Alessio Sakara sui fatti di Colleferro: le arti marziali insegnano il rispetto

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Lo spirito del Combattente. Ed: CinabroEdizioni . Prefazione di Alessio Sakara
Con i tragici fatti di Colleferro torna l’evergreen del giornalismo nostrano, l’equazione sport da combattimento=violenti=fascisti. Si sa, screditare sport e uomini che affondano le proprie radici nel rispetto e nell’Onore è più semplice e conveniente che ricercare le vere cause di un problema grave e profondo che la società moderna porta seco: la società dei modelli “saviano”, di gomorra, dei trapper e dei vigliacchi, dei leoni da tastiera e del branco, degli edonisti con una vita solo virtuale.
Tutti quei modelli malati di una gioventù malata e priva di valori, e che con le arti marziali non c’entrano nulla e anzi, ne sono la più decisa opposizione. Proponiamo qui l’intervista ad Alessio Sakara, che di mma se ne intende e le mma le ha vissute per oltre 20 anni, che smaschera i sillogismi faziosi e meschini del giornalismo di regime.
Per una panoramica completa sullo stile e lo spirito del combattente rimandiamo al testo edito da CinabroEdizionilo Spirito del Combattente” la cui prefazione fu scritta dallo stesso Alessio Sakara

(tratto da gazzetta.it) – Sakara: “Colleferro? Mele marce. Ma le mma non sono un capro espiatorio” di Giulio di Feo

Dopo il delitto brutale di Colleferro, in cui il 21enne Willy Monteiro Duarte ha perso la vita in seguito a un pestaggio, si è alzato un polverone attorno alle arti marziali miste: alcuni dei quattro accusati dell’omicidio le praticavano. Le pratica anche Alessio Sakara, 39 anni, in arte “Legionarius”, storico volto di questa disciplina in Italia, che però rifiuta categoricamente l’equazione: “Usare lo sport come capro espiatorio è sbagliato, sbagliatissimo. Se, per esempio, un militare commette un omicidio che diciamo? Che i militari sono tutti assassini? La realtà è che questi sono due mele marce, e non puoi mettere un’etichetta su qualcosa per colpa di due mele marce. La loro mentalità con le arti marziali non c’entra nulla. Anzi…”.

Anzi?

“Anzi, nella vicenda il vero combattente, per mentalità, è stato Willy, che ha difeso un amico. E ci ha rimesso la vita perché contro di lui si sono scagliati in 4-5, e pesavano tutti di più”.

Che idea si è fatto dei fatti di Colleferro?

“Come in tutti i fatti di cronaca in cui perde la vita un ragazzo aggredito da più persone, mi faccio sempre la stessa domanda: ma dove stiamo andando? Ai giovani di oggi servono esempi. Ci sono troppi modelli sbagliati e pochi valori”.

Che valori possono inculcare le Mma?

“Se hai un buon maestro, sono una grande scuola di vita. Nel nostro sport si affrontano prima i propri sacrifici e poi un avversario. E soprattutto quell’avversario è uno come te, che fa le stesse cose tue. Non combattiamo contro chi non è preparato”.

Buoni maestri, dicevamo. Lei che si occupa anche di lotta al bullismo, che influenza hanno?

“Come nei casi di bullismo ci sono grosse responsabilità dei genitori, qui le hanno i maestri. In primis se vedono un esaltato tra i loro allievi devono rimetterlo in riga, perché questo non è sport da esaltati. E poi devono insegnare loro a non mettersi in mezzo a liti o risse, proprio perché sanno usare il corpo in un certo modo e possono fare del male”.


Però parli di Mma e ti viene in mente Conor McGregor, la principale icona di questo sport che però ne ha combinate parecchie…

“Ecco, lui è un modello completamente errato. Guardate per esempio campioni come Khabib Nurmagomedov o Georges St. Pierre che fanno tantissimo per le loro comunità, o come Stipe Miocic che è campione Ufc dei pesi massimi eppure non ha mai mollato il suo lavoro da pompiere. Loro vanno seguiti, loro sono gli esempi giusti di questa disciplina”
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