Fabio Fazio, razzista contro i provinciali

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Fabio Fazio incarna come pochi lo stereotipo del giornalista di sinistra che campa ricchissimo di rendita, per non-si-sa quali meriti, dispensando presunta saggezza al popolino italiano che lo segue in televisione, pronto a diventare – tra qualche anno – uno di quelli che vengono chiamati ‘maestri del giornalismo’. E tutto ciò quanto egli sa ‘far bene’ proprio ciò che è strumentale al sistema mediatico attuale: Fabio Fazio non si espone mai, sembra sempre quasi imbarazzato a esprimersi e stare davanti la telecamera, con quella sua faccia poco sveglia e quelle spallucce abbassate e ricurve. Fabio Fazio, però, si esprime eccome, ma lo fa con un atteggiamento viscido e strisciante: lascia sempre intenderei i concetti, li fa esprimere agli ospiti che applaude e per i quali scodinzola, quasi si vergogna quando il giullare Littizzetto si struscia sul suo tavolo di conduzione parlando peni e vagine.
Però, purtroppo per Fazio, qualche volta questo suo atteggiamento ‘nascosto’, quando le telecamere chiamano, lascia spazio al suo ego. E qui casca l’asino perché il timido, perbenista e buonista, qualunquista e antifascista Fazio lascia spazio al classista, al privilegiato, al salottaro Fazio. Irrompe il Fazio che frequenta le cene che contano, quello che predica bene ma razzola male nel fiume di soldi che ha guadagnato dal servizio pubblico in questi anni. E così, il buon Fazio si lascia andare a una dichiarazione che se fosse stata pronunciata da Salvini, da Sgarbi o da Feltri sarebbe stata tacciata di razzismo, di discriminazione e di ‘medioevo’: “Ero un provinciale, Rai3 è stata la mia scuola“. Cioè a dire che i provinciali hanno qualcosa in meno, che chi viene dalla provincia – e non dai centri storici delle super-città dove si aggira Fazio – è menomato, vale meno, non è all’altezza.
Ma, caro Fazio, al di là delle tue cadute di stile, ricorda che forse è proprio in provincia, ma ancora di più nei paesi, nei piccoli centri urbani, che ancora si conserva quella sincerità, quella genuinità e quella cortesia che gli ‘evoluti’ come te non sanno nemmeno riconoscere.