Bill Gates sempre più filantropo? Ora vuole pulire il mondo dall’inquinamento

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bill gatesNegli ultimi anni Bill Gates sta sempre più ritagliandosi il ruolo di filantropo fra i filantropi, per sforzi, risorse investite e belle parole dai toni sempre più “messianici”. Sembra lontana anni luce la sua immagine di spietato squalo dell’informatica, pronto a distruggere ogni avversario (in tribunale e non) pur di acquisire quelle posizioni di dominio mafioso che la sua Microsoft esercita nel mondo dell’informatica, alla faccia di ogni principio di antitrust.
Così, dopo essersi presentato al mondo come l’unica alternativa per trovare una soluzione clinica al Coronavirus mediante il fantomatico vaccino, oggi Gates lancia un nuovo monito al mondo: pulire il mondo dall’inquinamento.
E’ l’ambiente, infatti, oltre al tema della salute, il grande mantra di Gates e della sua Fondazione. Microsoft ha così lanciato un piano degno di una finanziaria di un Paese di medio-piccole dimensioni, lanciando un fondo da un miliardo di dollari per sviluppare tecnologie cattura-CO2 e piani ambiziosi per azzerare l’impronta ecologica dalla Fondazione che porta il nome del suo fondatore.
Non sappiamo se l’obiettivo di Microsoft-Gates sia quello di fare solo del cosiddetto “greenwashing“, cioè ripulirsi la coscienza e l’immagine in vista del fatto che l’ambiente è sempre più un tema a cuore (almeno a parole, nei fatti un po’ meno) della pubblica opinione. Oppure se, dietro questa manovra, ci sia la lungimiranza di chi sa che presto o tardi alle imprese verrà chiesto dai legislatori di fare sforzi di questo tipo, e Microsoft stia in realtà più semplicemente portandosi avanti per prima, guadagnando posizioni di forza versi i loro competitor. 
Sicuramente, però, gatta ci cova perché non possiamo credere che un uomo, che per decenni ha praticato il più lesto e cinico capitalismo, divenendo dal nulla l’uomo più ricco della terra, calpestando chiunque gli si sia posto innanzi, si sia ora votato alla filantropia senza se e senza ma. Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi e crediamo che ben presto il vero volto di Bill Gates avrà modo di manifestarsi.

(tratto da ilsole24ore.com) – Ripulire il pianeta: la nuova missione di Microsoft di Laura la Posta

È una svolta clamorosa ma senza alcun clamore mediatico, quella della nuova Microsoft, che vuole diventare una società cleantech (dedicata solo a tecnologie green). Il colosso del software ha deciso di seguire le orme del suo fondatore Bill Gates, attivo da anni con la moglie Melinda nella filantropia sociale ad alto impatto. L’obiettivo? Provare a salvare il mondo. Stavolta non dalle malattie o dalla povertà materiale ed educativa, ambiti prevalenti della fondazione di famiglia. Bisogna salvarlo dal nemico più insidioso: il cambiamento climatico in atto, in grado di attivare sconvolgimenti ambientali e sociali devastanti.
Per riuscirci, Microsoft si è data una nuova strategia a tutto campo, con due misure di grande impatto. La prima è una carbon tax applicata a ogni divisione di business, che dal 2012 paga per compensazioni ambientali 15 dollari per ogni tonnellata di emissioni causate direttamente e che dal primo luglio paga anche per le emissioni dei clienti mentre usano i prodotti.
La seconda misura è un fondo da un miliardo di dollari per finanziare gli innovatori attivi nella nuova frontiera della Dac (Direct air capture), la cattura dell’anidride carbonica nell’atmosfera. Secondo l’agenzia Bloomberg, il primo bando è già pronto e in rampa di lancio.
Fermare il climate change attraverso le tecnologie sembra velleitario e fa sorridere ironicamente? Faceva sorridere anche la frase del giovane Bill Gates nel 1980: «Porteremo un computer su ogni scrivania e in ogni casa». I partner di Ibm, che gli avevano commissionato il primo sistema operativo (l’MS-Dos), sogghignavano davanti all’apparente megalomania del giovanotto di Seattle: misero a budget di vendere 250mila personal computer in 5 anni. Nel 1983 ne producevano un quarto di milione al mese e li vendevano tutti. Oggi la profezia si è avverata. Meglio non sottovalutare Bill Gates e la Microsoft, quindi.

