“Il velo più pericoloso, è quello che non sai di indossare”: artista-provocatore fa riflettere sulla conversione di Silvia Romano

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Chiara Ferragni si è convertita all’Islam? No. Ma la provocazione di un artista torinese può essere molto utile per farci riflettere sull’episodio recente della conversione di Silvia Romano.

Infatti, che la conversione di Silvia Romano ci sia sempre sembrata sospetta, lo abbiamo detto chiaro e tondo sin da principio. Ma, altrettanto chiaramente, abbiamo stigmatizzato l’occidentalismo cafone e fuori tempo di una certa destra – leghista e veteromissina – che ha colto al balzo la conversione della cooperante per attaccare l’Islam, quando la prima vittima di tutta questa vicenda è proprio l’autenticità di una religione legittima messa alla berlina con spirito da ultrà da una parte e dall’altra.

Per quanto ci riguarda, ogni sincera conversione*, se fatta con fede e ardore, dev’essere salutata positivamente, visto soprattutto il dilagante ateismo dominante. I nostri dubbi, semmai, sono focalizzati sulla fonte di questa conversione della Romano: un gruppo terroristico e salafita, alleato di Al-Qaeda, che non rappresenta il puro Islam. Solo la strumentalizzazione della destra di cui sopra, da un lato, e l’ignoranza dei soloni del pensiero radical chic tutti intenti a osannare la Romano dall’altro, poteva far cadere nella confusione e  trarre – ognuno per sé – beneficio da questa incomprensione maldestra (e interessata).

Chiarito questo, fa riflettere la provocazione di un artista torinese che ha tappezzato la città all’ombra della Mole di un manifesto raffigurante Chiara Ferragni intenta a pubblicizzare un prodotto commerciale, però vestita col velo islamico. Anziché accompagnarsi con qualche slogan per convincerci di quanto è buono e bello il prodotto pubblicizzato, la (finta) fashion blogger recita laconica: “”Siete sicuri di essere realmente liberi?”. 

La domanda è tutt’altro che scontata. Quanto sono libere le donne occidentali? Un tema vecchio come il mondo ma che torna di attualità all’indomani delle polemiche intorno alla cooperante rientrata dalla (presunta) prigionia con tanto di velo e nuovo nome islamico. 

E’ lecito, anzi doveroso chiederselo, perché a fronte di una presunta superiorità del modello di vita occidentale, spesso posto in antitesi al cosiddetto fondamentalismo di tradizioni e culture che prevedano codici di vestiario come per es. il velo islamico, non corrisponde una libertà reale della donna.

La donna occidentale, a conti fatti, indossa un velo invisibile, e molto più pervasivo di quello islamico o di altre tradizioni che – se non altro – nei momenti di vita privata può essere rimosso. Quello della donna occidentale, invece, permane h24, fin dentro menti e cuori. Parliamo del dogma di sottostare, sempre e comunque, ai dettami di una estetica consumistica, assolutamente irreale e impossibile da realizzare per il 99% della popolazione femminile.

Se guardassimo con oggettività alla costante distorsione della sua immagine, pornografizzata e costretta a stress che solo una vita tutta artificialmente orientata all’apparenza possono permettere di gestire, avremmo una idea della donna occidentale molto, molto meno libera di quanto crediamo.

*Usiamo questa parola solo in senso convenzionale e riferendoci alle religioni convenzionali. Perché sul piano metafisico dovremmo più correttamente parlare, semmai, di “ricongiunzione” giacché non ci si può “convertire alla metafisica”.


torino.repubblica.it – Centinaia di manifesti comparsi nella notte in centro in cui viene presa di mira la fashion blogger.

Chiara Ferragni convertita all’Islam è l’ultima provocazione dell’artista Andrea Villa, anche conosciuto come il Banksy torinese. I manifesti con la fashion blogger, vestita secondo le regole della tradizione musulmana e in mano un pacchetto dei biscotti che sponsorizza, sono comparsi stanotte in centro a Torino. “Siete sicuri di essere realmente liberi?” domanda sorridente Ferragni.

Villa, forse colpito dalla recente conversione di Silvia Romano, critica l’idea e chi la sostiene di una presunta superiorità dell’Occidente. “Non siamo una società più libera, siamo solo una società diversa – ragiona Villa – Come sarebbe Chiara Ferragni se vivesse in una società musulmana? Come cambierebbe la sua estetica e i suoi messaggi?”. Sono questi i temi di fondo dei manifesti comparsi tra corso Regina e corso San Maurizio.

“Nel mio ultimo lavoro, pongo una domanda allo spettatore: tu pensi che la cultura islamica sia inferiore, poichè limita il ruolo della donna? Ma la libertà non è data solamente dal vestito, ma anche dalla posizione sociale e il ruolo che l’ essere umano ha nel presente. Di questo ne ho parlato con una mia cara amica musulmana – racconta l’artista – Le donne occidentali non sono molto più libere di quelle islamiche, poichè devono sottostare ai dettami dell’ estetica consumistica.

Il velo cela il corpo, quindi viene posta l’ attenzione più sulla personalità della donna che sulla sua presenza fisica. Nel mondo occidentale invece la donna è sempre giudicata per la sua apparenza, e spesso l’involucro non solo appanna la sua natura, ma crea una barriera espressiva, trasformando le donne in oggetti sessualizzati e non più umani, in un rigido canone da rispettare”.

Una critica e una posizione che sicuramente gli attireranno nuove polemiche dopo quelle della stella delle Br con Salvini: “Nel mondo islamico è probabile che gli uomini si innamorino di te per la tua personalità, e non per il tuo aspetto. Quante volte abbiamo scartato un nostro possibile partner per motivi estetici, perchè aveva un fisico o un taglio di capelli che non ci piaceva? – aggiunge Villa – Inoltre la donna occidentale spesso deve essere di successo e piacente, come Chiara Ferragni, e deve anche avere molti followers per essere valorizzata.

Non si dà importanza al bioritmo di ogni individuo, si prende ad esempio una grande imprenditrice eccezionale, e molte devono sottostare a quei dettami estetici, tramutando l’ esistenza delle donne in una gabbia invisibile, fatta di likes e pixel e non di stoffa. Molte donne occidentali devono avere le stesse pose nelle foto o lo stesso trucco e taglio di capelli (come le sorelle Kardashian, per esempio) per riuscire ad avere successo sui social media. Ciò le omologa e le rende tutte uguali, creando lo stesso effetto omogeneo del chador. Un velo invisibile e non percepito, l’altro lato della stessa medaglia”.