La crisi economica NON è dovuta al virus – 4 – Orientamenti economici

364
La crisi economica NON è dovuta al virus.
Guida semplice per smascherare la truffa in corso.
Dopo le prime tre puntate di Orientamenti economici, proseguiamo il nostro speciale dedicato all’economia volto a spiegare, in modo semplice, i segreti che stanno alla base degli interessi e della moneta.
PARTE IV

Lo spauracchio del debito pubblico, la Germania che trucca i conti e il falso mito della parità di bilancio.

Il deficit pubblico che rappresenta il differenziale tra le entrate e le uscite dello stato, quando diventa negativo corrisponde, secondo leggi economiche, al surplus del settore privato. Leggendo questa affermazione al contrario invece, si deduce che il deficit privato corrisponde al surplus pubblico.

Di conseguenza, quando ci bombardano quotidianamente con la storiella che il debito pubblico è altissimo, che bisogna fare sacrifici e mettere in atto misure restrittive per abbassarlo, è come se ci stessero dicendo che il surplus privato è un male.

Questo concetto rappresenta uno di quelli che nel gergo economico vengono definiti “saldi settoriali”. In economia infatti, sono presenti tre grandi saldi settoriali: la spesa pubblica a confronto con le entrate pubbliche (saldo pubblico), la domanda aggregata che si confronta con l’offerta aggregata (saldo privato) e poi il settore dell’import/export (saldo estero). Attraverso questi saldi, che operano come se fossimo in un sistema di vasi comunicanti, si immette o si toglie liquidità all’interno dello stato.

Molto banalmente: se importo dei beni sto togliendo liquidità mentre se li esporto sto mettendo liquidità. Ciascuno di noi può comprendere facilmente che, trovandoci in un sistema di vasi comunicanti, la liquidità è creata anche dalla differenza tra le entrate e le uscite del settore privato. In questo complesso la funzione del settore governativo (quello pubblico) è quella di regolazione dell’intero sistema, dunque la spesa pubblica è necessaria per rimettere liquidità nel sistema e le tasse servono a togliere liquidità dal sistema.

Ovviamente, come abbiamo ben imparato, poi ci sono le banche. Quest’ultime possono essere di due tipi: le banche centrali (sono quelle che creano moneta dal nulla) e le banche commerciali (sono quelle che moltiplicano dal nulla una moneta creata dal nulla).

Infine, all’interno di questo sistema troviamo il mercato (la borsa), che permette di moltiplicare dal nulla una moneta generata dal nulla attraverso la creazione di pacchetti finanziari.

Se a qualcuno è già venuto il mal di testa, non c’è da preoccuparsi. Sostanzialmente di reale c’è ben poco e quello che tanto piace alle banche e ai grandi squali della finanza è proprio questo. Tutto è cosi tremendamente fluttuante, variabile, virtuale ma al tempo stesso in grado di condizionare le sorti di uno stato e di milioni e milioni di cittadini.

A cosa serve il debito pubblico?

A nulla.

Tale risposta, già di per se potrebbe risultare soddisfacente ed esaustiva. Tuttavia, cerchiamo di approfondire maggiormente il tema.

Dal termine della seconda guerra mondiale a oggi, il debito di ciascuno stato occidentale è aumentato e nessuno di questi stati è mai riuscito a saldare questo debito. Ai più maliziosi a questo punto, potrebbe già sorgere un’altra domanda: ma qual è quel debito che è fatto per non essere pagato?

Mhm… ma vuoi vedere che è proprio il debito pubblico?!

Ebbene, si.  Quanto meno, dati alla mano, questo è quello che gli ultimi 75 anni di storia ci insegnano.

Un debito, non bisogna essere chissà quali studiosi per scoprirlo, è composto da una quota capitale e una quota interessi. Lo sappiamo,  questa non è una grande scoperta e risulta essere un concetto molto semplice.

Ora invece, tenetevi forte per la grande scoperta:

Il debito pubblico, è un particolare tipo di debito, fatto per pagare solo ed esclusivamente gli interessi e non le quote capitali.

Sempre i maliziosi e più perspicaci potrebbero dire: se un debito è fatto solo per pagare gli interessi e non per essere rimborsato, chi è che ci guadagna realmente? A chi vengono pagati quegli interessi? E’ sempre stato cosi?

No, non è sempre stato cosi. Fino a qualche tempo fa, gli interessi sul debito, proprio come recita il proverbio “I panni sporchi si lavano in casa”, restavo in casa propria, all’interno del proprio sistema, del proprio stato. Oggi, la realtà è ben diversa: gli interessi vanno fuori, ovvero vengono pagati a quel sistema speculativo bancario che ha la capacità di creare moneta dal nulla.

Se avete fatto i compiti a casa, quindi se avete letto attentamente la precedente puntata, sicuramente ricorderete che quel sistema capace di creare moneta dal nulla, nell’Eurozona, è rappresentato  dalla Banca Centrale Europea che non è altro che un sistema di banche private.

Tradotto in modo brutale e più semplice possibile: il debito pubblico è fatto per pagare gli interessi ai banchieri.

Il trucco con cui la Germania alleggerisce il proprio debito pubblico (alla faccia della solidarietà europea!)

