Google denuncia in automatico gli “omofobi”. La prima vittima? Papa Francesco.

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Ora Google segnala in automatico all’utente come la pensano gli altri utenti del web in cui si imbatte. “Shinigami Eyes” è una estensione (cioè una sorta di optional gratuita e semplice da installare) del browser Google Chrome che – semplificando – colora di rosso i nomi delle persone considerate “omofobe” che si incontrano sul web, e di verde quelli di quelle che sono ritenute gay/trans/etc-friendly, ovvero inclusive nei confronti di quelli che non sono etero. Come questa estensione giudichi (senza appello da parte di chi riceve il giudizio) l’utente che ha di fronte è un po’ un mistero. Sul fatto, però, che questa funzionalità di Google crei un oggettiva discriminazione della libertà di pensiero e di parola, nonché della privacy dell’utente così “marchiato” nella sua identità digitale, è una evidenza lapalissiana. Eppure, Google tace ed ha consentito e autorizzato questa estensione sulla sua piattaforma.
Come giudicare il fatto che, ad esempio, papa Francesco sia subito finito tra i “marchiati”? Proprio lui, il papa che proferì in merito ai gay il famoso “Chi sono io per giudicare?“, e che ha spesso ammiccato al mondo gay, viene giudicato e messo fra i cattivi dall’ottuso algoritmo orwelliano di Google. Non si scappa, perché di fatto il sistema riesce a classificare tutta la presenza e l’attività sul web di un qualunque utente (es. Facebook, Twitter, etc) colorando così le sue utenze agli occhi di chi utilizza Shinigami Eyes.
Tutto questo somiglia molto al “sistema di credito sociale” che opera in Cina, e paradossalmente stigmatizzato in occidente come uno strumento dittatoriale e anti-democratico, salvo non battere ciglio per quanto avviene da noi.
Algoritmo a parte, il sistema funziona grazie ad un infame meccanismo di segnalazione da parte degli utenti che scaricano questo servizio (gratuito) e si prodigano come segnalatori, determinando così la qualificazione di altri utenti. Un tutti contro tutti dove, a prevalere, dev’essere la dicotomia fra buoni e cattivi, determinando una vera e propria caccia (per ora, solo virtuale) all’omofobo.
Infatti, premendo col tasto destro sul nome di un qualunque utente che si incontra nel web diventa possibile segnalare quella persona come anti o pro-gay. Una vera e propria schedatura che funziona come un qualunque sistema di reputazione sul web (es. e-commerce). Con la scusa della logica delle “stelline”, dunque, si crea un sistema arbitrario, democraticamente dittatoriale, dove i click finiscono per pesare sull’immagine reputazionale degli utenti.
Le conseguenze? Potenzialmente devastanti, tanto sul piano sociale reputazionale, quanto sul piano lavorativo e, forse un giorno, anche legale.

www.ilgiornale.it – L’estensione che “stana” gli “anti-Lgbt” ha colorato di rosso anche le pagine di papa Francesco. Pure Bergoglio tra i “marchiati”.

di Francesco Boezi

Chi si è dotato di shinigami eyes, l’estensione che colora di rosso i profili di chi non condivide certe istanze Lgbt, può essere consapevole di come anche la pagina Facebook di papa Francesco sia tra i “marchiati”.

L’operazione è semplice: l’estensione di Chrome si può installa con grande velocità. Subito dopo può iniziare una perlustrazione che consente di comprendere chi sia stato “colorato” e chi no. Sulla “panoramica” di shinigami eyes si legge che l’estensione rimarca “utenti, pagine e gruppi di Facebook con colori diversi”. La ratio è dunque quella di individuare la transfobia o le posizioni ritenute “anti-Lgbt”.

Jorge Mario Bergoglio, nel corso di questi anni, è stato spesso attaccato dal “fronte tradizionale” per via delle sue aperture nei confronti degli omosessuali e per via del dibattito sul rapporto dottrinale tra Chiesa cattolica ed omosessualità. In Germania, per esempio, buona parte dell’episcopato pensa che una riforma dottrinale sul tema sia essenziale. Il “sinodo interno” dei teutonici si sta occupando anche di questi aspetti, suscitando le preoccupazioni dei conservatori.

Dal “chi sono io per giudicare” agli aiuti mandati in piena pandemia mediante il cardinale elemosiniere ai transessuali di Torvaianica, passando per le pastorali aperturiste che sono state sviluppate all’interno di alcuni contesti diocesani italiani: papa Francesco non è un omofobo. Eppure la sua pagina è finito all’interno del paniere di quelle che sono state colorate di rosso.

Certo, l’ex arcivescovo di Buenos Aires ha bocciato di netto la cosiddetta “teoria gender”, parlando di “colonizzazione ideologica”, ma queste considerazioni sono sufficienti affinché il pontefice argentino venga ritenuto un esponente “anti-Lgbt”? Il Papa, come scritto in uno degli ultimi libri di don Luigi Maria Epicoco, pensa ad esempio che “…questa apparente uniformità li ha portati all’ autodistruzione perché è un progetto ideologico che non tiene conto della realtà, della vera diversità delle persone, dell’ unicità di ognuno, della differenza di ognuno”. Il riferimento è a Babele, mentre il senso della riflessione è chiaro: non si può “distruggere alla radice quel progetto creaturale che Dio ha voluto per ciascuno di noi: la diversità, la distinzione”.

Se Bergoglio è stato etichettato come un “anti-Lgbt”, insomma, lo si deve con buone probabilità alla sua campagna contro la “colonizzazione ideologica”. Il rosso compare anche sul profillo Twitter di Bergoglio: l’estensione non interessa solo il celebre social network fondato da Mark Zucckerberg. Non è colorato in rosso, ad esempio, la pagina di James Martin, gesuita e consultore per la Comunicazione del Vaticano che è noto per le sue battaglie in favore della costruzione di un “ponte” tra la Chiesa cattolica ed il mondo Lgbt. Ma l’estensione riguarda pure un successore di Pietro ritenuto progressista dai più.

Non solo il direttore Alessandro Sallusti, il senatore Simone Pillon ed i leader Matteo Salvini e Giorgia Meloni: anche il successore di Pietro è finito per far parte di questo elenco.