Allarme Roma “razionalista”: Fendi, Bulgari e altri “big” stanno rubandoci i capolavori del Ventennio

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Il Razionalismo – arte “maledetta” e colpita per decenni dalla damnatio memoriae perché “fascista” – sta contribuendo alla rinascita architettonica, civile e commerciale di Roma. Roma, una capitale allo sbando, ostaggio del dogmatismo idiota dei grillini e avviluppata in secolari dinamiche di palazzo che ne impediscono lo sviluppo e la valorizzazione, sta paradossalmente trovando una seconda giovinezza proprio grazie a quelle opere che, per decenni, sono state stigmatizzate come il volto oscuro della capitale, e costrette al degrado e all’abbandono perché retaggio di un passato troppo scomodo.
Costa sta succedendo ai capolavori del Razionalismo a Roma? Dopo che Fendi ha rilevato qualche anno fa il celebre Palazzo della Civiltà del Lavoro all’EUR è oggi la volta di Bulgari, che nel complesso del Palazzo ex INPS di Piazza Augusto Imperatore, creerà il suo hotel di extra lusso. Ma non sono gli unici esempi. La Regione Lazio a trazione piddina, infatti, ha recuperato gli spazi della Ex-GIL di Via Induno, a Trastevere dove, colmo dei colmi, troverà spazio anche l’antifascista Cinema America, grazie alle tante benedizioni di cui godono questi alto-borghesi prestati alla (pseudo)militanza. Ma, potremmo citare anche l’acquisizione degli spazi “razionalisti” della Stazione Termini da parte di Luiss Enlabs (incubatore di start up).
E’ oggettivo ma nessuno sta riconoscendo che una dei più grandi patrimoni architettonici ed artisti della Roma moderna è rappresentato, appunto, dal Razionalismo. E così si sta lasciando spazio ai privati, del tutto disinteressati nel restituire alla città queste bellezze, e ben più propensi a fare di questi luoghi delle mere sedi di rappresentanza, usando la loro monumentalità come mera espressione di forza e di prestigio. Limitandosi a “banchettare” su un patrimonio architettonico enorme e mai valorizzato (perciò a buon mercato, per loro), spiluccando qua e là presso i vari palazzi dimenticati di Roma, in pieno Centro, e trasformandoli in iniziative private e autoreferenziali, escludendo così la possibilità alla pubblica utenza di goderne.
Nessuno, cioè, rispetto a questa operazione in corso sta avendo l’onestà intellettuale di dire chiaramente: “scusate, ci siamo sbagliati, abbiamo avuto i paraocchi per 70 anni identificando il razionalismo con la dittatura e, da stolti, abbiamo sacrificato delle vere e proprie d’arte sull’altare del politicamente corretto. I privati hanno scoperto l’acqua calda, siamo stati noi a dimenticarci di questo tesoro“. No. Il Razionalismo a Roma è una monade, de-contestualizzato e apolitico, forse traslato da qualche galassia lontana e abbandonato a Roma chissà perché, chissà da chi. Si omette, così, di valorizzare e comprendere il senso profondo del Razionalismo, la correlazione tra opera ed opera, gli stili specifici dei vari Moretti, Piacentini, Del Debbio e tanti altri, il significato politico e rivoluzionario di quest’arte.
Oggi i grandi gruppi che si ingrassano vendendo grazie all’odiosa etichetta del “made in italy” (strano ossimoro esprimere l’italianità mediante un idioma straniero!), ma che non sono più italiani da anni, riesumano questi palazzi dimenticati e gli diciamo pure “bravi”, “grazie di aver recuperato quell’edificio abbandonato”. Mentre dovremmo più prosaicamente definirli “ladri“: ladri di idee e di spirito, forti del fatto che nessuno prima di loro ha avuto l’ardire di recuperare una delle eredità artistiche contemporanee più belle che ci siano giunte. La colpa è nostra o, per meglio dire, di chi ci ha governato e governa la città di Roma, consentendo vere e proprie mostruosità come l’abbandono di aree quali la Casa delle Armi al Foro Italico, o consentendo lo stato di degrado avanzato di luoghi come il Museo della Civiltà Romana o i mosaici del Foro Italico (già Mussolini).
Così facendo, cioè appropriandosi del singolo edificio e trasformandolo in “headquarter“, queste iniziative private che, pure, hanno almeno il merito di bloccare l’avanzare del degrado e riqualificare queste aree, tradiscono però lo spirito del razionalismo e quel senso di armonia che, solo, si comprende se ci si immerge nello significato profondo del Razionalismo. Non fu casuale, al tempo, aver edificato a Roma opere razionaliste fra loro coerenti, seppur diverse nei singoli stili espressi. Così facendo, diventano monadi a uso commerciale, boutique di lusso in pianta stabile dove al posto delle vetrine c’è marmo e acciaio costruito per altri scopi e per altri uomini e donne che forse non esistono più. Simboli di un principio superiore, lo “Stato” inteso come principio virile e vivificatore della nazione – carne, sangue e terra – in cui si manifesta.
E’ per questo che, molto presto, ci riprenderemo (almeno simbolicamente) il Razionalismo a Roma!
In Autunno la Comunità Militante Raido organizzerà delle visite guidate “militanti” per tornare a calpestare quei marmi, contemplare quella ieraticità, respirare la monumentalità del Razionalismo. 
Restate connessi e non perdete queste iniziative.