Ipocrisia USA ®

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Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione da parte di un nostro collaboratore.

Il fondamento di ogni vero Stato è la trascendenza del suo principio, cioè del principio della sovranità, dell’autorità e della legittimità (Julius Evola, Gli uomini e le rovine).
Gli Stati Uniti subiscono in questi giorni una doppia violenza: da una parte la violenza impetuosa del Coronavirus, assimilabile a una catastrofe naturale o forse voluta dall’uomo, e dall’altra la violenza umana del movimento #blacklivesmatter.
Non volendo entrare in alcuna maniera nel merito delle motivazioni dei due fenomeni, in sede di questa riflessione invece si vuole valutare in un’ottica più profonda quello che sta accadendo in America, e da buone colonie culturali e militari in altre parti del mondo.
Si vedono governanti inginocchiarsi per dimostrare l’adesione e l’approvazione dinanzi a un movimento, un fenomeno, di semi massa, scaturito in seno a un evento, la morte dello statunitense Floyd, che sta di fatto creando moltissime conseguenze di cui parleremo dinanzi.
Ma non si vuole parteggiare per nessuna delle due parti in causa. Il governo Statunitense ha basato la sua egemonia su valori che non competono a un sistema realmente verticale, imponendo alla propria base una divinità nella quale non conviene credere: il mercato. Molto al di là dell’Imperium al quale una nazione che si pone come egemone dovrebbe aspirare.
Il ragionamento, o meglio, il filo conduttore, dietro questo piccolo spunto di riflessione è in realtà un altro. Il movimento antifascista si sta macchiando di violenza ai danni di negozianti, questo può dispiacere su un piano umano, ma ancor di più di violenza a danno di una cosa che ci dovrebbe stare ancora più a cuore: i monumenti. Il monumento non è il semplice agglomerato di materia raffigurante la forma, esso è l’unione di forma e contenuto unite nella descrizione del messaggio.
Qui dunque sorge, infido, ma sublime, l’odore che contraddistingue i paladini della globalizzazione, l’olezzo dell’ipocrisia. Una ipocrisia che gli americani incarnano, ma non sono i soli, alla perfezione.
L’inestimabile patrimonio artistico distrutto a causa dello stato islamico (minuscolo di proposito, a proposito) è stato motivo di scandalo da parte di certa intellighenzia statunitense; la stessa non si è sconvolta nella distruzione di certi monumenti invece da parte dei riottosi. Perché? Montecassino. Tutto è permesso fintanto che è permesso dal mercato.
Spero che sia per convenienza che questi atti, meritevoli del più profondo turbamento, in realtà non facciano neanche minimamente muovere determinate corde nell’animo dell’intellettualismo americano. A riprova che quello nato dall’onta capitalistica non è cultura ma intellettualismo da pennivendoli. Il pensiero non muove l’azione ma va verso l’azione. Quasi viene da rimpiangere Pasolini che ammoniva “Non c’è più dunque differenza apprezzabile, al di fuori di una scelta politica come schema morto da riempire gesticolando, tra un qualsiasi cittadino italiano fascista -e un qualsiasi cittadino italiano antifascista.” (si può estendere tranquillamente alla situazione d’oltre oceano).
In questa aderenza alla causa “rivoluzionaria” di certe frange della sinistra torna prepotentemente Evola quando nell’illuminante “Gli uomini e le rovine” parla di due tipi di approccio alla materia rivoluzionaria:
Dall’altra parte sta invece chi, nato ieri, non ha nulla dietro di sé, crede solo nell’avvenire e si dà ad un’azione senza base, empirica ed improvvisata, illudendosi di poter dirigere le cose senza conoscere e riconoscere nulla che sovrasti il piano della materia e della contingenza, escogitando ora l’uno e ora l’altro sistema il cui risultato non sarà mai un ordine vero, bensì un disordine più o meno raffrenato e un mero destreggiarsi.
Aggiungere ulteriori parole sarebbe superfluo.