa, in una hall di un albergo di Kiev, delle coppie che li hanno “ordinati”, i cosiddetti genitori internazionali, bloccati dal virus nei loro paesi. Si sta ponendo, oltre alla terribile questione della lesione dei diritti umani, anche un’antipatica questione dal punto di vista giuridico. Non essendo registrati all’anagrafe, non hanno nome, non hanno cittadinanza, non hanno un tutore legale… è come se a livello giuridico non esistessero!
La denuncia è arrivata da più parti e questo sta a dimostrare quanto la situazione determinatasi possa andare fuori controllo! 
Ci resta soltanto che augurarci che tutti questi bambini possano raggiungere una famiglia al più presto e non invece per qualsiasi ragione, come già successo purtroppo, essere respinti… una delle più orrende conseguenze della maternità surrogata.
Ma oggi non staremo qui a ripetere ciò che la maternità surrogata genera… per oggi basta questo… 

(tratto da www.corriere.it) – «L’Ucraina è diventata un negozio per la vendita incontrollata di neonati». Lo sfogo di Mykola Kuleba, commissario per i diritti dei bambini del presidente. Sono almeno 100 i neonati «parcheggiati» nella cliniche in attesa dei genitori. (di Monica Ricci Sargentini)

La pandemia da coronavirus ha fatto emergere la realtà del mercato della maternità surrogata in Ucraina e la mancanza di tutela per i diritti dei neonati. Ieri Mykola Kuleba, il commissario del presidente ucraino per i diritti dei bambini, ha messo il dito nella piaga con un lungo sfogo su Facebook: «La maternità surrogata in Ucraina viola i diritti dei bambini. La situazione creata dai neonati in un hotel mostra ancora una volta la mancanza di rispetto dei diritti umani per i nati da madri surrogate. Semplicemente l’Ucraina è diventata un negozio online internazionale per la vendita di neonati. E non sappiamo nemmeno quali siano veramente i numeri».

Nel limbo

Il governo è alle prese con un centinaio di bambini commissionati da cittadini stranieri che, causa lockdown, non sono riusciti ad andarli a prendere. «Ma se la quarantena sarà estesa diventeranno migliaia» ha detto ieri alla France Prese l’ombudswoman ucraina per i diritti dell’infanzia Lyudmila Denisova sollecitando il governo a trovare una soluzione immediata al problema. Si tratta di bambini non ancora registrati all’anagrafe, senza cittadinanza, nome, tutore legale. Al momento, secondo i dati forniti da Denisova sono 51 i neonati sistemati nella hall dell’Hotel Venezia a Kiev, tutti nati grazie ai servizi dell’agenzia Biotexcom che rappresenta la più grande fetta del mercato nel Paese. I genitori intenzionali, come vengono chiamate le coppie che si rivolgono alla maternità surrogata, provengono da dodici Paesi: Cina, Stati Uniti, Italia, Spagna, Gran Bretagna, Francia, Germania, Bulgaria, Romania, Austria, Messico e Portogallo. «Il problema non è stato ancora risolto — ha spiegato Denisova che in questi giorni ha incontrato i rappresentanti delle diverse ambasciate —. Stiamo lavorando a un meccanismo per uscire dall’impasse». Alcuni Paesi, come l’Italia e la Francia dove la maternità surrogata è vietata, si sono rifiutati di fornire alle coppie una dichiarazione d’urgenza per viaggiare nonostante il lockdown. L’ambasciatore italiano a Kiev Davide La Cecilia ha risposto a un appello lanciato dalla Rete italiana contro l’utero in affitto dicendo di aver «guardato con grande disagio e preoccupazione le immagini del video diffuso in rete dalla Biotexcom di Kiev dei neonati radunati in una stanza in attesa dello sblocco della situazione che li riguarda e non esito a definirle aberranti».

I prezzi
Sono circa cinquanta le cliniche in Ucraina che offrono servizi di Gestazione per altri a prezzi imbattibili rispetto agli Stati Uniti: tra i 40mila e i 65mila euro contro i 150mila dollari degli Usa. La crisi economica ha spinto molte donne ucraine a rendersi disponibili alla pratica. Il loro compenso si aggira sui 30mila euro.

In Italia
Come saranno trascritti gli atti di nascita di questi bambini una volta rientrati in Italia? Una sentenza della Cassazione a Sezioni Unite nel 2018 ha stabilito che debba essere registrato solo il genitore biologico. È quanto si augura la Rete italiana contro l’utero in affitto che in risposta all’ambasciatore scrive: «Chiediamo inoltre che qualora – in seguito a eventuale sblocco delle frontiere – i bambini venissero portati in Italia, non si proceda in nessun caso a trascrizione automatica dell’atto di nascita registrato in Ucraina. In conformità con la legge vigente nel nostro Paese e con la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione -che ribadisce il superiore interesse del minore alla verità sulle proprie origini- all’anagrafe dovrà infatti essere trascritto solo il genitore biologico, ammesso che ve ne sia uno. Vi sono stati casi infatti in cui tra il bambino commissionato e i committenti non vi era alcun legame genetico». Per la donne della Rete «il governo ucraino è tenuto a farsi carico senza ulteriori indugi di quelle creature, anzitutto verificando la possibilità di affidamento alle madri che li hanno messe al mondo e/o in seconda battuta, individuando famiglie disposte a prendersene cura».

Chiede l’adozione per questi bambini l’associazione conservatrice CitizenGo attraverso una petizione al ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio: «Come cittadini della Repubblica italiana, le chiediamo di agire immediatamente nel rispetto della legge italiana e della Convenzione Internazionale dei Diritti del Bambino, favorendo un canale di adozione speciale per famiglie che ne abbiamo veramente diritto, per tutelare la vita e la dignità di questi bambini che vertono in uno stato di abbandono! Questi bambini non posso aspettare!». Anche la Steadfast Onlus di Emmanuele Di Leo parla «di una lesione gravissima nei confronti di questi minori. Non essendo ancora registrati a Kiev, è evidente la mancanza nei confronti dei neonati del loro principale diritto ad esistere a livello giuridico. È evidente che l’interesse del minore in questo caso non viene preso per nulla in considerazione, passa in secondo piano, visto che prevale l’interesse dei compratori ad essere a tutti i costi “genitori”».