Addio cibo vero, al fast food arriva la carne “coltivata” (in laboratorio)

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Siete amanti del cibo-spazzatura dei fast food? Molto presto quella “spazzatura” potrà sembrare un lontano (e naturalissimo quanto meno) ricordo, soppiantato da cibo (spazzatura anch’esso) creato artificialmente in laboratorio. La catena KFC specializzata in pollo, infatti, ha dichiarato che a breve inizierà la vendita di pollo non più “reale” ma creato in provetta. Si tratta del primo caso di cibo-Frankestein somministrato in massa alla popolazione. Siamo di fronte al più grande progetto pilota di vendita e consumo di carne “coltivata” come avevamo già preannunciato in un nostro articolo di due anni fa, a fine 2020 la carne sintetica sarebbe stata realtà. La previsione era – purtroppo – giusta.
L’ambizione di creare carne in laboratorio viene da lontano. Sono almeno da dieci anni che vari progetti in tutto il mondo agognano questo momento che, pare, sia finalmente arrivato. Il materiale di partenza saranno cellule di pollo coltivate in laboratorio, per ottenere carne “coltivata”, appunto. Ma per dare al consumatore la sensazione che si tratti di vero pollo, la catena fornirà anche l’impanatura e le spezie per far sembrare il gusto di questi nuovi nuggets il più simile possibile a quelli odierni. Come a dire: “cari clienti, state mangiando carne, senza mangiare carne”, cioè con la differenza che per realizzarli non verranno usati gli animali: cosa mangeremo, allora, non è molto chiaro (?!).
Quali sono gli obiettivi di questa mostruosa iniziativa? Ad ascoltare l’azienda la sostituzione di carne vera con quella creata chimicamente in laboratorio contribuirebbe ad aumentare il contributo di KFC al mondo, tanto a livello ambientale quanto etico. Infatti, l’allevamento intensivo animale sarebbe – dicono gli studi a supporto dell’iniziativa del colosso di fast food – un motivo importante dell’inquinamento mondiale. E, quindi, per rispondere ad uno dei mantra della modernità, la scelta della carne “coltivata” sembrerebbe l’unica possibile.
Non solo. Perché coltivare carne, anziché produrla naturalmente dalla macellazione animale, amplierebbe al 100% dei consumatori i prodotti della catena di fast food: annullerebbe tutte le distanze fra carnivori vegetariani. Dietro la scusa delle motivazioni green e animaliste, dunque, si cela la possibilità di poter così attirare nuovi clienti, e quindi aumentare il fatturato, potendo aggregare la sempre più folta schiera di vegetariani/vegani che potrebbero, a questo punto, concedersi un “pollo-non pollo” senza violare le loro convinzioni.

www.corriere.it – La catena ha stretto una collaborazione con la russa 3D Bioprinting Solutions: la materia prima di partenza saranno cellule di pollo coltivate in laboratorio. Il primo test sulle crocchette sarà a Mosca nell’autunno di quest’anno.

di Enrico Forzinetti

La strada per lo sviluppo di cibi alternativi passerà anche attraverso i nuggets. Potrebbe sembrare una battuta se non fosse anche coinvolta la catena KFC che è al lavoro per realizzare la carne del futuro. A cambiare sarà anche la produzione della pietanze: KFC ha infatti annunciato un’importante collaborazione con la russa 3D Bioprinting Solutions per realizzare le crocchette di pollo attraverso la stampa a tre dimensioni.
Il materiale di partenza saranno cellule di pollo coltivate in laboratorio, ma la catena fornirà anche l’impanatura e le spezie per far sembrare il gusto di questi nuovi nuggets il più simile possibile a quelli odierni. Con la differenza che per realizzarli non verranno però usati gli animali. La prima crocchetta verrà testata a Mosca già nell’autunno di quest’anno, ma la speranza è che apra le porte alla diffusione più ampia di carne realizzata con cellule cresciute in laboratorio. KFC non è del tutto nuova a questi temi visto che già dall’anno scorso ha iniziato a offrire negli Usa i prodotti della Beyond Meat, ossia sostituti della carne di origine vegetale. 

Numerosi vantaggi

Con quest’accordo la catena punta a fare un importante balzo in avanti nel mondo dei cibi alternativi con una precisa ottica anche a livello ambientale ed etico. Secondo alcuni studi, il cosiddetto bioprinting dei nuggets porterebbe a una riduzione di 25 volte dei gas serra e al dimezzamento del consumo di energia rispetto alle tradizionali attività di allevamento. Senza dimenticare il fatto che non verrebbero più utilizzati gli animali per realizzare la carne, aspetto non di poco conto per una parte della popolazione. 
Ovviamente ci saranno vantaggi anche da un punto di vista commerciale per la catena. Da una parte questa tipologia di crocchetta potrebbe attirare nuovi clienti, dall’altra permetterebbe di avere un prodotto che non dipende più direttamente da allevamenti, a volte soggetti anche a momenti di difficoltà nel fornire la materia prima per i nuggets. Rimane il dubbio che una soluzione così «tecnologica» per il cibo potrebbe anche ottenere l’effetto di allontanare parte della clientela.