Scarcerazione Boss Casalesi (e altri): lo strano silenzio di Saviano e della “mafia dell’antimafia”

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In questi giorni si sta parlando poco, o nulla, della scarcerazione di molti super-boss delle più pericolose organizzazione criminali italiane che, complice il coronavirus, hanno ottenuto la possibilità di tornare in libertà. La domanda sorge spontanea: ma che fine hanno fatto Roberto Saviano e i professionisti dell’antimafia?
Prendiamo lui, Saviano, il paladino dell’antimafia esercitata in sinergici simposi dal suo attico newyorkese. In realtà Roberto Saviano, famoso e deificato per aver squarciato il muro dell’omertà sulla camorra – come se fosse stato il primo a  farlo! –  glorificando così il lavoro di repressione condotto dallo stato contro il cancro mafioso, ha reagito in maniera inaspettata alla notizia delle scarcerazioni. Correndo in aiuto del Ministro della Giustizia Bonafede, il nostro paladino Saviano infatti ha difeso l’operato della magistratura con queste laconiche parole: «i magistrati hanno agito secondo diritto».
Una difesa su tutta la linea, decisamente poco coerente con l’immane sforzo che l’antimafia (quella vera, fatta a livello di polizia, intelligence e società civile) ha profuso per assicurare alla giustizia quei super-boss con alle spalle centinaia di anni di carcere di condanne e una lunga scia di sangue. Per Saviano prevale “il diritto” sulla giustizia, evidentemente, sempre e comunque.
Appare così decisamente coerente (!) il buon Saviano nel suo totale mutismo sulla recente scarcerazione di Pasquale Zagaria boss indiscusso dei Casalesi sulle cui vicende criminali Saviano ha costruito il suo impero editoriale e ispirato tutto il filone di “Gomorra”. Non una parola! Eppure, stavolta, il “primato del diritto” tanto caro a Saviano non c’entra molto, visto che il super-boss è stato scarcerato per un banale errore di notifica contenuto in una email! Ma anche qui – guarda caso – se il diritto è favorevole al mafioso, allora deve prevalere sulla giustizia, anche la più palese, e perciò intelligentemente Saviano, tace.
Tace sapendo che quel silenzio ha un valore, ponendo in essere un atteggiamento “omertoso”, che lui ha ben stigmatizzato nei suoi libri e scritti in innumerevoli occasioni. Forse lo fa già pregustando un sequel per “Gomorra” e leccandosi i baffi per qualche altra royalty a tanti zeri derivante dalla vendita del suo prossimo libro per farne una fortunata serie TV? Non lo sappiamo.
Si agitano le acque, invece, per una scarcerazione, di ben altro cabotaggio se comparata a quei boss rei di omicidi plurimi ed a capo di dinastie mafiose di lungo corso. La recente scarcerazione di Massimo Carminati, rilasciato sulla base della decorrenza dei termini (come previsto, sempre, dal “diritto”), ha invece generato un’ondata di indignazione. Il Ministro Bonafede ha immediatamente inviato i suoi ispettori, mentre la macchina del fango mediatica è ripartita, rispolverando vecchi speciali televisivi e interviste a qualche ex-Banda della Magliana pentito, giusto per confermare e ribadire l’eterno sillogismo del “fascismo = criminalità = servizi segreti deviati = stragi”.
Perché non ha prevalso il “diritto” questa volta?