Nascosto nel Decreto “semplificazione” c’è lo stop ai Comuni che si battono contro il 5G

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Nel decreto Semplificazioni, messo in campo dal governo anche per accelerare l’innovazione digitale, c’è una norma molto poco democratica. Infatti, con la scusa di “semplificare” il governo ha esautorato i Comuni italiani nel poter decidere se installare, o meno, sul proprio territorio le antenne per la tecnologia 5G. Uno sgambetto non da poco se consideriamo che erano centinaia i Comuni che, per tutelare la salute pubblica a fronte della mancanza di dati certi sulla non-pericolosità di questa tecnologia, avevano già deciso per bandire il 5G.
Evidentemente, il governo italiano ha fatto subito tesoro del placet ricevuto in sede europea e di cui vi avevamo raccontato nelle scorse settimane. L’UE aveva già deciso, infatti, che le antenne 5G avrebbero potuto essere installate anche senza l’OK delle autorità locali. Presto detto, l’Italia ha legiferato per negare il diritto a mettere in discussione una tecnologia su cui sono moltissime le incognite per la salute.

(tratto da lastampa.it) – i sindaci non potranno più dire no al 5g
I sindaci non potranno introdurre limitazioni al 5G sul loro territorio. La misura è contenuta nel decreto Semplificazioni, messo in campo dal governo anche per accelerare l’innovazione digitale. Una misura che frena le ordinanze degli amministratori locali contrari all’installazione delle antenne di quinta generazione. “In questo modo il Governo esautora i sindaci che rappresentano la massima autorità sanitaria locale e che quindi hanno la responsabilità della salute dei cittadini”, controbatte il sindaco di Vicenza, Francesco Rucco, che aveva firmato una ordinanza di blocco a maggio. Mentre a Torino nei giorni scorsi si è riunito il primo Tavolo di Pianificazione sul 5G “per disegnare i percorsi di adozione dei nuovi standard”.

Secondo quanto si legge sul sito del dipartimento dell’Innovazione, in base alle previsioni contenute nel decreto Semplificazioni sul 5G (articolo 38), i sindaci dei comuni “non potranno introdurre limitazioni alla localizzazione sul proprio territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualunque tipologia e non potranno fissare limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici diversi rispetto a quelli stabiliti dallo Stato”. “Mi confronterò con gli altri sindaci, cercheremo di capire come comportarci con le compagnie telefoniche che hanno avviato un ricorso nei confronti dei Comuni proprio su questo tema”, sottolinea Rucco aggiungendo che la sua ordinanza “aveva solo la funzione di comprendere da Arpav e Ulss se la nuova tecnologia potesse arrecare danni alla salute pubblica tenuto conto che l’amministrazione intende favorire lo sviluppo di nuove tecnologie”.

“Una limitazione all’autonomia dei sindaci su un tema delicato che tocca da vicino le comunità ed il paesaggio”, dice dal canto suo il presidente di Anci Veneto, Mario Conte. Secondo Conte, la norma “di fatto annulla le ordinanze di quei Comuni che si erano opposti alla rete di nuova generazione sconfessando di fatto i sindaci. Con il blocco delle ordinanze dei sindaci dovrebbero ripartire le sperimentazioni sul territorio italiano che al momento ha visto protagonisti grandi centri urbani, tra cui Milano, Torino, Bologna, Roma, Firenze e Napoli.

Il 5G è uno standard di nuova generazione per la comunicazione mobile che sostituirà il 4G e sarà a bordo degli smartphone di nuova generazione e soprattutto dei tanti oggetti connessi (Internet of things) destinati ad essere sempre più numerosi (elettrodomestici, auto, semafori, lampioni, cassonetti). Una delle caratteristiche principali di questa rete è permettere molte più connessioni in contemporanea, con alta velocità e tempi di risposta rapidi. “Sul 5G si giocherà una buona parte della partita della competitività del nostro tessuto industriale ed economico, per questo, non possiamo fermarci”, ha spiegato nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi. Mentre per il presidente di Asstel-Assotelecomunicazioni, Pietro Guindani, “gli investimenti sulle comunicazioni di quinta generazione porteranno ad una trasformazione fondamentale per rilanciare la centralità e competitività del Mezzogiorno”. Secondo le previsioni della società di consulenza Ernst & Young entro la fine del 2020 il 5G sarà disponibile per il 17% degli italiani e, nel 2021, per il 31%.

Intanto il Tar di Catania ha accolto la richiesta di Vodafone Italia di sospendere l’ordinanza contro il 5G del Comune di Messina, emanata lo scorso 27 aprile dal sindaco Cateno De Luca, stabilendo che la valutazione sui rischi legati ai campi elettromagnetici spetta esclusivamente all’Arpa e richiamando proprio il principio sancito dal recente d.l. 16 luglio 2020 per cui eventuali limitazioni decise dai Comuni, devono riferirsi a siti sensibili individuati in modo specifico: non è invece possibile introdurre limitazioni alla localizzazione di stazioni radio base in aree generalizzate del territorio comunale. La disposizione del Tribunale amministrativo sancisce, per un verso, “l’illegittimità di un divieto generalizzato alla installazione degli impianti in esame, per un altro, l’impossibilità di adottare ordinanze contingibili e urgenti in una materia la cui competenza è riservata allo Stato”.