L’annuncio del piano ambizioso per diventare una società cleantech è stato dato il 16 gennaio e ha preso forma nei mesi del lockdown da Covid-19. Protagonisti della svolta green saranno non solo il colosso da 1.500 miliardi di dollari di capitalizzazione, ma anche i suoi fornitori e clienti e, potenzialmente, gli innovatori green di tutto il mondo, che saranno premiati da fondi ingenti attribuiti tramite bandi. Il Climate innovation fund da un miliardo di dollari, che gestirà questi bandi, è un fondo voluto da una donna (la Chief financial officer Amy Hood) e gestito da un’altra donna (la direttrice Brandon Middaugh). E subito copiato da Amazon, che il 23 giugno ha annunciato il fondo di venture capital Climate pledge fund, da due miliardi di dollari.

L’obiettivo del fondo di Microsoft, per i prossimi quattro anni, sarà finanziare nuove tecnologie mangia-CO2 in grado di ripulire l’aria su vasta scala. Perché? Come ha detto il presidente Brad Smith al lancio della strategia, «non basta non emettere più CO2 o compensarla attraverso azioni positive di contrappeso: nell’atmosfera ci sono duemila miliardi di tonnellate di anidride carbonica emesse dalla rivoluzione industriale a oggi, destinate a durare per duemila anni; bisogna rimuoverle, altrimenti niente potrà salvare il pianeta dal climate change».

Per una società tecnologica come Microsoft, la soluzione sta naturalmente nell’hi-tech. Come di consueto, è il fondatore Bill Gates a tracciare la strada. Il miliardario (accreditato di una ricchezza sui 100 miliardi di dollari) investe da due anni in una delle società leader del settore Dac, la canadese Carbon Engineering, fondata dal fisico superstar di Harvard David Keith.

La società ha già un impianto pilota funzionante, che cattura una tonnellata di CO2 al giorno, e garantisce costi accettabili: 100 dollari per ogni tonnellata di CO2 rimossa. Il gas può essere immagazzinato nel sottosuolo (la cosiddetta carbon sequestration), magari in miniere o pozzi petroliferi esauriti, diventando roccia in due anni, oppure può essere usato per produrre combustibile pulito (combinandolo con idrogeno ricavato dall’acqua e creando idrocarburi sintetici).

Grazie ai fondi raccolti, intende aprire un impianto commerciale in grado di catturare un milione di tonnellate di CO2 all’anno, l’equivalente del lavoro di 40 milioni di alberi e pari alle emissioni di 250mila auto.

Un’altra società attiva nel Dac è la svizzera Climeworks, a giugno premiata da un’iniezione di capitali da 75 milioni di dollari e poi inserita nella lista dei Technology pioneers del World economic forum.

La società ha un impianto cattura-CO2 anche in Italia, a Troia (Foggia), realizzato nell’ambito del progetto Store&Go , co-finanziato dai fondi europei Horizon 2020 e coordinato dalla società italiana Engineering: in questo caso, l’anidride carbonica viene usata per produrre metano, impiegando energia da fonti rinnovabili (la cosiddetta tecnologia Power to gas).È proprio su queste tecnologie che il nuovo fondo di Microsoft intende puntare il suo gettone da un miliardo di dollari. Ma questa è solo una delle tante leve identificate per avere un impatto significativo a livello globale.

L’obiettivo finale del colosso di Redmond è probabilmente unico fra le organizzazioni pubbliche e private: non solo essere carbon neutral (cioè al pari fra emissioni inquinanti e compensazioni ambientali) – perché questo già avviene dal 2012 – non solo diventare entro il 2030 carbon negative lungo tutta la supply chain (quindi ultra-compensando le emissioni) ma addirittura trasformarsi entro il 2050 in una società mai esistita per il pianeta, lei e tutti i suoi clienti: priva di impronta di carbonio.

