UE lancia allarme “sovranità digitale” contro Microsoft (Però Gates è buono e ci salverà dal virus!)

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Mentre l’Unione Europea si batte, da anni, per imporre il diktat dell’antitrust (spesso in maniera ottusa, non chiudendo un occhio dove dovrebbe, o fingendo di non vedere, dove dovrebbe) si è dimenticata di verificare quanto stava avvenendo all’interno delle istituzioni europee. Infatti, il Supervisore europeo per la protezione dei dati (Edps) ha redatto in questi giorni un rapporto molto crudo che evidenzia una enorme contraddizione nella politica di gestione interna dell’Unione: se Bruxelles, da un lato, cerca di contrastare il predominio (mafioso) dei colossi statunitensi delle Big Tech, dall’altro, si affida proprio a questi ultimi perché non esistono in Europa imprese in grado di fornire servizi simili. E’ il tema, quanto mai oggi sottaciuto, della “sovranità digitale”, ovvero il nuovo campo di esercizio della più nota “sovranità” degli Stati e, non ultima, dell’Unione Europea. Il tutto mentre, per giunta, proprio il proprietario di Microsoft – e cioè il signor Bill Gates – viene elevato a nuovo messia in grado, col tanto agognato vaccino contro il coronavirus, di salvare il mondo. Ennesima contraddizione eurocretina o consapevole doppiogiochismo finalizzato a svuotare, una volta di più, quel poco di sovranità europea svendendola al miglior offerente?

www.corriere.it – Il supervisore europeo: abbiamo affidato al gigante informatico un potere eccessivo su istituzioni e funzionari. E ora minaccia di cambiare unilateralmente le condizioni.

di Federico Fubini

Il testo è uscito senza annunci, al punto da passare quasi inosservato. Eppure il Supervisore europeo per la protezione dei dati (Edps) ha redatto una requisitoria feroce, che va al cuore di una delle contraddizioni dell’Unione europea in questi anni: Bruxelles cerca di contrastare lo strapotere dei colossi statunitensi delle tecnologie, proprio mentre si affida ad essi perché non esistono in Europa imprese in grado di fornire servizi simili. Il risultato – accusa il Supervisore europeo – è che oggi i dati personali, legali, finanziari, politici e commerciali dei 46 mila funzionari delle istituzioni europee, dalla Commissione alla Banca centrale europea, sono nelle mani di Microsoft. Lo sono sulla base di accordi che lasciano al gruppo fondato da Bill Gates ampia discrezionalità di trattarli e esportarli dove crede e, in molti casi, di utilizzarli in violazione delle stesse norme europee sulla privacy: senza che le istituzioni europee ne abbiano sufficiente controllo e senza che sappiano dove esattamente alcuni dei dati vengono custoditi al di fuori del territorio stesso della Ue.

Questa almeno è la conclusione un rapporto pubblicato da Edps, al termine di una lunga indagine «di propria iniziativa». Edps è un’istituzione creata sulla base di una norma del 2018, guidata dal polacco Wojciech Wiewiórowski e incaricata per le istituzioni europee di funzioni simili a quelle del Garante della privacy in Italia. Il suo messaggio è destinato a cambiare i rapporti fra Microsoft e molte autorità pubbliche in Europa, perché Edps avverte: «Ciò che abbiamo trovato sarà probabilmente di interesse più ampio, in particolare per le pubbliche autorità degli Stati europei» che usano i software e il cloud del gruppo di Redmond.

Al centro dell’inchiesta c’è l’Accordo inter-istituzionale per la fornitura di servizi concluso del 2018 fra Microsoft e l’insieme delle istituzioni dell’Unione europea. Esso include l’uso di software come Office – con programmi Outlook, Word, Excel o Powerpoint – ma anche Azure, il cloud di Microsoft. Il cloud è il servizio di archiviazione e potenzialmente di analisi dei dati in colossali data center situati di solito in località segrete per ragioni di sicurezza; Microsoft Azure ha circa il 18% di questo mercato nel mondo, subito dietro Amazon Web Services con il 33%. Ma Edps trova l’accordo con le istituzioni europee così pericoloso per la protezione dei dati di queste ultime che chiede di stracciarlo e riscriverlo.

L’autorità riferisce di «una serie di problemi riguardanti la localizzazione dei dati, il loro trasferimento internazionale e il rischio che i dati stessi siano rivelati in modo illegale». L’accusa è molto delicata, dato che sembra coinvolgere anche gli archivi digitali della Bce: «Le istituzioni europee – si legge – non sono state in grado di controllare la localizzazione di una larga parte dei dati gestiti da Microsoft, né hanno controllato adeguatamente ciò che è stato trasferito fuori dalla Ue e come». Inoltre, «c’è stata anche una mancanza di adeguate salvaguardie a protezione dei dati che hanno lasciato il territorio dell’Unione europea» e «le istituzioni della Ue hanno avuto a loro disposizione poche garanzie a difesa dei privilegi e delle immunità». Impossibile poi per Bruxelles «assicurarsi che Microsoft rivelasse dati personali solo nella misura permessa dalla legge europea».

Il gruppo oggi guidato dall’indiano Satya Nadella si è anche riservato il potere di cambiare unilateralmente alcune condizioni importanti. E Bruxelles lo ha accettate, in contraddizione con le sue stesse direttive sulla protezione dei dati personali.

Ha commentato in proposito una portavoce di Microsoft: «Il supervisore europeo per la protezione dei dati, in qualità di regolatore per le istituzioni dell’Unione Europea, ha analizzato questa nuova legge prendendo in considerazione il vecchio accordo di Microsoft con le istituzioni dell’Ue e ha condiviso raccomandazioni basando però le sue valutazioni sul recedente accordo. Alla luce di questa nuova normativa, stiamo collaborando con l’Unione Europea per rafforzare ulteriormente la trasparenza e la privacy, proprio come indicato nel nuovo accordo tra le parti».