Paradosso “all’italiana”: lecito pagare Al-Shabaab per i riscatti, illecito inviargli soldi spontaneamente

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Lungi da noi voler difendere chi finanzia, anche dal basso e spontaneamente, gruppi terroristici. Ma c’è una evidente contraddizione nelle due recenti vicende che hanno riguardato l’Italia e il gruppo terroristico salafita Al-Shabaab in queste settimane. La prima vicenda, più nota, è il pagamento del riscatto (che ammonterebbe a 4 mln di Euro) da parte dello Stato italiano per la liberazione della cooperante Silvia Romano.
Il secondo, meno noto, è la notizia di una serie di arresti di etiopi e somali che raccoglievano ed inviavano soldi proprio ad Al-Shabaab nella zona di Bologna. La differenza? Nel primo caso il mondo ha applaudito al pagamento del riscatto finalizzato alla liberazione, nel secondo la Digos ha arrestato tutti gli immigrati coinvolti, rei di aver spontaneamente inviato piccole somme di denaro in patria.
Ripetiamolo: non vogliamo difendere chi foraggia il terrorismo. Ma, allo stesso tempo, perché non vengono incriminati per i medesimi reati anche i funzionari e i politici che hanno acconsentito al pagamento del riscatto?

www.corriere.it – L’antiterrorismo di Bologna li accusa di aver raccolto denaro per il gruppo di Al Shabaab.

di Giuseppe Baldessarro

Finanziavano dall’Italia i sequestratori di Silvia Romano. Raccoglievano e inviavano denaro “ai nostri ragazzi che combattono in Somalia”, per l’acquisto di armi e munizioni che finivano ai terroristi di “Al Shabaab”. La Procura di Bologna ha chiesto il processo per quattro persone (due somali e due etiopi) residenti stabilmente Italia, tra la Lombardia e il Piemonte, e con solidi rapporti anche in Emilia Romagna. Si tratta di Rashiid Dubad (23 anni), Said Mahamed (23 anni), Cabdiqani Osman (30 anni) e Isidiin Ahmed (23 anni).
Tre sono tuttora in carcere, mentre Osman è attualmente agli arresti domiciliari.

Secondo l’inchiesta della Digos di Bologna, coordinata dalla Pm Antonella Scandellari, il gruppo si muoveva in diverse regioni del Nord Italia per raccogliere soldi da inviare ai combattenti del Corno d’Africa. L’antiterrorismo bolognese è arrivato a individuare il gruppo partendo da una serie di contatti che avevano nella zona di Forlì fin dal settembre 2018.

Dubad in particolare viene intercettato mentre con alcuni connazionali discute di dell’acquisto di armi e mezzi per sostenere i gruppi “Al Shabaab” e Onlf (Ogaden National Liberation Front) operativi in Etiopia e Somalia. Dubad, residente a Cinisello Balsamo (Milano), per gli investigatori era “il collettore di beni (camion) e denaro” che provvedeva “con cadenza mensile” ad inviare ai terroristi.

Il gruppo, tra l’altro, aveva messo in piedi una rete di ingressi clandestini in Italia. Una volta sul territorio nazionale venivano ospitati e, successivamente, accompagnati oltre il confine svizzero. Un servizio per cui dovevano pagare e che, anche in questo caso, serviva ad alimentare le casse dei gruppi terroristici.

La Digos bolognese, durante le indagini e grazie alle perquisizioni, ha trovato le prove di una parte dei trasferimenti di denaro (6.900 dollari, 2.700 euro e 3.000 euro). Nelle carte dell’inchiesta ci sono poi alcuni elenchi di stranieri, residenti anche fuori Italia, che attraverso money transfer facevano arrivare in Somalia diverse centinaia di euro. Una vera e propria rete di piccoli finanziatori impegnata a sostenere “la causa”.