Chaz: la comune anarchica nel centro di Seattle

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a cura della Redazione di Azione Tradizionale
Stato di Washington, città di Seattle, Costa Orientale degli Stati Uniti d’America. Un nuovo stato viene tracciato sulla mappa geografica; è il libero stato anarchico di CHAZ (Capitol Hill Autonomous Zone).

Non è uno scherzo, né una barzelletta: nel caos e negli scontri – e saccheggi – che stanno infiammando l’America oggi, Antifa, protestanti, rapper, gangster e feccia varia hanno occupato una parte del centro di Seattle proclamandolo a “Comune” autonoma.
Non si capisce bene come sia successo, se con la connivenza delle istituzioni, della polizia o del sindaco. Sta di fatto che il Sindaco di Seattle, Jenny Durkan, persiste in un silenzio assenso assordante. La Polizia ha sfollato la zona scappando a gambe levate dal Dipartimento di Polizia e le istituzioni tacciono anch’esse. La massa, The Mob in inglese, ha avuto la meglio. Non stiamo parlando di una Comune parigina o delle Comuni del Diciannovesimo secolo, ma di un nuovo tipo di “rivoluzione” social e liberale. Alla folla è bastato agitare la bandiera del razzismo e le istituzioni hanno alzato bandiera bianca.
Si è così creato uno stato autonomo con una propria polizia – uomini armati guidati da un rapper di nome Raz– una propria assemblea ma nessuna leadership. I giornalisti non sono ben accetti, come potete immaginare, almeno che non siano di sinistra, allora sono accolti. La cosa più sconvolgente dello stato di Chaz è che i suoi cittadini – ricordiamolo: anarchici, antifa ecc.- hanno per prima cosa costruito un confine.
Siamo alla parodia: coloro che odiano il confine, no-borders e refugees welcome per eccellenza sono i primi a delimitare, segnare, separare il dentro dal fuori; la nuova -falsa- “comunità” di Chaz dal mondo esterno. Altro che Donald Trump, che viene tacciato di Razzismo per voler rinforzare il muro con il Messico. Gli abitanti di Chaz hanno infatti rafforzato nel tempo il proprio confine con barricate sempre più alte e con una serie di checkpoint controllati da guardie armate. Se vuoi entrare in Chaz devi giustificare perché e per come.
Per sopravvivere lo stato antifa di Chaz non farà pagare le tasse, ma è stato istituito un pizzo da far pagare a cittadini e negozianti per mantenere intatta questa nuova libera comune. Uno stato racist-free, libero dal razzismo e dalla brutalità della polizia. La brutalità ora è nelle mani di ignoti armati e, se non siete d’accordo con quello che sta succedendo dovete stare attenti, non sarete i benvenuti.
Se fino ad ora il 2020 vi è sembrato un anno folle non è infatti finita qui. La nascita e la formazione di Chaz hanno sorpreso tutti, ma ancor più folle è la descrizione che ne danno i media. Fox News, canale “repubblicano” per eccellenza, cerca di darne una visione almeno oggettiva, ma i suoi giornalisti vengono cacciati e malmenati.
I giornalisti del New York Times e di altri giornali di sinistra sono invece bene accetti; la narrazione che loro fanno di Chaz è quella di un gigantesco rave legalizzato permesso dalla polizia – che in verità è fuggita-. Anzi, per il NYT Chaz è una la patria della giustizia sociale di razza.

La realtà è tutt’altra; anarchia, violenza, disordine e caos dominano incontrastati. No global, antifa e no-borders costruiscono barricate e impediscono alla polizia di entrare. I cittadini sono presi in ostaggio ed obbligati a pagare un “Pizzo”, una colletta di compartecipazione a questa orgia di “libertà”.
La classica “libertà” del liberalismo del XXI secolo fatta di eccessi, edonismo e sovversione. Tutto è sbagliato nella comune di Chaz: in primis la parodia che hanno fatto del confine.
Esso infatti è Sacro, è un elemento distintivo di una comunità che attraverso di esso sancisce un sacro patto con gli dèi e con il suolo, riconoscendo in un certo territorio la propria Patria.
Nei Tempi Ultimi tutto ed il contrario di tutto può accadere. E così anche gli Antifa no-borders di Chaz si sono messi a costruire il famoso Wall di trumpiana memoria.