#BlackLivesMatter fra iconoclastia e “satanismo”

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In questi giorni stiamo assistendo alle proteste del movimento (affatto spontaneo!) “Black Lives Matter” che, con medesimi slogan, modalità e un’immagine coordinata degna del lancio in pompa magna di un prodotto commerciale su scala globale, sta diffondendosi a tutte le latitudini. Nelle sue forme più estreme, questo movimento ha spesso assunto sembianze violente e non solo perché alcuni hanno sfruttato la folla per compiere furti e scorrerie varie, ma perché l’anima di questo movimento è violenta e tutt’altro che pacifica. Tralasciamo, poi, il fatto che cortei, raduni e manifestazioni di questo tipo godono di una deroga ai regimi anti-Coronavirus vigenti in tutti i Paesi dove questo movimento sta protestando.

 

Sappiamo bene che dietro ai grandi movimenti e, in generale, alla “folla” c’è sempre – inevitabilmente – una regia, una élite, che funge da avanguardia, come abbiamo già descritto. E questa regia, acuta e intelligente, si nutre anche e soprattutto di simboli, da affermare o da distruggere. E’ il caso della furia iconoclasta che ha preso di mira, per esempio, statue di illustri britannici o americani, rei di aver avuto a che fare con lo schiavismo. Strana contraddizione, molto ipocrita, visto che tanto la Gran Bretagna quanto gli Usa devono gran parte della loro fortuna dall’aver fondato un impero (plutocratico) proprio sullo schiavismo. Se fossero coerenti questi signori dovrebbero invocare il pagamento di enormi spese di riparazione verso l’Africa, invece si limitano a buttare giù qualche statua di (ormai) perfetti sconosciuti e si lavano la coscienza sporca, com’è prassi nel mondo anglo-sassone e protestante.
E fin qui siamo all’iconoclastia laica e civile. Anche se il simbolo della protesta, e cioè l’inginocchiarsi, pur essendo giustificato con l’emulare il gesto del poliziotto che così facendo soffocava George Floyd, pure, assume dei vaghi e non casuali riferimenti all’atto della preghiera. Una preghiera rovesciata, che non guarda verso l’alto (la vita), ma verso il basso (la morte), deificando un uomo dal passato tutt’altro che lindo e non certamente morto per redimere gli altrui peccati. 
E di marca decisamente “satanica” appare un altro terribile gesto andato in scena negli Usa. Dei poliziotti si sono inginocchiati di fronte ai capi locali della protesta per lavarne, a mano, i piedi. Un gesto che ripete il rito della lavanda dei piedi ma che viene qui inteso come atto di sottomissione al nuovo messia (il melting pot: l’unione fra bianchi, neri e tutte le razze) e la contestuale remissione del peccato originale dell’officiante, e cioè l’essere di etnia bianca e di indossare una divisa (rappresentando in ciò lo Stato).