La morte di Willy non è “fascista”. E’ vostra!

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Rispondiamo ancora a chi dice che “Willy l’ha ammazzato la cultura fascista” (Ferragni).
Con i salotti di Maria De Filippi avete creato montagne di muscoli depilate e tatuate, senza un cervello ma con tanta voglia di corteggiare donne di plastica e piangere di fronte alle telecamere durante le esterne nei centri commerciali.

 
 
 
 

Con le serie tv di Netflix e Amazon avete creato nuovi eroi, che spacciano cocaina e anfetamina, uccidono pure la mamma, fracassano crani e vengono idolatrati dai ragazzini di 12 anni.

 
 
 
 
 
 
 
 
Con le vostre retoriche buoniste su Repubblica, Corriere, Espresso e poi su Sky e Rai avete coltivato l’abbandono di qualsiasi virtù umana – perché ‘virtù’ è una parola ‘fascista’ –  dal coraggio di difendere i propri cari e le proprie idee fino all’onore di saper impiegare la propria forza solo dove e quando sia giusto. E a proposito, avete cancellato l’esistenza del ‘giusto’ col vostro relativismo da lobotomizzati.
Con i vostri profili social avete creato modelli fondati sulla ricchezza materiale, ottenuta e ostentata senza merito, riducendo alla depressione chi non la possiede e portando all’emulazione tanti ragazzi e ragazze che dovrebbero ambire a ben altri scopi nella propria vita che un macchinone fiammante su cui siede un culo di plastica e due tette di gomma.
Con la vostra musica avete annunciato alla gioventù che droga e soldi sono l’unico obiettivo, l’unico scopo, da raggiungere anche con la violenza, con la cattiveria e l’odio.
E ora, di chi è la colpa? Chi tiene sulla coscienza quel ragazzo?