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Pasticcio OMS: su guanti e asintomatici si contraddice

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Mascherine no, poi sì. Distanziamento sociale no, poi sì. Plasma iperimmune no, poi forse, poi sì ma solo se distribuito dall’industria farmaceutica che può lucrarci sopra… insomma, l’elenco delle contraddizioni che abbiamo vissuto in questi mesi sul corona virus sono talmente lunghe che basterebbero a scrivere un libro o, come speriamo, a riempire le requisitorie di qualche giudice che voglia prendersi la briga di portare alla sbarra i responsabili dell’epidemia e della sua mala gestione. 
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, coi suoi protocolli in perenne evoluzione, in grado di contraddirsi nel giro di pochi giorni, non ha perso il vizio di creare confusione, che vengono pagate a caro prezzo sulla salute e sulla pelle dell’intera umanità. Ora, il tema su cui l’OMS fa marcia indietro sono due, e sono stati fra i principali cavalli di battaglia dell’epidemia: l’uso dei guanti e la capacità degli asintomatici di infettare. 
Circa i guanti, l’OMS ha ora riconosciuto che è meglio limitarsi a lavare le mani, piuttosto che indossare guanti. Già da tempo infettivologi e virologi si erano dichiarati contrari all’utilizzo dei guanti. Ma solo oggi l’Oms scrive che l’uso di questi dispositivi può “aumentare il rischio di infezione, dal momento che può portare alla auto-contaminazione o alla trasmissione ad altri quando si toccano le superfici contaminate e quindi il viso“. Bella scoperta dopo solo qualche mese di gestione di una epidemia!
L’acme, però, l’OMS lo raggiunge con l’analisi sui sintomatici cioè i portatori sani del virus. Il presunto “esercito” di untori che si cerca di fermare, in ogni modo, semplicemente non esisterebbe. La quinta colonna di portatori sani del Covid-19, infatti, esiste solo nella mente dei burocrati e dei servi dello stato (o sarebbe meglio dire del “nuovo ordine mondiale”?), che possono così legittimare scelte repressive come le app per il monitoraggio, o il persistere del terrorismo mediatico circa la nascita improvvisa di nuovi focolai. Invece, dal canto suo, l’OMS oggi riconosce che “E’ molto raro che una persona asintomatica possa trasmettere il coronavirus“.

Che pasticcio, OMS!


(tratto da www.repubblica.it) – L’Oms, “Raro che asintomatico trasmetta coronavirus”. Ma per gli esperti italiani non è così. Perno, direttore Medicina Laboratorio Ospedale Niguarda: “In alcune fasi carica virale bassa”. Cassone, ex direttore del Dipartimento delle Malattie Infettive dell’Istituto superiore di sanità: “Studio su Lancet segnala il 20% di contagi da persone senza sintomi”
 
“E’ molto raro che una persona asintomatica possa trasmettere ilcoronavirus”. Sono parole che suscitano stupore quelle della  dottoressa Maria Van Kerkhove, capo del team tecnico anti-Covid-19 dell’Oms durante il briefing di ieri dell’Agenzia dell’Onu, perché da mesi si parla dei contagi partiti da persone che non presentavano i segnali della malattia. L’esperta dell’Oms ha spiegato che analizzando i dati di diversi Paesi che stanno seguendo “casi asintomatici” è emerso che questi non “hanno trasmesso il virus”.

Le fasi

Secondo Carlo Federico Perno, direttore Medicina Laboratorio Ospedale Niguarda, le parole di Van Kerkhove vanno interepretate con attenzione. “I dati della letteratura ci dicono che una persona può infettare le altre – spiega Perno – se la carica virale è tale da poter contagiarle. Lo si è nella fase pre sintomatica, ma questo però non accade nel giorno 0, nella fase iniziale. C’è poi la fase asintomatica post guarigione, quando il tampone è positivo. Secondo un recente studio coreano anche in questa fase non si è contagiosi. Ci sono inoltre le persone asintomatiche che non si ammalano. Su questi pazienti si sa poco perché non ci sono dati, ma anche loro sono poco contagiosi. Quindi c’è una parte delle persone che non hanno i sintomi della malattia che non sono contagiose”.

