Elogio dell’ostetrica

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a cura di un collaboratore della Redazione 
C’è un’arte antica quanto la vita: scomoda, misterica, antiegualitaria e reazionaria, a tratti oscurantista…
Roba da “medioevo” si direbbe oggi se non fosse ancora così essenziale e necessaria per la nascita dei figli di tutti.
Perché per gli uomini cupi dei tempi oscuri è “medievale” tutto ciò che ancora brilla e illumina di una luce non materiale, come quella sapienza legata alla raggiante maternità, al bianco latte che sgorga dai seni, al luccichio degli occhi di un bambino che nasce, alla luminosità che pervade il silenzio rotto dal pianto di una vita che irrompe.
Eppure è pericolosa l’arte delle ostetriche, tanto temuta quanto indispensabile: “obstetrix” da “ob stare”, “stare davanti”, davanti alla donna quando non è altro che donna, lì dove questa dà e genera la vita e là quando questa la vita cresce e alleva.
Magia bianca, conoscenza ancestrale, ritmi misteriosi, simbiotiche pratiche di unione, trasmissione iniziatica di sapere muto: il mestiere dell’ostetrica è molto più di una semplice professione medica. Conoscitrice della fluttuante psiche femminile e interprete del sibillino linguaggio dei lattanti, è scienza sacra dell’insieme, quella dell’ostetrica.
Quando un bambino viene al mondo, il ginecologo ha lo sguardo limitato, rivolto solo alla donna, e il neonatologo ha occhi piccoli, solo per il neonato. Sguardi circoscritti che separano quell’unione che invece l’ostetrica è intenta a osservare e preservare. È tra questi due tecnici della salute, medici del corpo e delle cellule, che, come tra l’incudine e il martello, si manifesta l’ostetrica, custode dell’anima generatrice e plasmatrice dell’anima che alleva, con due occhi grandi quanti due sono i punti di vista e due i punti osservati, uno per la madre e uno per il bambino, lo sguardo su entrambi, su quell’insieme rotondo dei corpi uniti, sulla totalità sferica delle anime complementari.
E sì, è pericolosa l’ostetrica, che silenziosamente resiste sotto i colpi modernisti del progresso falsificante, contro le menzogne degli uteri affittati e degli uomini partorienti, delle pance coi baffi e dei generi senza sessi. Reazionaria e revanscista, l’ancient regime delle ostetriche ancora fa paura. Sono le tutelatrici dell’allattamento che nessun “immortale principio” potrà decapitare e nessun artificiale “diritto” potrà mai pretendere: le educatrici del dovere e le allenatrici della sottomissione, con la loro semplice esistenza e la pratica millenaria di un’arte appresa e trasmessa, rispondono picche alle pretese sguaiate e alle rivendicazioni mostruose di chi calpesta e manipola la natura, reclama con urla scomposte di essere ciò che non si può essere e di avere ciò che non si può avere.
Dio salvi le ostetriche, perché in un mondo di menzogne custodiscono e ancora praticano la Verità. Calme ma decise, duttili ma ferme, dame potenti dalla potenza adamantina, servitrici e sostenitrici della vera Libertà: Dio salvi le ostetriche!