Cosa non ci ha insegnato questo Coronavirus?

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Pubblichiamo con piacere un piccola riflessione da parte di un nostro lettore, frutto delle consapevolezze scaturite in questi ultimi tre mesi di isolamento e distanziamento forzato a causa del Coronavirus.

di Nicola Quaranta

Un periodo d’isolamento forzato ha portato una pedagogica consapevolezza tra coloro che ancora pensano, pochi, in piedi tra le rovine. Il solitario ed elitario ritrovarsi in sé di coloro i quali hanno vissuto la pandemia dalle loro abitazioni ha determinato una agognata sofferenza agli schiavi del materialismo e del consumismo.

Senza consumo l’uomo medio cosa fa? Fortunatamente per i gusci vuoti, consumatori voluttuosi, schiavi inconsapevoli, liberi ma solo nel consumo e nelle forme da lui consentite (Pasolini docet per vie traverse), vi sono moderni sistemi di consumo che non hanno la necessità della presenza umana: surrogati di leviatani commerciali e virtuali che hanno ampliato a dismisura il feticismo della merce, con nomi esotici, offerte strepitose e mai a termine.

La presenza di questi mostri, consumatori di idee ed energie, fa dubitare della necessità da parte del sistema imperante di porre in essere calcolatori di tracciabilità per i nostri apparecchi computatori mobili. Eppure forse si fanno concorrenza con altri leviatani, probabilmente.

I non allineati, quelli ancora pensanti, o meglio, per natura, pensanti, ideatori di realizzazioni societarie e spirituali differenti, anche loro hanno sofferto. La loro sofferenza è alimentata, non come nel caso descritto prima, dalla consapevolezza di essere di un altro avviso. Il loro isolamento è di certo meno sentito, in quanto già isolati, da prima. Ma meno disperati, consapevoli di un’esistenza al di là dello spirito.

Cosa non ci ha insegnato il Coronavirus è che la vita andrebbe valutata non attraverso lo specchio di un finanziamento, ma attraverso la piena realizzazione di un individuo, al di là di gran lunga dalla realizzazione produttiva materialistica o edonistica, becera moderna rappresentazione del nostro mondo contemporaneo.

E allora lasciate che aprano, riaprano i negozi, poi richiudano pure, spegnete i cervelli, soffocate i cuori, ai più, ma ai pochi, non fiaccherete mai lo spirito.