Che fine ha fatto la Raggi?

196

(a cura della redazione di AzioneTradizionale.com)
Abbiamo spento la televisione da un bel po’, soprattutto in questo periodo in cui le trasmissioni sono invase di esperti, fenomeni, luminari e ‘untori di verità’. Che sistematicamente falliscono nelle loro previsioni. Ma fintantoché abbiamo guardato un po’ di tv, ci siamo accorti di un nuovo mestiere dei politici e dei governanti: gli opinionisti in tv. Così, anziché occupare le poltrone delle camere – dalle assemblee comunali a quelle parlamentari – i nostri ‘eroi’ hanno accettato – se non proprio richiesto e implorato – le famose ospitate nei vari talk-show. Tutti pronti a sostenere posizioni mutevoli, basta l’inquadratura e quel minimo di visibilità. In particolare, sono stati proprio i sindaci a essere in prima linea: così, dalla Appendino di Torino a De Magistris di Napoli, da Sala di Milano a Merola di Bologna, abbiamo visto sfilare – e li vediamo ancora imperversare – i primi cittadini delle maggiori città.
Ma c’è stata una grande assente: il sindaco di Roma Virginia Raggi. Lei non si è mai vista né sentita. Lei non si percepisce. Lei non la invitano? O lei non accetta di partecipare? Lei non c’è, non si manifesta. Qualcuno dirà: “non perde tempo a parlare, preferisce lavorare“. Ma qualsiasi romano onesto affermerà il contrario: la città è sempre la stessa (salvo la puzza dei rifiuti, ma con i negozi chiusi è troppo facile tener pulita Roma). Forse che il sindaco di Roma non sia astrattamente ‘degno’ di partecipare alle trasmissioni? La sua opinione non è forse astrattamente importante? Non è Roma una città da rappresentare accanto alle altre principali italiane?
Appunto, in astratto certamente sì: Roma è importante, come – se non di più, per meri motivi di espansione e influenza – altre città italiane. Ma il suo sindaco non c’è.
La risposta è più breve della premessa e si esaurisce in poche parole: visti i danni prodotti dalla Raggi ovunque e comunque, sempre e ininterrottamente, è del tutto evidente che il sindaco di Roma sia stato volutamente tenuto lontano dalle scottanti telecamere e dai vibranti microfoni di questo periodo. Si è adottata con la Raggi la nota strategia del politico invisibile – politico buono, secondo cui l’apprezzamento del politico viene rinforzato mediante l’assenza dai temi dell’opinione pubblica. D’altra parte, visto che come si muove la Raggi fa danni e danneggia il suo movimento5spie, allora va da sé che occorre coprirla e nasconderla: sostituirla nel suo incarico sarebbe impossibile (si sarebbe andati a nuove elezioni, con vittoria del centro-destra) e quindi va portata fino a fine mandato, quando i romani ringrazieranno l’incompetente con la pernacchia di sordiana memoria. Così la Raggi non c’è, non si vede e non si sente, Roma è senza sindaco e, mai come in questo caso, meglio così.