Si scrive “agente civico per il coronavirus”, si legge kapò

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Un popolo di poeti, di artisti e… di kapò? Fa ribrezzo la recente proposta del governo di assoldare dei volontari che opereranno in piazze e parchi per ricordare alla gente le regole della “Fase 2”. Non una manciata, ma oltre 60.000 addetti al controllo, un esercito. Dei veri e propri “kapò”, che opereranno in funzione ausiliaria alle forze di polizia, garantendo quel livello pervasivo di controllo e di invadenza a cui mirano le autorità. Un livello che sarebbe difficilmente realizzabile utilizzando le forze di polizia giudiziaria a disposizione, spesso troppo “limitate” nei loro grandi e piccoli abusi da burocrazia e leggi che, ancora troppo (a parer loro…), tutelano il cittadino dall’ingerenza asfittica del potere. Ecco spiegato il perché di questi ausiliari di (psico)polizia: solo l’acume del servo sciocco (meglio se in via ufficiosa, più che ufficiale, lasciando così le maglie più larghe) potrà garantire quel livello di terrorismo psicologico necessario a mantenere indefinitamente in vita la cosiddetta “emergenza” che è alla base del nuovo paradigma del potere.

www.ilpost.it – Volontari che lavoreranno in piazze e parchi per ricordare le regole della “Fase 2”: il governo ha detto che ne recluterà 60.000

Questa settimana, il governo dovrebbe pubblicare il bando per reclutare 60.000 “assistenti civici”, volontari coordinati dalla Protezione Civile che aiuteranno le autorità locali a gestire la “Fase 2” dell’emergenza coronavirus. Tra le altre cose, per esempio, gli “assistenti civici” informeranno le persone delle regole da rispettare per evitare una maggiore diffusione del coronavirus e potranno chiamare la polizia municipale quando lo riterranno necessario.

Si tratta di uno dei primi progetti concreti del governo per gestire la “Fase 2”, mentre sembra esserci ancora ritardo sullo sviluppo della app “Immuni” e di una solida rete dedicata al contact tracing: l’attività di tracciamento dei contatti delle persone positive al coronavirus che secondo gli esperti è tra le più importanti per tenere sotto controllo l’epidemia.

Il progetto degli “assistenti civici” è stato annunciato domenica con una nota dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia e dal sindaco di Bari e presidente dell’ANCI Antonio Decaro. I giornali scrivono che Boccia e Decaro stavano lavorando all’idea da più di un mese, ma il fatto che sia stata presentata in questi giorni sembra essere collegato ai problemi che molti sindaci stanno avendo a fare rispettare le regole di convivenza decise dal governo per gestire la fase di riaperture dopo le settimane di isolamento.

Gli “assistenti civici”, stando alle informazioni che si hanno, verranno impiegati in strade, piazze e parchi per ricordare alle persone l’uso delle mascherine, il mantenimento delle distanze di sicurezza e il divieto di assembramenti. Potranno inoltre essere impiegati per altre attività di aiuto alle fasce più deboli della popolazione: non è chiaro di preciso di cosa si tratti ma potrebbero essere attività come la distribuzione di pacchi spesa a domicilio.

Indosseranno una casacca blu con la scritta “assistente civico” – dovranno quindi essere sempre riconoscibili – e non avranno alcun potere di polizia: non potranno fare multe o richiami, dovranno limitarsi a ricordare le regole a chi non le rispetta. Nella nota di domenica è spiegato che gli “assistenti civici” dovranno lavorare «con gentilezza».

Tutti gli “assistenti civici” saranno volontari: non riceveranno quindi nessun compenso per il lavoro che faranno. Potranno mettere a disposizione dei loro comuni fino a 16 ore alla settimana, distribuite in tre giorni, e riceveranno un’assicurazione per infortuni o incidenti che potranno accadere durante le ore di servizio. Saranno in servizio fino al 31 luglio, quando scadrà lo stato di emergenza dichiarato dal governo il 31 gennaio.

Il bando per reclutare gli “assistenti civici” sarà gestito dalla Protezione Civile e sarà rivolto a pensionati, inoccupati, lavoratori in cassa integrazione o persone che ricevono il reddito di cittadinanza o altre forme di sostegno al reddito. Sarà poi la stessa Protezione Civile a informare regioni e comuni sulla disponibilità degli “assistenti civici” e saranno i sindaci a decidere come impiegarli. Il ministro Boccia ha detto di essere convinto che le richieste di diventare “assistenti civici” supereranno le necessità.