«Vogliamo rimuovere dall’atmosfera tutta l’anidride carbonica che Microsoft ha emesso dalla fondazione, nel 1975, fino a oggi, sia direttamente sia indirettamente, attraverso i suoi consumi energetici», ha spiegato il Ceo, Satya Nadella, nel meeting di lancio della strategia.

Azzerare l’impronta ecologica retroattivamente è un proponimento forte, «ma possiamo farcela – ha raccontato il presidente, Brad Smith – faremo un viaggio indietro nel tempo, attraverso scadenze ravvicinate e obiettivi intermedi da raggiungere».

Il numero da azzerare è 16 milioni di tonnellate di emissioni per ogni anno di attività: a tanto ammonta l’impronta ecologica di Microsoft e dei suoi clienti. Le leve? Tante: uso di energia da fonti rinnovabili, flotte elettriche, design più efficiente dei prodotti, un piano estensivo per piantare alberi, un tool misura-impronta ecologica (che sarà consegnato ai fornitori nel luglio 2021 per aiutarli a ridurre le emissioni), l’uso delle tecnologie cattura-CO2 finanziate dal fondo, progetti filantropici come AI for Earth (intelligenza artificiale per progetti salva-ambiente) .

Ma lo strumento più innovativo è la carbon tax, già applicata dal 2012 e ora ampliata, a partire dal primo luglio. Da otto anni ogni divisione business paga 15 dollari per ogni tonnellata di emissioni prodotte. Con il ricavato, compensa le emissioni. Visto che la carbon tax abbassa la redditività, ogni divisione è impegnata a inquinare meno per raggiungere gli obiettivi aziendali.

Ora questa misura si applicherà non solo alle emissioni dirette, ma anche a quelle prodotte dai clienti attraverso l’uso dei prodotti, come l’energia elettrica consumata usando la Xbox.

Finora si trattava di compensare 4,1 milioni di tonnellate di CO2 all’anno (per consumi diretti ed elettricità). Adesso la società dovrà compensarne altri 12 milioni all’anno, nell’arco di 10 anni. Un Everest di anidride carbonica da scalare, quindi.

Come? Lo ha spiegato il Chief environmental officer, Lucas Joppa, nel meeting di presentazione. Oltre agli strumenti fin qui citati, la società sta fornendo ai clienti della piattaforma cloud Azure il nuovo Microsoft sustainability calculator, che monitora le loro emissioni e, attraverso dei tool che saranno rilasciati nei prossimi anni, li aiuterà a ridurle.

Se i clienti abbassano le loro emissioni, sarà più bassa la montagna di gas clima-alteranti che Microsoft dovrà scalare e azzerare. Un gioco win-win per tutti: imprese e pianeta.Non sorprende quindi l’annuncio appena fatto: Microsoft si unisce al drappello di imprese dello United Nations Business Ambition pledge for 1.5 degrees centigrade: 250 pionieri (fra cui l’unica italiana al momento è Enel) che si sono impegnati a raggiungere obiettivi più ambiziosi di quelli dell’Accordo di Parigi sul clima.

Quanto alla sostenibilità sociale, Microsoft è da anni attiva attraverso donazioni tecnologiche e corsi gratuiti alle scuole e al non profit. Il 30 giugno, poi, ha varato un’iniziativa per ampliare l’accesso alle competenze digitali in tutto il mondo, con l’obiettivo di aiutare oltre 25 milioni di persone, rimaste senza lavoro a causa dell’emergenza sanitaria, a riqualificarsi.

Il piano si traduce in una serie di strumenti digitali, in collaborazione con la partecipata LinkedIn, per fare auto-valutazione delle competenze, trovare lavoro online e colmare i gap digitali, attraverso corsi gratuiti e certificazioni.