La Serie (fars)A è finita

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Si avvia alla conclusione la stagione calcistica 2019/2020 della Serie A italiana, con la scontata e meritata vittoria della Juventus. I soliti festeggiamenti si susseguono, le ultime due giornate del campionato passeranno con poco altro da dire e già si pensa alle coppe europee che si giocheranno in agosto, nonché alla preparazione estiva che seguirà immediatamente dopo, per la stagione prossima.
Ma tutto questa apparente normalità, a ben vedere, cela una farsa ridicola che ormai da metà giugno ha ripreso la sua messinscena: infatti, dalla finale di Coppa Italia tra Napoli e Juventus del 17 giugno scorso, si è dato avvio a un mese e mezzo forsennato in cui l’unica preoccupazione del mondo del calcio italiano è stato: concludere il campionato. A qualunque costo. A qualunque prezzo. In qualsiasi modo.
Infatti, gli sponsor, il circo mediatico, le televisioni, tutto il mondo che ruota attorno a quel sistema ormai finto, quello del pallone gonfiato, non poteva accettare di arrestarsi e attendere, di dire ‘stop’ e riprendere con la prossima stagione: no, il dio denaro comanda. E ha comandato: chiuse le scuole, chiusi i ristoranti, chiuse le imprese – e chissà quando verranno rimesse in condizioni di ripartire – ma la vacca-calcio da mungere e spremere, da cui succhiare avidamente il latte di tanti tifosi appassionati, non deve fermare la produzione…
Così si è dato vita a un finale di stagione calcistica che a definirlo ‘ridicolo’ è poco. E chissenefrega se qualcuno se ne accorge: basta che il pallone rotoli e nessuno capisce più nulla. Nell’ordine si sono manifestati, in questo scorcio finale, i seguenti fenomeni, che veramente fanno impallidire che sinceramente ama il calcio e i suoi tempi naturali: partite a tutte le ore, fino a improbabili orari (le 21.30, con finale a mezzanotte); nuove regole improvvisate, come le 5 sostituzioni che non si vedono nemmeno nel pre-campionato alle partite tra professionisti e dopo-lavoro; giocatore stanchi morti dopo 20 minuti, a causa di una condizione atletica molto approssimativa; partite ogni tre giorni, così da dare il tempo alle squadre di cambiare città, farsi una doccia e tornare in campo; infortuni su infortuni tra i giocatori, a causa di partite troppo ravvicinate e pochi allenamenti nelle gambe. Il tutto, mentre i media pallonari nulla dicevano e nulla segnalavano di queste evidenti anomalie, di queste macroscopiche e ridicole evidenze.
Ma la farsa più grande – che apre scenari gravi – è la mancanza del pubblico: qualche telone colorato oppure effetti grafici avveneristici hanno ‘rimpiazzato’ le curve e le gradinate, andando a riempire con l’illusione quel vuoto incolmabile dato dai tifosi, il vero senso e il vero motore dello sport popolare più amato in Italia.
Vedremo ora quali saranno gli scenari futuri, cosa ci aspetta per la prossima stagione, quali porte oscure ha aperto il grimaldello-virus nel mondo del nostro calcio, perché – lo sappiamo bene – nulla sarà come prima. Anche se vogliono farci credere che è tutto come prima o forse anche meglio. 
Ancora una volta la ricetta sembra proprio quella più pura: torniamo a giocare noi al calcio, il calcio torni a essere autenticamente nostro. Così non potranno mai togliercelo.