Lo studio

Resta il fatto che il contagio può passare anche attraverso gli asintomatici e che le parole della rappresentante dell’Oms si prestano a un’interpretazione erronea. Perché nel Mondo e in Italia il virus si è propagato anche attraverso persone che non presentavano né febbre, né tosse. “Lo dimostrano tanti studi svolti finora. L’ultima è una ricerca cinese appena pubblicata su The Lancet. Ha esaminato una serie di casi nella popolazione, concludendo che la diffusione del coronavirus era avvenuta nel 20% di casi da persone asintomatiche”, spiega Antonio Cassone, ex direttore del Dipartimento delle Malattie Infettive dell’Istituto superiore di sanità.

La ricerca a Vo’ e gli asintomatici

Una tesi che Cassone difende ricordando lo studio fatto a Vo’, un primo piano quasi unico al mondo, visto che nel comune padovano tutti o quasi i 3mila abitanti sono stati sottoposti a due tamponi: uno nel momento in cui il focolaio è scoppiato, l’altro al termine di una quarantena di 14 giorni. Nella ricerca, realizzata daAndrea Crisanti, microbiologo dell’università di Padova, il 43,2% dei positivi era asintomatico, ma contagioso esattamente come i sintomatici.”Serve prudenza”Numeri e percentuali che ci ricordano quanto sia necessario continuare a fare attenzione. “La persona infetta pre sintomatica espelle già il virus ma non mostra sintomi ed è contagiosa”, aggiunge Cassone. “E’ ovvio che i sintomatici – chiarisce Massimo Andreoni, responsabile Malattie Infettive del Policlinico di Tor Vergata – sono più contagiosi. Più la persona presenta sintomi, più è alta la carica infettante, ha più virus nel rinofaringe. Ma non si può dire che gli asintomatici non siano contagiosi. Lo sono, anche se in misura minore degli adulti, anche i bambini che sono spesso asintomatici”.

Ma c’è anche un’altra variabile che aumenta la diffusione del contagio. “E’ la suscettibilità del soggetto esposto. Se è un paziente fragile, con un sistema immunitario debole, se è anziano o è un malato cronico, sarà più facile che si infetti. E’ per questo motivo che se una persona positiva entra in palestra infetta solo poche persone mentre in ospedale molte”, aggiunge Andreoni.

Va fatta attenzione sul contagio da persone che non presentano sintomi anche Roberto Cauda, docente di Malattie infettive all’Università Cattolica e direttore dell’Unità di malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma. “Finora tutti gli studi epidemiologici hanno messo in rilievo il ruolo degli asintomatici nel diffondere il virus. La ricerca va in questa direzione. L’Oms parla di nuove prove, vedremo se saranno prodotte nuove ricerche che faranno luce su questo punto”.


(tratto da www.repubblica.it) – Anche per l’Oms i guanti sono inutiliAnche per l’Oms i guanti sono inutili. Meglio lavare e igienizzare le mani, per non dare falsi sensi di sicurezza
Finalmente anche l’Organizzazione mondiale della Sanità ha espresso la sua posizione sui guanti: non sono raccomandati. E questo per vari motivi: rischi di contaminazione, senso di falsa sicurezza. Meglio lavare e igienizzare le mani.

Già da tempo infettivologi e virologi si erano dichiarati contrari all’utilizzo dei guanti, per lo stesso motivo. Ma oggi l’Oms scrive che può “aumentare il rischio di infezione, dal momento che può portare alla auto-contaminazione o alla trasmissione ad altri quando si toccano le superfici contaminate e quindi il viso. Pertanto, in luoghi pubblici come i supermercati, oltre al distanziamento fisico, l’Oms raccomanda l’installazione di distributori di gel igienizzante per le mani all’ingresso e all’uscita. Migliorando ampiamente le pratiche di igiene delle mani, i Paesi possono aiutare a prevenire la diffusione del nuovo coronavirus”, ribadisce l’Oms, che raccomanda comunque sempre di “contattare le autorità locali sulle pratiche raccomandate nella propria area”.

In realtà al supermercato oggi i guanti vengono consegnati all’ingresso come regola per poter fare la spesa e anche prima del coronavirus i guanti andavano indossati per poter prendere frutta e verdura ma non tutti rispettavano la regola. Oggi invece sempre più persone li usano per prendere mezzi pubblici, per muoversi in città, persino in palestra. Ma, appunto, sono efficaci fino a un certo punto e, anzi, possono ingenerare false sicurezze.