Alla fine del 2018 il debito pubblico italiano ha raggiunto il 132,2% del PIL mentre quello tedesco non ha superato il 64%. Non a caso, facendo una rapida ricerca, si può verificare come negli ultimi anni il debito tedesco abbia seguito un percorso esattamente opposto al nostro e più in generale a quello della maggior parte dei paesi dell’UE. Mentre la maggior parte di quest’ultimi infatti hanno visto il costante aumento del proprio debito pubblico, il trend dei tedeschi (secondo dati ufficiali) si è rivelato fin troppo positivo, tanto da far sorgere qualche dubbio a qualcuno.  

Questo qualcuno probabilmente si sarà domandato: come mai quando si è sulla stessa barca (la UE) e questa sta per affondare, a qualche navigante si richiede di fare tanti sacrifici e gli si impongono regole ferree per far sì che la barca non affondi, mentre a qualcun altro si dà la possibilità di rimanere sul ponte della nave a prendere il sole? Si, perché mentre l’Italia e tanti altri paesi presenti in questa gabbia chiamata Unione Europea, sono stati bombardati da diktat quali austerità, tagli della spesa pubblica, misure restrittive e chi più ne ha più ne metta, la Germania durante questi anni ha seguito sempre e comunque un percorso su misura, differente, agevolato come se in mezzo a tutti i naviganti beneficiasse di una qualche partecipazione speciale.

Sempre questo qualcuno, dopo essersi posto la domanda precedentemente esposta, ha cercato di comprendere meglio questi benefici concessi all’amico tedesco e ha scoperto qualcosa di interessante e che troppo spesso si scorda: alla Germania viene concessa la possibilità di truccare il suo debito pubblico a ribasso.

Alcuni potrebbero pensare che è uno scherzo, altri potrebbero ritenerla una cretinata, fatto sta che già da diversi anni anche qualche giornale mainstream, senza darne troppo risalto (rispettando sempre gli ordini del padrone), sembra essersene accorto: 

Si, ok. Ma quindi questi tedeschi cosa combinano?

Logo der KfW, im April 2012, Deutschland

La Germania dispone di una importante banca pubblica chiamata Kreditanstalt für Wiederaufbau (KFW), la quale eroga finanziamenti per la spesa pubblica tedesca per un valore di miliardi di euro senza che questi vengano calcolati nel computo del deficit, e quindi nel conseguente debito pubblico.

Teoricamente, la KFW tedesca dovrebbe rappresentare l’equivalente della nostra Cassa depositi e prestiti (CDP): sono banche pubbliche – la CDP è detenuta per l’80% dal MEF (Ministero dell’economia e delle finanze), per il 18,5% da fondazioni bancarie e circa 1,5% da azioni proprie; mentre la KFW è dell’80% di proprietà dello Stato Tedesco e per il 20% è dei diversi Lander (equivalenti delle nostre regioni) – ed entrambe si finanziano con l’emissione di titoli (ovvero con delle obbligazioni).

Eppure, c’è un grande differenza: la CDP ha l’obbligo di rispettare le regole europee e invece, la KFW è esentata da tutte le direttive di vigilanza.

Tutto ciò avviene perché nella contabilità tedesca è presente una regola che esclude dal calcolo del debito pubblico tutte le società pubbliche (come la KFW) che si finanziano con garanzie pubbliche e che coprono almeno la metà dei costi con ricavi di mercato e non con contributi pubblici.

Questo rappresenta un trucco perché la vigilanza che viene effettuata su tale processo, non è quella della Bundesbank, banca centrale tedesca (equivalente della nostra banca d’Italia), ma quella del ministero del tesoro tedesco.

E quindi, cosa significa?

In caso di eventuale default di queste società – cioè le società che si finanziano con garanzie pubbliche e che coprono almeno la metà dei costi con ricavi di mercato sono insolventi – essendo i loro tassi diretta conseguenza di quelli dei Bund decennali tedeschi, sarebbe direttamente lo stato a intervenire.

In buona sostanza, grazie a questo trucco contabile, i 300 miliardi di debito contratti dalla CDP italiana vengono calcolati nel conteggio del debito pubblico italiano. I 500 miliardi di debito della KFW tedesca invece non vengono calcolati in quello tedesco.

Ecco allora, come in questi anni è stato possibile attivare il bazooka tedesco finanziando a più non posso le imprese tedesche costringendo tutti gli altri paesi (a causa del loro esorbitante debito pubblico) a porre in essere delle misure economiche restrittive a danno della maggior parte dei cittadini europei.  

Ma come è possibile tutto questo?

Non vi preoccupate, se si seguono gli ordini del padrone è tutto possibile.

Pensate che l’idolatria della parità del bilancio ha avuto cosi tanto risalto in Italia che, sotto il governo di Mario Monti, è stata introdotta nella costituzione italiana (si, proprio quella che vi dicono essere la più bella costituzione del mondo) una norma che impone il pareggio di bilancio (art. 81).

Addirittura, andando su Wikipedia si può leggere che:

“La norma venne approvata in soli sei mesi, un periodo di tempo alquanto breve, se si considera che una legge costituzionale necessita di quattro letture parlamentari e di una pausa di tre mesi tra la seconda e la terza. In tutte e quattro le letture parlamentari il disegno di legge venne approvato a larghissima maggioranza, ricevendo il voto favorevole sia della maggioranza che dell’opposizione.”

Deve essere proprio una coincidenza!

PER LEGGERE LA QUINTA PUNTATA CLICCA QUI!