C’erano una volta i comunisti. Ora abbiamo i “co-immunisti”

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a cura della Redazione di Azione Tradizionale
Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato dei cosiddetti “tifosi del virus”. Sono quelli che, a vario titolo e grado, vivono del e per il virus, non potendo così tollerare tutte le opinioni dissonanti nel merito. In quell’elenco, però, avevamo tralasciato i “co-immunisti“. Rimediamo subito.
E per presentarveli quale miglior modo di far parlare il loro “Manifesto del partito co-immunista”? 
Primo dogma del soviet sanitario: l’immunità deve appartenere a tutti. A differenza del comunismo qui non si tratta di mettere in comune la produzione e la distribuzione, ma l’immunizzazione reciproca, che è anzitutto l’atrofizzazione dei cervelli. pensare nuoce gravemente alla salute e, per giunta, è politicamente scorretto.
Il co-immunismo esige una stratificazione sanitaria egualitaria e nuovi centri urbani formati da co-immunità. Il virus ci ha, finalmente, reso tutti uguali: è il trionfo del socialismo, visto che nei fatti quello storico e applicato ovunque è miseramente fallito. Il virus è, così, riuscito dove Lenin, Stalin e Castro hanno fallito: il compagno virus ha trionfato. Perciò: malati di covid-19 di tutto il mondo, unitevi!
Prossimi step (ovvero prossimo piano quinquennale di staliniana memoria): passare dalla sharing economy, ancora troppo legata al modello capitalista 1.0, alla caring economy: lo stato, sempre più golem e pervasivo, si prenderà cura del cittadino-malato, anche (e soprattutto) se quest’ultimo è sano.
Poco conta se questa non sarà più vita degna di essere vissuta perché il coronavirus ha sempre, e comunque, ragione.