PENSIERI DI MARCO AURELIO – carattere romano, stile militante – 34

239

Pensieri – Marco Aurelio – LIBRO V

“A quale fine tende, allora, l’uso che sto facendo della mia anima?”
Rivolgiti questa domanda in ogni circostanza e chiediti:
“Che cosa sta avvenendo ora in quella parte di me che si chiama principio direttivo, e quale specie di anima ho in questo momento? Forse quella di un bambino, o di un ragazzo, o di una femminuccia, o di un tiranno, o di una bestia da soma, o di una belva?”
Viviamo ogni giorno nella più inconsapevole distrazione.
Viviamo ogni giorno senza accorgerci di ciò che facciamo.
Viviamo ogni giorno senza renderci conto che viviamo.
Inermi, ci lasciamo avviluppare da una inesorabile coltre di torpore, e diveniamo oggetto dell’azione delle varie forme in cui il nostro ego si manifesta.
A seconda di quale “anima” ci guida siamo sensibili a certi impulsi e condizionati dalle pressioni sociali piuttosto che dalle sensazioni o dai pregiudizi.
Ossessionati da questa affermazione egoistica, non ascoltiamo, non vediamo e non percepiamo.
Ci impediamo di entrare in contatto vivo con gli altri esseri e prima di tutto con noi stessi.
Imprigionati da ciò che è passato e da ciò che accadrà, dimentichiamo il presente senza accorgerci di ciò che avviene in noi ed in ciò che ci circonda.
Il dominio della nostra coscienza è interamente monopolizzato dalle nostre illusioni, dalle nostre ambizioni, dai nostri giudizi, dai nostri ideali e dalle nostre paure.
Perdiamo in questo modo la cosa che è più importante: la realtà stessa, la verità dell’esistenza, il senso stesso del nostro essere.
Il mondo moderno ovviamente aggrava ed incoraggia ancor di più questa tendenza insita nella parte tellurica di ognuno di noi.
Siamo resi ogni giorno più incoscienti e facilmente manipolabili dai bombardamenti pubblicitari, dall’agitazione febbrile, dall’eccesso di impegni, dalle mode, dalle droghe, dall’ossessione consumistica.
Ogni cosa in questa epoca sembra condurre gli individui ad essere privi di un Centro, privi di ciò che è Vero.
Una volta privatone, ogni uomo di conseguenza diviene facilmente influenzabile.
Ma dinanzi a chi è destinato a fare il sonnambulo per l’eternità, vi è chi deve assumersi il compito di AGIRE!
E’ compito dell’Uomo della Tradizione, il destarsi da questo sonno.
E’ compito dell’Uomo della Tradizione, il lottare contro questa inerzia mentale.
E’ compito dell’Uomo della Tradizione, lo svegliarsi per iniziare finalmente a VIVERE.
Vivere in guardia.
Vivere conservando una costante vigilanza interiore.
Vivere con gli occhi del cuore bene aperti, per captare il messaggio sottile che può giungerci da quell’ambiente circostante che comprende noi stessi.
Vivere come una sentinella di vedetta nell’oscurità della notte, mantenendo i sensi in agguato e lo spirito agile, così da non esser sorpresi dall’assalto del peggiore dei nemici, che è il nemico interiore.
Questo stato di ricettività totale può essere conseguito solo tramite il distacco completo rispetto al dominio dell’ego.
E’ necessario eliminare ogni sorta di pregiudizio o di blocco mentale, senza essere ostacolati da alcun tipo di passione.
E’ necessario essere coscienti di tutto ciò che si fa, che si dice, che si pensa.
E’ necessario essere coscienti di tutto ciò che avviene in noi o dentro di noi, delle nostre intenzioni, delle nostre inclinazioni, dei nostri desideri, delle nostre paure.
Solo praticando una costante attenzione su di sé, sarà possibile maturare i frutti dell’imparzialità e del distacco che conducono ad accorgersi di ciò che è mutevole e quindi falso.
Una volta appresa questa capacità di discernimento, e una volta che la si mette in pratica, ogni egoismo crolla.
Così facendo, si può scorgere Dio in ogni momento, in ogni cosa ed in ogni luogo, poiché “Tutte le cose, giorno e notte, rivelano Dio”. E prima di tutto, lo si scorge dentro di Sé.